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di Elisabetta Leone, argomento: Psicologia dello Sviluppo

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Attorno al tema della valutazione dell'attaccamento in età adulta si è sviluppato, negli ultimi anni, un vivace dibattito. In questo articolo vengono illustrate sia le principali metodiche di indagine che sono state messe a punto ai fini di valutare le configurazioni di attaccamento caratteristiche dell’età adulta, sia le specifiche potenzialità e limiti impliciti in ciascuna di esse. In particolare viene posto in evidenza come i diversi strumenti rilevino aspetti specifici e spesso eterogenei di questo costrutto complesso e multidimensionale; viene pertanto sottolineato come un loro corretto utilizzo non possa prescindere da una esplicita specificazione sia delle dimensioni che si intendono misurare, sia degli obiettivi specifici sottesi al loro impiego.

Introduzione
Uno dei meriti degli sviluppi della teoria dell’attaccamento è quello di avere promosso un ricco filone di ricerche empiriche, la cui messa a punto è stata resa possibile dalla capacità dei suoi costrutti teorici di declinarsi operativamente in strumenti di osservazione e valutazione delle diverse configurazioni che le relazioni di attaccamento possono assumere nelle diverse fasi del ciclo di vita.

Come è noto l’ipotesi fondamentale formulata dai teorici dell’attaccamento è che esista una complementarità adattiva tra i comportamenti di cura dei caregivers primari e i comportamenti di attaccamento del bambino, la cui funzione principale è quella di garantire al piccolo le condizioni di sicurezza necessarie alla sua sopravvivenza attraverso il mantenimento della vicinanza con una figura protettiva. L’attaccamento può essere considerato pertanto come un processo attivo di adattamento che si organizza attraverso la messa a punto di strategie finalizzate al raggiungimento della sicurezza, le cui modalità variano in funzione sia delle caratteristiche ambientali sia delle capacità cognitive e di organizzazione del comportamento che vengono raggiunte nelle diverse fasi dello sviluppo individuale.

Gli strumenti di valutazione dei legami di attaccamento risultano pertanto differenziati in funzione delle particolari modalità di espressione che essi assumono nel corso dello sviluppo. Fino ai 16-18 mesi essi si presentano essenzialmente sotto la forma di schemi senso-motori (o, più correttamente, affettivo-motori), che vengono rilevati essenzialmente attraverso procedure di osservazione e di classificazione di indici comportamentali espliciti, tra le quali la più nota è la Strange Situation ideata da Mary Ainsworth e dai suoi collaboratori (Lambruschi, 1999). Le ricerche che si sono occupate delle fasi successive alla prima infanzia hanno invece messo in luce la centralità del costrutto di modello operativo interno al fine di comprendere sia la diversa articolazione che le strategie dell’attaccamento assumono nei diversi individui, sia gli sviluppi ai quali esse vanno incontro all’interno di uno stesso individuo nel corso del tempo (Barone & Del Corno, 2007). Questi modelli, o organizzazioni mentali dell’attaccamento, consistono in strutture mentali che emergono come risultato dell’interiorizzazione dei diversi aspetti dell’esperienza relazionale precocemente costruita dal bambino nell’interazione con le proprie figure di accudimento, e assolvono la funzione di veicolare l’interpretazione e la pianificazione delle transazioni interpersonali attraverso la costruzione di un insieme strutturato di credenze e aspettative che regolano le relazioni del sé con l’altro nell’ambito dei contesti affettivamente significativi. Essi sono stati studiati, prevalentemente, mediante l’uso di interviste e di questionari.

Sebbene numerosi studi longitudinali abbiano rilevato una tendenziale coerenza e stabilità tra i pattern di attaccamento infantili e quelli adulti, alcune ricerche più recenti hanno tuttavia evidenziato come le strategie di attaccamento possano andare incontro nel corso dello sviluppo individuale a riorganizzazioni e a trasformazioni evolutive anche ampie e significative, riconducibili sia ai meccanismi di crescita e di maturazione cognitiva che alla disponibilità di nuove significative esperienze di attaccamento (Crittenden, 1997). In particolare Patricia Crittenden (1999, cit. in Cionini, 2005) ha rilevato come lo sviluppo delle capacità cognitive comporti un’articolazione assai ampia e diversificata di sottopattern, che rende i modelli adolescenziali e adulti molto meno puri e assai più complessi di quelli infantili.

In generale le ricerche hanno evidenziato come il costrutto dell’attaccamento adulto si presenti ad un livello di maggiore complessità ed articolazione rispetto a quello delineatosi nell’ambito degli studi relativi alla prima infanzia, e come la sua natura intrinsecamente multidimensionale ponga problemi specifici per quanto concerne la sua valutazione. Gli strumenti per la valutazione dell’attaccamento in questa fase del ciclo di vita non si sono infatti limitate a valutare la rielaborazione delle esperienze infantili di rapporto con i genitori, ma hanno adattato il proprio oggetto di indagine all’esplorazione di una più ampia gamma di stati mentali nell’ambito delle relazioni interpersonali, fino a ricomprendervi i sentimenti attuali verso le relazioni intime. Un secondo ordine di problemi è inoltre rappresentato dal fatto che i modelli operativi dell’attaccamento si presentano a differenti livelli di organizzazione. Pierrehumbert, Karmaniola, Sieye, Meister, Miljkotovitch e Halfon (1996), riprendendo le definizioni di Tulving (1987), hanno infatti rilevato che essi possono manifestarsi sia sotto una forma procedurale (schemi), sia sotto una forma autobiografica (scripts), sia ancora sotto una forma semantica (rappresentazioni), senza tuttavia ridursi a nessuna di queste in particolare. La constatazione relativa alla complessa articolazione e multidimensionalità del costrutto dell’attaccamento adulto ha pertanto portato i ricercatori a focalizzare la propria attenzione sulla comparabilità dei dati ottenuti attraverso le diverse metodiche di valutazione, e in particolare sulla validità convergente degli strumenti (Barone & Del Corno, 2007). Da queste ricerche è emerso, in pratica, che i diversi metodi di rilevazione misurano in realtà aspetti e dimensioni specifiche e non omogenee di questo costrutto. Queste ricerche hanno portato a differenziare in particolare un aspetto procedurale del modello operativo interno, non necessariamente consapevole per il soggetto (che risulterebbe maggiormente accessibile all’indagine attraverso le interviste, e in particolare con la Adult Attachment Interview), e un aspetto invece più legato alla rappresentazione semantica e consapevole, che sarebbe il costrutto indagato dai diversi questionari self-report.

In sintesi è possibile constatare che i ricercatori impegnati in questo complesso ambito di ricerca sembrano aver raggiunto un ragionevole consenso circa l’opportunità, al fine di un corretto utilizzo di questi strumenti, che esso sia preceduto da una esplicita specificazione sia delle dimensioni che si intendono misurare, sia degli obiettivi specifici sottesi al loro impiego. Nell’ambito delle recenti indagini sembra inoltre prospettarsi la possibilità che l’utilizzo congiunto di differenti metodiche per la valutazione dei legami di attaccamento nell’età adulta possa tradursi in un sostanziale affinamento e reciproco potenziamento delle specifiche potenzialità conoscitive che risultano implicite in ciascuna di esse (Barone & del Corno, 2007).

1. L’Adult Attachment Interview
L’Adult Attachmenti Interview, sviluppata da C. George, N. Kaplan e M. Main (1985) è un’intervista strutturata della durata di circa un’ora, il cui obiettivo è quello di valutare l’attuale stato mentale dell’adulto riguardo alle sue esperienze relazionali durante l’infanzia mediante una serie di domande attraverso le quali il soggetto viene invitato a descrivere le sue relazioni con le figure parentali, partendo dai ricordi più lontani ai quali può accedere con la sua memoria. Essa rappresenta il metodo attualmente più utilizzato e diffuso per valutare le rappresentazioni mentali dell’attaccamento in soggetti adulti e adolescenti.

L’assunto fondamentale di questo strumento è che la qualità del discorso rifletta la modalità con cui le esperienze di attaccamento sono state organizzate nella mente del soggetto (Calvo & Fava Vizziello, 1997). La codifica dell’intervista viene infatti effettuata attraverso due livelli fondamentali di analisi, che permettono di accedere ai due livelli principali di organizzazione dei modelli operativi interni:
1. l’analisi del contenuto della narrazione del soggetto, che permette di accedere all’aspetto semantico o dichiarativo, rielaborato dalla coscienza, dei modelli operativi interni
2. l’analisi delle qualità intrinseche del discorso del soggetto (quali la coerenza, l’irruzione di rabbia mal contenuta, o il mancato accesso ai ricordi), che permettono di accedere, invece, all’aspetto inconsapevole e procedurale dei modelli operativi interni

L’Adult Attachment Interview presenta sia alcune caratteristiche delle interviste strutturate, sia caratteristiche delle interviste cliniche. Nel corso dell’intervista l’intervistatore ha infatti il compito di stabilire una vera e propria relazione con il soggetto, cercando di seguire e assecondare la direzione presa dal discorso e lasciandogli il tempo necessario per riflettere e rielaborare i temi oggetto di indagine (Simonelli & Calvo, 2002). Inoltre sebbene le 18 domande dalle quali l’Adult Attachment Interview è composta vengano poste secondo un ordine prefissato, l’intervistatore viene lasciato libero di approfondire i vari argomenti che vengono affrontati; se il soggetto non risponde, sono inoltre previste domande aggiuntive di approfondimento (Calvo & Fava Vizziello, 1997).

Il protocollo si apre con un invito a descrivere in generale il rapporto con i genitori nell’infanzia, al quale fa seguito la richiesta di cinque aggettivi che descrivano la relazione con ciascun genitore; per ciascuno dei cinque aggettivi vengono quindi richiesti al soggetto ricordi di episodi specifici, che ne giustifichino la scelta. Questo processo viene reiterato più volte, prima per la madre e poi per il padre e per ogni altra figura di attaccamento significativa. Seguono quindi una serie di domande finalizzate ad esplorare a quale dei due genitori il soggetto si sentisse più vicino, cosa faceva e a chi si rivolgeva quando era turbato emotivamente o ferito fisicamente o malato, e le reazioni dei genitori di fronte alle sue richieste di cura e di conforto; al soggetto viene quindi richiesto di descrivere la sua prima separazione dai genitori, eventuali vissuti di rifiuto, le minacce relative alla disciplina. Seguono infine una serie di domande finalizzate ad esplorare in quale modo il soggetto ritiene che queste esperienze abbiano influenzato la sua personalità di adulto, perchè pensa che i genitori si siano comportati così come hanno fatto durante la sua infanzia, se ha fatto esperienze di perdita di persone affettivamente significative nell’infanzia o nell’età adulta, quali sono le caratteristiche del rapporto attuale con i genitori e come esso sia cambiato nel passaggio dall’infanzia all’età adulta (Hesse, 2002).

L’intera conversazione tra l’intervistatore e il soggetto durante l’intervista viene interamente trascritta e quindi codificata. Un aspetto fondamentale della procedura di codifica della Adult Attachment Interview è che essa non è basata tanto sulle esperienze oggettive dell’infanzia così come esse emergono dalla narrazione del soggetto, quanto piuttosto sulla valutazione sia delle modalità attraverso le quali queste esperienze vengono riferite e valutate dal soggetto, sia dei loro effetti sul suo funzionamento attuale. Due elementi fondamentali per la valutazione della narrazione prodotta nel corso dell’intervista sono in particolare rappresentati dai seguenti due aspetti (Calvo & Fava Vizziello, 1997):
1. La coerenza complessiva del discorso, che viene operazionalizzata sulla base delle quattro massime di H. P. Grice (1975) sul “Principio Cooperativo” (qualità, quantità, relazione-rilevanza e modo)
2. La coerenza globale della mente, che viene rilevata attraverso la valutazione delle caratteristiche di organizzazione, completezza e chiarezza dei ricordi presentati, dalla consapevolezza realistica rispetto alla qualità delle cure ricevute e degli effetti che ne sono derivati, e dalla non-contraddizione tra le varie parti del discorso (ad esempio tra gli aggettivi prodotti al fine di descrivere la relazione con i genitori e gli episodi riportati al fine di giustificarne la scelta) (Calvo & Fava Vizziello, 1997).

Al fine di raggiungere la classificazione finale della narrazione prodotta nel corso dell’intervista M. Main e R. Goldwyn (1994) hanno proposto una serie di scale di valutazione della trascrizione, alle quali il codificatore deve assegnare un punteggio da 1 a 9. Le scale di valutazione sono di due tipi (Simonelli & Calvo, 2002; Calvo & Fava Vizziello, 1997):
1. Scale dell’esperienza soggettiva, che sono finalizzate alla valutazione dei contenuti espressi dal soggetto al fine di ricostruire la sua storia di vita e le sue esperienze di attaccamento, prestando una particolare attenzione all’atteggiamento dei genitori nel corso della sua infanzia. Le scale dell’esperienza soggettiva sono cinque, e precisamente: comportamento amorevole, rifiuto, coinvolgimento/inversione di ruolo, trascuratezza e spinta al successo.
2. Scale dello stato della mente, che sono le più importanti al fine della classificazione finale, e che hanno invece l’obiettivo di valutare alcune caratteristiche distintive dello stato attuale della mente del soggetto in relazione alle sue esperienze di attaccamento. Le scale dello stato della mente sono nove: coerenza della trascrizione, idealizzazione dei genitori, insistenza sull’incapacità di ricordare l’infanzia, rabbia coinvolta/coinvolgente, passività del discorso, paura ingiustificata della perdita di un figlio, distanziamento attivo e svalutazione sprezzante dell’attaccamento, processi metacognitivi e coerenza globale della mente.

Il punteggio assegnato a ciascuna scala, sebbene indicativo di specifici pattern di attaccamento, non è tuttavia sufficiente per stabilire la classificazione finale. Per una corretta codifica della Adult Attachment Interview risulta infatti indispensabile individuare l’organizzazione complessiva del discorso del soggetto attraverso una valutazione globale dell’intervista. Al fine di garantire un corretto utilizzo e una corretta codifica dell’intervista è dunque necessario un approfondito training, oltre ad una buona esperienza di analisi e classificazione di diverse trascrizioni (Calvo & Fava Vizziello, 1997).

Il sistema di codifica contempla tre categorie principali (che corrispondono a tre distinte modalità di rievocare e descrivere le proprie esperienze di attaccamento), più una quarta categoria che si sovrappone alle precedenti. Ciascuna di queste categorie è associata a un corrispondente pattern di attaccamento del bambino durante l’infanzia (rispettivamente attaccamento sicuro per la categoria autonomo, insicuro-evitante per la categoria distanziante, insicuro-ambivalente per la categoria coinvolto e disorganizzato-disorientato per la categoria con lutti o traumi non risolti). Le categorie alle quali è possibile pervenire attraverso la codifica della Adult Attachment Interview sono le seguenti (Calvo & Fava Vizziello, 1997; Simonelli & Calvo, 2002):

1. Attaccamento autonomo o sicuro. I soggetti vengono classificati come Autonomi o Sicuri (categoria F -Free) quando presentano una esposizione coerente rispetto alle aree oggetto di indagine. Le loro risposte risultano infatti chiare, rilevanti e ragionevolmente succinte. Nel corso dell’intervista essi appaiono liberi di esplorare i propri pensieri e sentimenti relativi alle esperienze di attaccamento, e si mostrano consapevoli degli effetti che esse hanno avuto sul loro attuale stato della mente. Possono essere considerati Sicuri sia gli adulti che hanno avuto esperienze di supporto e di cura da parte delle figure genitoriali, sia quelli che hanno avuto un passato difficile, che viene tuttavia presentato e rielaborato in maniera coerente. E’ prevista una articolazione di questa categoria in cinque sottopattern che si dispongono lungo un continuum che muove dai soggetti classificati F1 e F2 (che presentano alcune caratteristiche in comune con i soggetti Distanzianti), ai soggetti classificati F3 (che sono considerati il prototipo degli individui sicuri), fino a giungere ai soggetti classificati F4 e F5 (che si spostano verso le modalità di organizzazione dei soggetti coinvolti) (Calvo & Fava Vizziello, 1997; Simonelli & Calvo, 2002).

2. Attaccamento distanziante. L’elemento comune dei soggetti che vengono considerati Distanzianti (categoria Ds - Dismissing) è rappresentato da una particolare organizzazione di pensiero che permette loro di tenere l’attaccamente relativamente disattivato e scollegato dall’esperienza di vita attuale. Questa caratteristica si esprime, nel corso dell’intervista, attraverso il tentativo attivo di allontanare o sminuire il versante emotivo ed affettivo delle loro esperienze di attaccamento. Vengono classificati in questa categoria i soggetti le cui descrizioni dei genitori appaiono altamente positive (idealizzazione delle figure genitoriali), senza tuttavia che tali descrizioni risultino supportate da specifici episodi della loro infanzia (che possono invece porsi in aperta contraddizione con esse). Vengono inoltre classificati come Distanzianti quei soggetti che esprimono una forte svalutazione relativamente all’importanza delle relazioni di attaccamento, minimizzando in particolare l’influenza delle esperienze negative oppure omettendo di ricordare specifici episodi (specialmente quelli negativi) del loro passato. Questa categoria si articola nei quattro seguenti sottopattern: Ds1 (Distanzianti l’attaccamento), Ds2 (Svalutanti l’attaccamento), Ds3 (Limitati nel sentimento) e Ds4 (al quale vengono assegnati gli individui che esprimono una paura immotivata per la morte del loro figlio) (Calvo & Fava Vizziello, 1997; Simonelli & Calvo, 2002).

3. Attaccamento coinvolto. I soggetti vengono classificati Coinvolti (categoria E - Entangled o Preoccupied) se manifestano un coinvolgimento confuso, passivo o arrabbiato rispetto alle figure di attaccamento, dal quale è possibile evincere la presenza di un invischiamento nell’ambito delle relazioni familiari che continua ad agire sul loro attuale stato mentale. Le loro interviste si caratterizzano per una continua intrusione del passato nei loro processi mentali, all’interno di un discorso fortemente intriso di elementi affettivi, di sensazioni e di emozioni che il soggetto sembra non riuscire ad articolare in un quadro di pensiero logico e coerente. Nel corso dell’intervista, in particolare, questi soggetti sembrano prestare un’attenzione eccessiva verso i ricordi collegati con l’attaccamento, con una conseguente tendenza a perdere il punto centrale della domanda o il contesto del discorso e a produrre dettagli irrilevanti. La forma del discorso, che appare difficile da seguire, contiene numerose violazioni delle Massime della coerenza (H.P. Grice, 1975), in particolare per quanto riguarda la lunghezza delle risposte (Massima della quantità), la loro rilevanza (Massima della relazione) e la loro chiarezza (Massima del modo). I numerosi e dettagliati episodi che vengono rievocati non sono inoltre accompagnati da una valutazione più generale di tipo semantico. La categoria E si articola nei tre seguenti sottopatten: E1 (“Passivi”, che presentano un’elevata passività del discorso che rende particolarmente confusa la narrazione delle esperienze infantili), E2 (“Arrabbiati” o “in conflitto”, che esprimono rabbia e coinvolgimento relativamente a uno o a entrambi i genitori) ed E3 (“Coinvolti e spaventati da eventi traumatici”, che riferiscono esperienze traumatiche e di paura collegate all’attaccamento, che continuano a sopraffare i loro processi mentali) (Calvo & Fava Vizziello, 1997; Simonelli & Calvo, 2002).

4. Attaccamento con lutti o traumi non risolti. I soggetti assegnati a questa categoria si caratterizzano per la presenza di un lutto o di un trauma non risolto relativamente al quale lo stato mentale del soggetto appare disorganizzato o disorientato. Questa categoria non rappresenta una vera e propria forma di organizzazione mentale complessiva rispetto all’attaccamento, ma si sovrappone alle precedenti. Gli indizi che possono portare a questa classificazione sono rappresentati per esempio dalla convinzione del soggetto che la persona scomparsa sia ancora viva o da un atteggiamento di incredulità rispetto alla sua scomparsa, confusioni tra sé e la persona scomparsa, oppure disorientamento e confusione rispetto agli aspetti temporali degli eventi (Calvo & Fava Vizziello, 1997; Simonelli & Calvo, 2002).

5. Attaccamento inclassificabile. L’intervista viene considerata inclassificabile quando il soggetto manifesta una mescolanza di stati mentali incompatibili fra di loro, che non consente di assegnare il suo stato mentale a nessuna delle tre categorie principali. Si tratta tuttavia di una categoria scarsamente riscontrabile nei soggetti appartenenti alla popolazione normale (Calvo & Fava Vizziello, 1997; Simonelli & Calvo, 2002).

Le ricerche relative alle proprietà psicometriche della Adult Attachment Interview hanno in genere rilevato livelli adeguati di attendibilità e validità dello strumento.

Di particolare interesse è l’approccio dinamico-maturativo alla Adult Attachment Interview sviluppato da Patricia Crittenden, la quale ha proposto un proprio sistema di codifica per l’intervista, giungendo in seguito a introdurre modifiche e ampiamenti all’intervista stessa. Per una esposizione sistematica di questo approccio si rimanda al testo fondamentale dell’Autrice “Attaccamento in età adulta: l’approccio dinamico-maturativo all’Adult Attachment Interview” (Crittenden, 1999). La Adult Attachment Interview è uno strumento per la valutazione dell’attaccamento adulto il cui impiego risulta indispensabile in ambito clinico.

2. I questionari autosomministrati
Gli strumenti self-report per la valutazione dei legami di attaccamento nell’adulto sono stati sviluppati nell’ambito di un filone di ricerca che ha avuto origine nella metà degli anni Ottanta ad opera degli psicologi sociali (Shaver & Mikulincer, 2007). Il loro utilizzo presenta alcuni vantaggi relativi sia alla brevità e facilità di somministrazione e di valutazione, sia relativi all’assenza di bias legati all’osservatore. Il loro impiego risulta pertanto particolarmente adeguato in ambito sperimentale e di ricerca. Essi condividono tuttavia con le altre misure self-report alcuni limiti relativi, in particolare, alla possibilità che i soggetti nel rispondere mettano in atto un atteggiamento difensivo, in modo da trasmettere un’immagine positiva di sé. La loro applicabilità risulta inoltre circoscritta all’indagine delle dimensioni coscienti, rendendo quindi scarsamente accessibile la dimensione inconsapevole del costrutto dell’attaccamento, per la cui valutazione risulta pertanto indispensabile ricorrere a metodiche alternative, e in particolare alla Adult Attachment Interview. Sebbene numerose ricerche abbiano posto in evidenza la difficile comparabilità dei dati ottenuti attraverso gli strumenti self-report con quelli rilevabili attraverso la Adult Attachment Interview, alcuni autori (Shaver & Mikulincer, 2007) hanno tuttavia recentemente evidenziato che sebbene le misure self-report non siano direttamente finalizzate a valutare i processi inconsapevoli, le differenze individuali rilevabili con questo tipo di strumenti sono correlate ai processi inconsci rilevabili con altri strumenti. Il problema della comparabilità dei dati è comunque riscontrabile anche all’interno della stessa categoria degli strumenti self-report, ciascuno dei quali si è rivolto alla valutazione di aspetti diversi del costrutto dell’attaccamento adulto. Alcuni strumenti self-report si sono infatti focalizzati sulla valutazione delle rappresentazioni generali dell’attaccamento legati alla rielaborazione infantile del rapporto con i genitori, altri invece si sono focalizzati sulla valutazione delle rappresentazioni relative alle relazioni attuali, e in particolare alle relazioni affettive con il partner all’interno di una coppia (Barone & Del Corno, 2007).

I questionari self-report si differenziano tra di loro inoltre rispetto alle diverse tecniche di misurazione, che si sono sviluppate in direzione di due approcci divergenti (Benassi, Baldaro, Bolzani & Surcinelli, 2007, p.197):
a) questionari di autovalutazione composti da un numero limitato di item, ciascuno dei quali riferito a un preciso stile di attaccamento, che si propongono di discriminare i diversi stili di attaccamento
b) questionari di autovalutazione multidimensionali riferiti alle diverse caratteristiche di ciascuno stile, che si propongono di fornire informazioni dettagliate sulle diverse sfumature dell’attaccamento adulto

Dalle ricerche relative alle proprietà psicometriche di questi strumenti sembra in generale di poter evincere che i questionari multidimensionali si caratterizzano per un maggiore grado di validità e di affidabilità. Alcuni autori hanno infatti ipotizzato che un modello multidimensionale può risultare più appropriato per descrivere il costrutto dell’attaccamento, dal momento che sussistono consistenti indicazioni che le caratteristiche di attaccamento seguono una distribuzione dimensionale piuttosto che categoriale, sia negli adulti che nei bambini (Barone & Del Corno, 2007). Il nucleo centrale attorno al quale ruota tale ipotesi è che le persone differiscano per grado e non per tipo riguardo alle caratteristiche di attaccamento. E’ stato infatti sottolineato da alcuni autori come la stessa classificazione di Mary Ainsworth derivi da un’analisi discriminante effettuata dall’autrice, che prediceva lo stile di attaccamento del bambino a partire da scale di punteggio continue usate per codificare i comportamenti infantili nella Strange Situation. La ricerca svolta da Ainsworth mostrava, in pratica, come le tre principali tipologie di attaccamento potevano essere concettualizzate come regioni di uno spazio bidimensionale, le cui dimensioni erano l’Evitamento (caratterizzato dal disagio per la vicinanza e la dipendenza) e l’Ansia (Barone & Del Corno, 2007).

Nei prossimi paragrafi saranno descritti alcuni strumenti self-report che ci appaiono particolarmente significativi, cercando di specificarne le caratteristiche che appaiono più salienti. Per una più esaustiva trattazione in merito ai questionari autosomministrati si rimanda comunque al recente volume “La valutazione dell’attaccamento adulto: i questionari autosomministrati” a cura di L. Barone e F. Del Corno (2007), al quale nei seguenti paragrafi faremo costante riferimento. 2.1. L’Adult Attachment Styles di Hazan e Shaver
L’Adult Attachment Styles è uno strumento self-report di tipo categoriale messo a punto da Hazan e Shaver (1987) al fine di valutare le differenze individuali nello stile di attaccamento negli adulti. L’assunto di questi autori è che il legame che si sviluppa tra persone adulte nell’ambito delle relazioni di coppia sia mediato dallo stesso sistema motivazionale che regola il legame emozionale che si instaura tra il bambino e i suoi caregivers. Essi hanno pertanto trasferito allo studio delle relazioni adulte di coppia la classificazione degli stili di attaccamento proposta da Ainsworth, Blehar, Waters e Wall (1978) nei loro studi sull’età infantile condotti con la procedura della Strange Situation (Agostoni, 2007).

Il questionario è composto da tre brevi autodescrizioni, ciascuna delle quali corrisponde ad uno specifico stile di attaccamento (ansioso/ambivalente, evitante e sicuro). Il soggetto è invitato a concentrare la propria attenzione sulle relazioni amorose più importanti che ha avuto nel corso della sua vita, e in particolare sulle emozioni sperimentate all’interno del rapporto, sulla fiducia/sfiducia riposta nell’altro, sulla vicinanza emotiva e sulla fine della relazione. Il soggetto è quindi chiamato a scegliere, tra le autodescrizioni proposte, quella che egli ritiene più rappresentativa dei suoi sentimenti all’interno di tali relazioni. Si tratta, in pratica, di una procedura di somministrazione “a scelta forzata”, nella quale i diversi stili di attaccamento sono trattati come categorie discrete e mutualmente escludentesi (Agostoni, 2007).

Le ricerche relative alla validità e alla attendibilità di questo strumento hanno prodotto dati non sempre confortanti.

2.2. Il Relationship Questionnaire di Bartolomew e Horowitz
Il Relationship Questionnaire messo a punto da Bartolomew e Horowitz (1991) è uno strumento self-report che, come l’Adult Attachment Styles di Hazan e Shaver, propone al soggetto alcune autodescrizioni, ciascuna delle quali sintetizza gli aspetti salienti di uno specifico stile di attaccamento. Sulla base delle osservazioni di Bowlby, secondo il quale i differenti stili di attaccamento differirebbero rispetto all’immagine di sé e all’immagine degli altri, questi autori hanno tuttavia proposto un diverso sistema di classificazione rispetto a quello formulato nell’ambito dell’Adult Attachment Styles, che risulta dalla combinazione di una specifica immagine di sé (positiva o negativa) e degli altri (positiva o negativa) (Agostoni, 2007). Gli stili così individuati sono i seguenti (Agostoni, 2007):
1. Pattern di attaccamento sicuro (modello di sé positivo e modello dell’altro positivo)
2. Pattern preoccupato (modello di sé negativo e modello dell’altro positivo)
3. Pattern timoroso (modello di sé negativo e modello dell’altro negativo)
4. Pattern distaccato/svalutante (modello di sé positivo e modello dell’altro negativo)
Una ulteriore differenza del Relationship Questionnaire rispetto all’Adult Attachment Styles consiste nel fatto che le quattro categorie non sono intese come mutualmente escludentesi, ma come prototipi. Questo sistema di classificazione prevede in pratica sia una variabilità interna ad ogni categoria, sia la possibilità che uno stesso individuo possa classificarsi in più prototipi. Al soggetto non viene richiesto quindi di scegliere il prototipo più rappresentativo di sé, ma di valutare su una scala di accordo/disaccordo da 1 a 7 punti in quale misura ciascuno dei quattro prototipi lo rappresenti. Lo stile di attaccamento di un soggetto viene pertanto valutato considerando il profilo complessivo derivato dai punteggi attribuiti ai quattro prototipi previsti (Agostoni, 2007).

Uno dei meriti che vengono riconosciuti a questo questionario è quello di avere arricchito l’uso delle categorie che definiscono lo stile relazionale di un soggetto con la valutazione dimensionale-quantitativa delle categorie stesse, mettendo in luce la variabilità dei soggetti entro ciascun modello di attaccamento e permettendo di cogliere con maggiore accuratezza il funzionamento dei singoli soggetti sul versante interpersonale (Agostoni, 2007).

2.3. L’Attachment Style Questionnaire di Feeney, Noller e Hanrahan
Tra le misure dimensionali dell’attaccamento uno strumento self report meritevole di interesse è l’Attachment Style Questionnaire messo a punto da Feeney, Noller e Hanrahan (1994). Si tratta, in pratica, di un questionario autosomministrato finalizzato alla valutazione delle differenze individuali nell’attaccamento adulto. Una peculiarità di questo strumento è quella di non precludere (a differenza di strumenti come l’Adult Attachment Styles) la valutazione di quelle persone che non riconoscono di aver fatto esperienza di una relazione intima (Fossati, Feeney, Grazioli, Borroni, Acquarini, & Maffei, 2007).

Il questionario si compone di 40 item (che vengono valutati su una scala Likert a 6 punti), ciascuno dei quali è assegnato ad una delle seguenti cinque scale (Fossati et al., 2007):
1. Fiducia (10 item), che riflette uno stile di attaccamento sicuro
2. Disagio per l’intimità (10 item), che rappresenta l’elemento centrale della concettualizzazione dell’attaccamento evitante proposta da Hazan e Shaver
3. Bisogno di approvazione (7 item), che riflette il bisogno di accettazione e di conferma da parte degli altri, e corrisponde agli stili di attaccamento timoroso e preoccupato di Bartholomew
4. Preoccupazione per le relazioni (7 item), che si riferisce ad una tendenza ansiosa e dipendente nelle relazioni, che costituisce la caratteristica nucleare della concettualizzazione dell’attaccamento ansioso/ambivalente proposta da Hazan e Shaver (1987)
5. Secondarietà delle relazioni (8 item), che è sovrapponibile al concetto di attaccamento distanziante di Bartolomew

Sebbene Feeney et al. (1994) forniscano indicazioni per una codifica categoriale dell’Adult Style Questionnaire, uno degli aspetti di maggiore interesse di questo strumento è l’utilizzo di un modello dimensionale per la valutazione dell’attaccamento. Le cinque scale dell’Adult Style Questionnaire definiscono infatti le due dimensioni latenti dell’attaccamento umano, ossia Ansia ed Evitamento (Fossati et al., 2007).

Secondo Fossati et al. (2007) l’approccio tipo Likert utilizzato da Feeney et al. (1994) ha in qualche modo superato la contrapposizione tra modelli impliciti e modelli espliciti dell’attaccamento adulto, dal momento che i soggetti devono riconoscere come propri particolari comportamenti descritti dai diversi item del questionario, senza dover tuttavia riconoscersi esplicitamente in uno specifico stile di attaccamento.

L’Adult Style Questionnaire è stato tradotto in italiano a cura di Fossati e dei suoi collaboratori. Per un approfondimento riguardo alle proprietà psicometriche della versione italiana di questo strumento si rimanda a Fossati et. al. (2003, cit. in Fossati et al., 2007)

2.4. Un questionario in formato Q-Sort: Il Ca-Mir
Nell’ambito del filone di ricerca sulle rappresentazioni generali dell’attaccamento uno strumento degno di un particolare interesse è il Ca-mir, messo a punto da Pierrehumbert e dai suoi collaboratori (Pierrehumbert et al., 1996). Si tratta, in pratica, di un questionario autosomministrato in formato Q-Sort, che si propone di valutare aspetti diversi del costrutto dell'attaccamento adulto. Un aspetto centrale valutato da questo questionario è rappresentato infatti dalle relazioni durante l’infanzia; esso si propone tuttavia di esplorare anche la valutazione attuale della persona sia riguardo alle sue relazioni di attaccamento durante l'infanzia sia riguardo alle caratteristiche del sistema di scambio interpersonale nel suo ambiente familiare attuale. Gli item del questionario risultano pertanto definiti in modo da coprire quattro livelli di realtà (Molina, P., Critelli, L., Pierrehumbert, B., 2007, p. 222):
1. il presente (domande relative alla famiglia attuale)
2. il passato (domande destinate a cogliere elementi dell'esperienza passata con i due genitori, o con uno dei due in modo più particolare)
3. lo "state of mind" (domande concernenti la valutazione attuale nei confronti del coinvolgimento con i genitori e intese ad esplorare il livello di elaborazione più che specifici ricordi o l'esperienza reale)
4. le generalizzazioni (rappresentazioni generalizzate e semantiche della genitorialità, dei bisogni emotivi dei bambini e degli adulti)

Il Ca-mir si compone di 72 item, raggruppati in 13 scale. Le scale A, B e C (interferenza dei genitori, preoccupazione familiare, rancore per l’esperienza infantile) contengono item caratteristici di uno stile relazionale preoccupato); le scale D, E ed F (supporto dei genitori, supporto familiare, riconoscimento del sostegno) contengono item caratteristici di uno stile relazionale sicuro; le scale G, H e I (indisponibilità dei genitori, distanza familiare, rancore per il rifiuto) contengono item caratteristici di uno stile relazionale distaccato; le scale J e K (traumatismo da parte dei genitori e blocco dei ricordi) raccolgono gli item relativi alla mancata risoluzione dei conflitti; Le scale L ed M (dismissioni del ruolo da parte dei genitori e valorizzazione della gerarchia) infine contengono item relativi alle rappresentazioni generalizzate delle relazioni familiari (Molina et al., 2007).

La procedura di analisi del Ca-mir permette di descrivere i modelli individuali di relazione descritti da Bowlby con il termine di modelli operativi interni ricorrendo alla nozione di strategie di attaccamento primaria e secondaria. La strategia primaria consisterebbe in un modello equilibrato di attivazione e disattivazione delle emozioni relative al sistema dell’attaccamento: essa è considerata caratteristica del prototipo di attaccamento sicuro. La strategia secondaria avrebbe invece un carattere bipolare: essa verrebbe a coincidere in un caso con una strategia di disattivazione prematura delle emozioni (che è propria del prototipo di attaccamento distaccato), e nell’altro caso ad una strategia di iperattivazione emotiva (che è propria del prototipo di attaccamento preoccupato). Un aspetto interessante della procedura di analisi del Ca-mir è rappresentata dal fatto che essa contempla la possibilità che un medesimo individuo sia contemporaneamente distaccato e preoccupato. Questa possibilita sfugge invece all’approccio tradizionale, che descrive modalità esclusive di attaccamento (Pierrehumbert et al., 1996).

La somministrazione del Ca-mir avviene in due fasi: prima in formato Likert e quindi in formato Q-sort. L'utilizzo del formato Q-sort costituisce uno dei punti di forza di questo strumento, in quanto permette di controllare alcuni effetti relativi alla desiderabilità sociale legata alle risposte e allo stile individuale di risposta. I questionari in formato Q-sort sono infatti uno strumento introdotto negli anni Trenta per ovviare all'influenza che stili di risposta individuali e desiderabilità sociale possono avere sulle risposte a questionari in formato Likert (Molina et al., 2007, p.220).

Esiste una traduzione italiana del Ca-mir a cura di Paola Molina e dei suoi collaboratori. La validazione dello strumento tuttavia è ancora in corso. La complessità della struttura teorica dello strumento, che rappresenta uno dei suoi maggiori pregi, ha infatti reso la validazione empirica e la costruzione dei punteggi particolarmente complessa (Molina, Critelli, Pierrehumbert, 2007).

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