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di Vittorio Grecchi, argomento: Ipnosi

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Un buon numero di lettori rimarrà probabilmente perplesso nel leggere il titolo di questo breve articolo: da un lato coloro che accettano di vivere in una realtà definita di relativismo contemporaneo, secondo cui non esistono valori assoluti, ma tutto si trasforma, e nulla è stabile e permanente, una disciplina come la psicoterapia è senz’altro la miglior candidata ad entrare in questa logica; dall’altra, troppo spesso gli psicoterapeuti si beano di rimanere ancorati in modo indissolubile alle regole del loro modello, una sorta di imprinting di tipo etologico che viene difeso con una sorta di furore (pseudo)scientista teso ad imporre la propria “verità scientifica”.

Credo si possa dare una risposta univoca in nome del progresso scientifico che dev’essere l’asse portante dello sviluppo della nostra disciplina. Certo, almeno sino a quando non vi saranno sviluppi al momento impensabili, non potremo mai pensare che la psicoterapia diventi una scienza come la fisica, possiamo però pretendere che non si basi su fantasiose ipotesi di derivazione ottocentesca spacciate per verità incontestabili. La modalità psicoterapeutica derivata da una lunga e meditata esperienza di clinica ipnotica, mi induce a considerare come indissolubili le due componenti basilari dell’attività mentale e del comportamento: la fisiologia neurobiologica e il conseguente pensiero interagenti in un complesso rapporto circolare. Nello svolgimento della nostra attività ipnoterapeutica dobbiamo superare la logica dei vari “orticelli” per amalgamarne le parti utili nel processo clinico (Ipnosi Clinica Integrata) nel quale siamo impegnati; allo stesso modo, una base scientificamente sempre più solida legata all’evoluzione delle neuroscienze, ci potrà dare sempre di più la consapevolezza della logica, del come e perché svolgiamo e sviluppiamo il nostro lavoro. E’ la logica che definisce la scienza, la quale non afferma verità ma vi si approssima per prove ed errori: epistemologicamente, qualunque tesi verrà tendenzialmente confutata o almeno corretta. E poi la modalità di indagine con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza oggettiva e affidabile si basa sull’osservazione della realtà e sulla formulazione di un’ipotesi sperimentalmente verificata. La coerenza con la quale verifichiamo il procedere del nostro lavoro con l’approccio scientifico, lo valutiamo attraverso gli appositi test che misurano le aree cerebrali e mentali su cui orientiamo il nostro lavoro o, in modo strumentale con la PET, come accade nei cambiamenti a livello di aree cerebrali dopo la remissione del DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo). Un approccio che vuol essere il più possibile scientifico nel nostro lavoro sa perfettamente che la materia cerebrale non si regge da sola, ha un’altra inscindibile e altrettanto importante parte mentale con la quale è in perpetuo dinamico rapporto. La teoria scientifico-cerebrale non si regge da sola, ha bisogno di quella filosofico-mentale per sopravvivere, e viceversa.

Passiamo ora alla fase più applicativa: l’esperienza clinica dimostra come la severità dei sintomi, la durata di una condizione patologica, la gravità del disturbo e l’incidenza della componente genetica, in un rilevante numero di casi non permetta, con il solo approccio ipnotico ericksoniano o classico (nelle sue varie modalità), di ottenere la remissione della patologia. Troppo spesso si è pensato (agendo di conseguenza), che un modesto cambiamento attivato dalla psicoterapia ipnotica, quando percepito dal nostro sistema nervoso, avrebbe avuto la possibilità di rilasciare energia e tensione immagazzinate permettendo così di utilizzarle per scopi costruttivi come la trasformazione e la remissione.

Oltre alle patologie ad alta vulnerabilità genetica (Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Depressione, Disturbo Bipolare, ecc.), anche tutte quelle forme sostenute dall’ansia che porta a una gestione egodistonica del pensiero e del comportamento, risultano difficilmente trattabili se non si ricorre all’integrazione con altre tecniche (oltre sull’impiego quando necessario di psicofarmaci), che incidano in misura rilevante sul Disturbo sostenuto da una forte concentrazione di informazione-energia finalizzata al solo sostegno della malattia. La conseguente costruzione mentale patologica egodistonica protratta nel tempo provoca, come indicano dati preclinici, un eccesso di glucocorticoidi che causa, a cascata, alterazioni morfologiche parzialmente reversibili nelle strutture ippocampali e nella corteccia prefrontale, con il concreto rischio di determinarne relativa atrofia e successiva possibile apoptosi cellulare.

Il terapeuta si trova a dover cambiare una combinazione di energia-informazione implicita (costruzione emotiva) sempre più strutturata, con una sorgente di informazione esterna finalizzata al ri-equilibrio dell’attività psichica e neurologica, spostando l’energia dai processi egodistonici per modularla progressivamente su processi sempre più egosintonici.

Di quali cambiamenti c’è bisogno nel tessuto cerebrale per arrivare a delle trasformazioni reali, consolidarle e renderle recuperabili nei momenti in cui la persona deve affrontare situazioni che prima erano gestite in modo egodistonico?

Dobbiamo partire dalla memoria, riferimento primario che l’individuo ha per formulare i propri pensieri e i conseguenti comportamenti. Non posso, considerando i limiti imposti da un articolo specificare i differenti tipi di memoria e le loro specifiche e complicate funzioni, devo limitarmi in modo semplicistico a considerare che dev’essere permanente, ma anche soggetta a cambiamenti da parte di esperienze successive. Date queste esigenze a volte in contraddizione tra loro, non ci deve sorprendere che i ricordi di episodi, situazioni e dati siano spesso soggetti a errata attribuzione, suggestionabilità e distorsione.

In psicoterapia dobbiamo aiutare il paziente a creare dei modelli nuovi coerenti con la propria personalità e realtà che vive, che superino dopo averle metabolizzate e inglobate le precedenti modalità di vita che si erano dimostrate negative e fonti di disagio e/o patologia.

Per comprendere in modo chiaro, anche se giocoforza molto semplificato su come agire a livello psicoterapeutico, dobbiamo dar vita a costruzioni mentali attraverso le quali particolari modelli di attività neuronale guidata dalle esperienze che il clinico andrà a proporre, possano creare cambiamenti duraturi nel cervello. Diventa opportuno ora chiederci quali sono le categorie generali di cambiamento che possono essere usate per immagazzinare ricordi. Sappiamo che l’unità fondamentale dell’informazione neuronale è l’impulso, lo spike. La probabilità di trasmissione di un impulso è data dall’attività integrata di molte sinapsi eccitatorie e inibitorie, che produce cambiamenti di voltaggio tra le pareti della membrana del cono dell’assone, dove ha origine l’impulso. Di conseguenza, se un modello particolare di attività neuronale attivato da spike potenziati, ha come risultato una modifica duratura dei canali di sodio voltaggio-dipendenti posti nel cono dell’assone, rileviamo che ciò può produrre un cambiamento duraturo delle proprietà di trasmissione del neurone, contribuendo di conseguenza alla produzione di un nuovo engramma.

Sempre procedendo per sommi capi (in un’altra ben più approfondita e particolareggiata pubblicazione approfondirò tutta la serie di esperimenti e passaggi che sostengono i cambiamenti che partono dal neurone), possiamo passare a considerare che l’attività neuronale si estrinseca attraverso le sinapsi, ricordandoci che in media ogni neurone riceve in media 5000 sinapsi e che nel cervello si calcola ci siano circa 500 trilioni di sinapsi.. Ci sono molte fasi nella trasmissione sinaptica di cui una certa percentuale è soggetta a modulazione a lungo termine, ossia volendo semplificare, possiamo parlare quindi di una “forza sinaptica” come di un parametro che può essere modificato e a propria volta portare modificazioni. Il meccanismo realmente efficace indotto dalla psicoterapia ipnotica integrata (e solo da questa in maniera veramente efficace), agendo nella prima fase, in modo mirato e selettivo, permette di rendere sempre più neutre le precedenti esperienze disturbanti ed egodistoniche. Nelle fasi successive dell’ipnoterapia, utilizzando via, via un approccio sempre più olistico, crea nella realtà virtuale una elaborazione mentale spontanea sempre più affrancata dalla patologia. In modo graduale e progressivo, l’equilibrata elaborazione emotiva profonda, porterà ad una sempre maggiore espressione delle potenzialità individuali e ad un vivere sempre più egosintonico e stabilizzato.

Esistono due modi in generale per cambiare la forza delle sinapsi esistenti. A livello presinaptico si può potenziare o deprimere la quantità (o probabilità) di rilascio di neurotrasmettitori successivo all’arrivo di un potenziale di azione. Oppure a livello postsinaptico , si può potenziare o deprimere l’effetto bioelettrico prodotto da una quantità costante di neurotrasmettitori rilasciati.

In relazione alle finalità dell’ipnosi clinica ci sono due meccanismi che devono essere ben sottolineati: il potenziamento sinaptico a lungo termine (abbreviato LTP in inglese) che è una una modificazione del funzionamento neuronale che dipende dall’esperienza di lunga durata e che avviene nell’ippocampo, area considerata cruciale per i processi di memoria, e il processo complementare, depressione sinaptica a lungo termine (LTD) che è un indebolimento continuo dipendente dall’usura delle sinapsi. Devo ribadire che il cammino che ha portato alle conoscenze di questi meccanismi è affascinante e molto complesso, riguardo l’ipnoterapia occorre sottolineare che è il lavoro mirato e adattato sulle varie aree sensoriali prese singolarmente o in un processo di associazione, nella singola seduta o nell’intero processo psicoterapeutico, che conduce ai cambiamenti della forza sinaptica (LPD, LTD), a eccitabilità intriseca e alla crescita o alla ritrazione di rami assonali o dendritici, nonché delle sinapsi.

Nell’esperienza dello scrivente i cambiamenti e la loro stabilizzazione necessitano dell’utilizzo di tecniche e modalità che fanno parte oltre che dell’ipnosi, anche anche dell’EMDR e della Mindfulness.

Prima di passare ai passaggi del percorso ipnoterapeutico, propongo una breve sintesi delle varie metodiche che integrano questo modello.

L’ipnosi classica nella sue varie modalità comprese quella guantieriana ed ericksoniana, permette di portare la memoria di lavoro del paziente sulle situazioni consapevoli e/o rimosse o represse conservate nel subconscio (il percorso neurolologico, psicobiologico e le differenti costellazioni mentali) che ne supportano la condizione patologica. Un intervento che utilizza questa sola modalità può dimostrarsi efficace nelle forme leggere di psicopatologia.

Tecniche direttive all’interno dell’ipnosi, associate con EMDR e nella seconda parte della ipnoterapia con stati tipo mindfulness, si sono dimostrate altamente efficaci nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), anche grave.

L’EMDR e le tecniche Simil sogno 1° e 2° che si sono dimostrate valide nel neutralizzare le componenti emotive che supportano le memorie egodistoniche o fortemente condizionanti su cui intendiamo intervenire, si collegano all’LTD. In una fase più avanzata, legata alle nuove acquisizioni mentali, collegata all’LTP, le attività elettriche e neuroendocrine simili a quelle che accompagnano le fasi di sonno REM potrebbero favorire i meccanismi di consolidamento corticale inducendo fenomeni di potenziamento a lungo termine a livello sinaptico.

La mindfulness che è considerato aspetto centrale delle pratiche buddiste di meditazione, indica un affinamento della capacità di prestare attenzione, di avere una consapevolezza costante e penetrante, e di lasciar emergere una facoltà intuitiva che va al di là del pensiero, sebbene possa essere formulata attraverso il pensiero. Nella mia esperienza personale legata all’essermi formato come psicoterapeuta col Prof. Guantieri (un vero grande Maestro), trovo che negli insegnamenti avuti all’Istituto Bernheim ci fosse il raggiungimento di quella capacità liberatoria della mente che porta al superamento del pensiero consapevole che rappresenta l’essenza della filosofia buddista. Oggi, nella pratica individuale, attraverso una tecnica ipnotica legata alla sovrastimolazione degli input e al successivo approfondimento della trance, creo quello stato mentale assolutamente libero da elementi esterni e interni che porta il paziente ad una autosservazione puramente intuitiva che supera l’Ordinario Stato di Coscienza (b-SoC), e che oltrepassa in una prospettiva sempre più ampia, le reazioni emozionali e i processi di pensiero egodistonici consolidati.

La fase applicativa dell’intervento si può suddividere a grandi linee in sette fasi:

  1. L’evocazione tramite A-SoC dell’eziopatogenesi del Disturbo e la relativa trattazione con tecniche ericksoniane e di tipo sensoriale-immaginativo.
  2. La trattazione del nucleo strutturato con tecniche destrutturanti tipo simil-sogno 2, EMDR o più direttive, che modificano l’attività bioelettrica che sostiene la patologia e, a cascata, fino alla parte organica. Modificazione della condizione psico-fisica che sostiene il Disturbo.
  3. Il rinforzo con tecniche miste, ericksoniane e direttive dell’elaborazione mentale neutra che ha gradualmente sostituito quella patologica.
  4. La ulteriore stabilizzazione delle risposte neutre e/o positive con tecniche ipnotiche indirette e nel b-Soc con elaborazioni meta-cognitive.
  5. Il consolidamento dei risultati raggiunti e la loro evoluzione liberatoria e positiva con tecniche ipnotiche guantieriane e/o miste che ricreano la condizione definita di mindfulness, nella quale il paziente recupera attraverso un differente assetto fisico e mentale, un sempre migliore equilibrio sensoriale ed emotivo, capacità mnestiche e potenzialità cognitive che prima rimanevano escluse dai suoi processi mentali.
  6. Il processo terapeutico si completa con la creazione di riferimenti e strategie che strutturino e mantengano le capacità mentali acquisite.
  7. L’intervento ipnoterapeutico va modulato in rapporto alla patologia e alla sua gravità. Nella fase iniziale è opportuno fare sedute ravvicinate nel tempo, mano, mano che il processo terapeutico avanza, si possono allungare i tempi tra una seduta e l’altra. Anche quando la psicoterapia può essere considerata conclusa, si suggerisce un follow-up di rinforzo e consolidamento con una seduta ogni due, tre mesi per un periodo non inferiore all’anno.
E’ possibile, durante l’intero intervento ipnoterapeutico, dover ritornare a fasi precedenti quella raggiunta, ad esempio, dover dalla fase 4 ritornare alla fase 2 per il riemergere di situazioni non sufficientemente stabilizzate.

Una breve sottolineatura sul modello proposto. La trattazione di una metodologia così ampia e complessa non si può certo esaurire in un breve articolo, né la capacità di poter imparare ad usare un modello così completo e integrato può avvenire in tempi troppo brevi e senza il necessario training formativo.

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Vittorio Grecchi
Psicologo Psicoterapeuta
Istituto Italiano Studi di Ipnosi Clinica e Psicoterapia H. Bernheim


 
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