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di Luigi Pecchio, argomento: Psicoanalisi

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La sublimazione è un meccanismo individuato da Sigmund Freud. Tale difesa determina lo spostamento di una pulsione sessuale o aggressiva verso una meta diversa e, comunque, non a carattere sessuale e non aggressiva come ad esempio sono le attività artistiche o quelle a carattere intellettuale e culturale.

Altri meccanismi concorrono in varia misura alla motivazione e realizzazione della sublimazione chiamata anche neutralizzazione. L’individuo, infatti, di fronte all’azione delle sue difese, ha sempre una particolare esigenza di equilibrio e per attuarlo, il soggetto deve compiere scelte ponderate e opportune. La sublimazione è certo influenzata da questi meccanismi. Tale difesa si può ritenere un meccanismo riuscito e i suoi contributi possono anche essere di portata universale.

La sublimazione, partendo da impulsi libidici o aggressivi può determinarne lo spostamento verso una meta non sessuale o non aggressiva che può trovare una valorizzazione a livello ideologico individuale o anche socioculturale come avviene, ad esempio, quando tale difesa influenza le attività artistiche ed intellettuali. Ciò si verifica a scapito di una pulsione sessuale o aggressiva e, come osserva Sigmund Freud, tali energie, in questo modo, vengono poste a disposizione del lavoro di incivilimento liberando enormi quantità di energie. (Cfr. Sigmund Freud, La morale sessuale “civile” e il nervosismo moderno, in Opere, Boringhieri, Torino, 1972, vol. V, p.410.)

La sublimazione, nella sua essenza, tende a risolvere il conflitto che si determina tra l’esigenza del soggetto di soddisfare il principio di piacere e la sua necessità di ottemperare al principio di realtà. Tale meccanismo si rivolge così a istanze riferite a valori elevati sia sul piano etico sia su quello sociale. Il principio di piacere è soprattutto rappresentato dal diretto appagamento della concreta pulsione sessuale mentre il principio di realtà è costituito dagli ostacoli di ordine sociale che si frappongono al soddisfacimento di tale pulsione e da elementi di varia origine e natura che orientano la sublimazione verso i valori alti.

Nella premessa abbiamo citato le difese dell’utilizzo e della semplificazione e, perché meglio venga intesa la ragione per cui le chiamiamo in causa, qui di seguito daremo una breve presentazione di tali meccanismi.

L’utilizzo è una difesa costituitasi soprattutto sulla base della profonda esigenza di natura primaria che ha l’individuo sano di poter fruire ed attingere dal proprio mondo interiore un corretto indirizzo di vita che si proietti verso un armonico uso sia dei rapporti relazionali, sia del mondo della realtà in genere, anche orientandoli sotto la spinta delle diverse motivazioni del momento, delle tensioni ideologiche e di quelle sociali.

A sua volta la semplificazione, chiamata a presiedere i processi decisionali del soggetto, ne sovraintende le sintesi interpretative attuandole con un processo proiettivo e identificativo di tipo equilibrato e corretto. Un nesso unisce queste difese alla sublimazione: tutte e tre concorrono ad attuare le funzioni mentali superiori dell’individuo.

Considerando ora le pulsioni - che condizionano sotto forma di impulso e di energia molti aspetti dell’esistenza umana e in primo luogo la realtà erotica della coppia – osserveremo che esse sono elementi essenziali della nostra vita sia biologica sia psichica. La libido che ne è l’espressione, si realizza infatti mediante un continuo confronto tra numerose istanze interiori ed esterne al soggetto. Queste sono di varia natura e spesso sono contraddittorie fra loro. L’orientamento di scelta e di operatività in questo concorso di istanze è costituito, per il soggetto, da una continua oscillazione tra il principio di piacere e quello di realtà fra loro omologabili in funzione dell’omeostasi psichica. Queste scelte e le relative decisioni sono ben rappresentate dalla semplificazione. (Cfr. Luigi Pecchio, La semplificazione o il riduttivismo, in “Simposio”, autunno 1999, N. 12.)

Poiché il nostro equilibrio tende, continuamente, ad una situazione di omeostasi, la stessa può essere raggiunta solo con una corretta coordinazione delle pulsioni in rapporto alle disponibilità del soggetto. Tuttavia non sempre le energie sono armonizzate e in equilibrio tra loro come avviene nel caso dell’utilizzo. Infatti molti soggetti sono sottoposti a disarmonie e a psicopatologie tali che, anziché emergere l’utilizzo, interviene il meccanismo della strumentalizzazione, qui trattata in un capitolo a sé stante. L’aggressività, insita negli istinti e negli impulsi e da loro derivante, può prendere il sopravvento e in tal modo l’energia psichica, anziché incanalarsi in un procedimento di sublimazione, si può esprimere con aspetti negativi sotto forma di strumentalizzazioni. Ovviamente l’aggressività è di natura tale che ben difficilmente avrebbe potuto essere sublimata, perché, come insegna lo studio delle perversioni, in tali disturbi essa assume un carattere coatto.

Essendo i nostri comportamenti, sia quelli consapevoli sia quelli inconsci, sessualmente determinati, tutta una serie di operazioni che noi compiamo di “natura” apparentemente “innocente” si attua anche a fronte di adempimenti riportabili all’istanza della riproduzione della specie e a quella della sessualità connessa alla prima. Tale energia, essenziale sul piano biologico e fisiologico e determinante ai fini della riproduzione della specie, può, nella condizione umana, essere convogliata in altre direzioni oltre a quella della sessualità (come avviene nel caso della sublimazione).

La sublimazione, operando o procedendo da pulsioni e da valori in genere “bassi” oppure senza alcuna “pretensione intellettuale”, si contrappone agli stessi pervenendo - attraverso una serie di passaggi - a valori “alti” spirituali, nobili, dietro la spinta di una profonda tensione interiore sia di tipo esistenziale sia culturale. Si tratta di una difesa per la quale, forse in parte, manca tuttora una teoria psicoanalitica coerente e completa. Con tale meccanismo si crea un trasferimento e una commutazione di libido verso funzioni psichiche più elevate rispetto alla comune meta sessuale: in tal modo l’energia libidica contenuta nella pulsione sessuale viene orientata verso altre tensioni e attività umane apparentemente senza rapporto con la sessualità. Forse la labilità dei limiti tra “valori alti e valori bassi”, anche in relazione ai mutamenti storico-sociali e a quelli culturali, spiega l’evanescenza e la labilità del concetto di sublimazione e le difficoltà a darne una definizione in termini di teoria psicoanalitica.


Esistono altre variabili di rilievo che predispongono alla sublimazione e vi concorrono, tra queste, un elevato quoziente di intelligenza ed una spiccata dotazione culturale. Albert Einstein, assorto nelle sue meditazioni a carattere scientifico, trascurava i suoi doveri coniugali di tipo amoroso nei confronti della moglie e lei glieli doveva ricordare!

Rispetto alla sublimazione si può affermare che la banalizzazione sia la difesa orientata in modo opposto. Infatti si tratta di un meccanismo di difesa dell’Io che consente di sottovalutare l’importanza di avvenimenti o problemi gravi e complessi che l’individuo non sa come risolvere o affrontare procedendo così alla loro rimozione o sminuendoli. In altri termini la banalizzazione induce a sdrammatizzare situazioni altrimenti implicanti forti coinvolgimenti emotivo-affettivi. Per esempio l’individuo incapace di affrontare una certa tematica di valori può decidere di adattarsi alle leggi della logica consumistica.

Quando tale meccanismo raggiunge il suo scopo si determina una situazione simile a quella che si attua nella sublimazione con una rimozione della noxa ansiogena e una ricomposizione di un livello emotivo-affettivo tollerabile. La banalizzazione – pur presentando un certo parallelismo con la sublimazione – ha una diversa direzionalità rispetto a quest’ultima.

Infatti la sublimazione determina lo spostamento di una pulsione aggressiva, e tipicamente di quella sessuale, verso una meta non aggressiva e non sessuale, tendendo ad una valorizzazione a livello sociale quale l’attività artistica o la ricerca intellettuale.


Per primo è stato Sigmund Freud ad indicare – in questa facoltà della sublimazione – l’origine e la sostanza dello stesso processo di incivilimento, inteso però in termini diametralmente opposti a quelli qui indicati come procedimenti caratteristici della banalizzazione. (Cfr. Luigi Pecchio, La banalizzazione, in “Simposio” Primavera ’97, N.7, p. 125.) Con tale meccanismo, la libido disperde la sua carica sessuale mutando il livello di determinati di valori oppure si orienta verso “non valori” spesso di tipo mediocre.

Secondo Freud, « La pulsione sessuale – o, per meglio dire, le pulsioni sessuali, poiché un’indagine analitica ci insegna che la pulsione sessuale è formata di molte componenti, di molte pulsioni parziali – è verosimilmente più sviluppata nell’uomo che nella maggior parte degli animali superiori e, comunque, più costante, giacché ha quasi completamente superato la periodicità alla quale appare legata negli animali. Essa mette enormi quantità di forze a disposizione del lavoro di incivilimento, e ciò a causa della sua particolare qualità assai spiccata di poter spostare la propria meta senza nessuna essenziale diminuzione d’intensità. Chiamiamo facoltà di sublimazione questa proprietà di scambiare la meta originaria sessuale con un’altra, non più sessuale ma psichicamente affine alla prima. In contrasto con questa possibilità di spostarsi, nella quale consiste il suo valore di civiltà, la pulsione sessuale ammette anche una fissazione particolarmente ostinata, che la rende inutilizzabile e talvolta fa sì che essa degeneri nelle cosiddette anormalità. L’intensità originaria della pulsione sessuale varia probabilmente da individuo a individuo; sicuramente oscillante è la parte di essa che si presta a essere sublimata. Noi ci rappresentiamo che sia anzitutto l’organizzazione congenita a determinare quale parte della pulsione sessuale si mostrerà sublimabile e utilizzabile in ogni individuo; oltre a ciò, spetta agli influssi della vita e all’influenza intellettuale esercitata sull’apparato psichico di portare alla sublimazione una parte ulteriore. E’ tuttavia certo che questo processo di spostamento non può essere proseguito indefinitamente, così come non può esserlo la trasformazione del calore in lavoro meccanico nelle nostre macchine. In una certa misura il soddisfacimento sessuale diretto sembra indispensabile per la maggior parte delle organizzazioni; è una misura individualmente variabile il cui difetto si sconta con fenomeni che, in forza della loro azione nociva sulla funzione e del loro carattere soggettivo di dispiacere, devono essere considerati stati morbosi. » (Cfr. Sigmund Freud, La morale sessuale “civile” e il nervosismo moderno [1908], in Opere, Boringhieri, Torino, vol. V, 1972, pp. 416-417. Il corsivo è dello scrivente.)

A nostro avviso la sublimazione utilizza energia neutralizzata, essendo state tramutate la pulsione sessuale e quella aggressiva. Infatti l’energia libidica, secondo le leggi del processo primario, tende in modo naturale ad una scarica immediata o rivolta ad una meta sessuale e ad una aggressiva. Essa viene così neutralizzata divenendo disponibile per attività di tipo sublimativo e secondo l’orientamento dell’Io: il soggetto cioè, in relazione alla sua cultura, ai valori ai quali aspira e secondo la sua formazione e il suo carattere, può attuare un meccanismo sublimativo.

Secondo Freud: « La dottrina delle pulsioni è, per così dire, la nostra mitologia. Le pulsioni sono entità mitiche, grandiose nella loro indeterminatezza. Non possiamo prescinderne, nel nostro lavoro, un solo istante, e nel contempo non siamo mai sicuri di coglierle chiaramente. (…) Dicemmo a noi stessi che probabilmente non sbagliavamo distinguendo, per cominciare, due pulsioni principali, o specie di pulsioni o gruppi di pulsioni, in base ai due grandi bisogni: la fame e l’amore. Benché di solito noi difendiamo gelosamente l’indipendenza della psicoanalisi da ogni altra scienza, qui ci imbattiamo, nostro malgrado, in un fatto biologico irrefutabile, che attesta come il singolo essere vivente serva due intenti: l’autoconservazione e la conservazione della specie. Essi sembrano indipendenti l’uno dall’altro, per quanto ne sappiamo non hanno ancora trovato una derivazione comune, e i loro interessi sono spesso fra loro in contrasto nella vita animale. Questo significa, in realtà, fare della psicologia biologica, studiare i fenomeni psichici in concomitanza con processi biologici. Rappresentanti di questa concezione sono le “pulsioni dell’Io e le “pulsioni sessuali”, che furono da noi introdotte in psicoanalisi. Fra le prime annoverammo tutto ciò che ha attinenza alla conservazione, all’affermazione e all’espansione della persona. Alle seconde ci venne spontaneo attribuire la varietà che scaturisce dalla vita sessuale infantile e da quella perversa. Man mano che, investigando le nevrosi, riconoscemmo nell’Io il potere che limita e rimuove e nelle tendenze sessuali ciò che viene limitato e rimosso, credemmo di toccare con mano non solo la diversità, ma anche il conflitto tra i due gruppi di pulsioni. Oggetto del nostro studio furono dapprima le pulsioni sessuali, la cui energia chiamammo “libido”. In relazione ad esse cercammo di chiarirci le idee intorno al problema di che cosa sia una pulsione e che cosa le si possa attribuire. Qui si colloca la teoria della libido.

Una pulsione si differenzia dunque da uno stimolo per il fatto che trae origine da fonti di stimolazione interne al corpo, agisce come una forza costante e la persona non le si può sottrarre con la fuga, come può fare di fronte allo stimolo esterno. Nella pulsione si possono distinguere: fonte, oggetto e meta. La fonte è uno stato di eccitamento nel corpo, la meta l’eliminazione di tale eccitamento; lungo il percorso dalla fonte alla meta la pulsione diviene psichicamente attiva. Noi ce la rappresentiamo come un certo ammontare di energia, che preme verso una determinata direzione. Da questo premere le deriva il nome di “pulsione”. Si parla di pulsioni “attive” e “passive”, ma si dovrebbe dire più esattamente: mete pulsionali attive e passive, poiché anche per raggiungere una meta passiva occorre un certo dispendio di attività. La meta può essere raggiunta nel proprio corpo; di regola, però, si inserisce un oggetto esterno in relazione al quale la pulsione raggiunge la sua meta esterna; la meta interna rimane sempre la stessa, cioè il cambiamento corporeo percepito come soddisfacimento. Non siamo riusciti a chiarire se la relazione con la fonte somatica conferisca alla pulsione una sua specificità, e quale. Secondo quanto attesta l’esperienza analitica, è un fatto indubbio che moti pulsionali originati da una fonte possano associarsi a impulsi derivanti da altre fonti condividendone l’ulteriore destino, e che in genere un soddisfacimento pulsionale possa essere sostituito da un altro. Confessiamo tuttavia di saperne ben poco.

Anche la relazione della pulsione con la meta e con l’oggetto ammette variazioni: entrambi possono essere scambiati con altri, pur essendo più facilmente allentabile la relazione con l’oggetto. Un certo tipo di modificazione della meta e di cambiamento dell’oggetto, in cui entrano in considerazione i nostri valori sociali, è da noi designato come “sublimazione”. Oltre a ciò, abbiamo anche motivo di distinguere pulsioni che sono “inibite nella meta”, ossia moti pulsionali, provenienti da fonti ben note e con meta inequivocabile, che però si arrestano lungo il cammino verso il soddisfacimento, così che vengono a formarsi un investimento oggettuale duraturo e una persistente tendenza [emotiva].

Di questo genere è, per esempio, la tenerezza nei confronti di altri, che muove indubbiamente dalle fonti del bisogno sessuale e invariabilmente rinuncia a soddisfarlo. »

[Come rileva Cesare Musatti il contenuto di questo capoverso è completamente tratto dalla Metapsicologia (1915), Pulsioni e loro destini, pp. 15 sgg.]
(Sigmund Freud, Angoscia e vita pulsionale, in Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), 1932, in Opere, vol. XI, Boringhieri, Torino, 1979, pp. 204-205. Il corsivo e la nota sono dello scrivente.)

Il riferimento di Freud all’Eros che si può trasformare in tenerezza rappresenta a nostro avviso un’anticipazione di studi relativi alla formazione e costituzione degli affetti e soprattutto indica come un meccanismo di difesa (la sublimazione) per effetto di una diversa destinazione dell’Eros possa trasformare tali pulsioni di vita in affetto evidenziando un procedimento preliminare alla trasformazione degli affetti. Questa indicazione è certo un invito alla ricerca in questa direzione: l’amore, che avrebbe potuto essere amore libidico e passionale, per effetto di un alto modo di sentire non si è realizzato e le energie liberate e sublimate hanno così potuto trasformarsi in tenerezza.

In questo capitolo si è fatto riferimento a più di un meccanismo di difesa cercando di indicarne i punti di contatto allo scopo di individuare in modo sempre più approfondito gli effetti delle interazioni tra le difese nel nostro microcosmo psichico.

Nota del curatore
Il presente scritto è tratto dal libro di Luigi Pecchio "L'orma dell'immensa-mente - metapsicologia dei meccanismi di difesa e di adattamento" di prossima pubblicazione.


 
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