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di Luigi Pecchio, argomento: Psicoanalisi

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Alfred Adler ha fondato la “sua” psicologia curando lo scompenso e l’infermità fisica o psichica e ha fatto ricorso a terapie basate sulla “compensazione”. Infatti secondo questo Autore le anomalie costituzionali congenite possono dare adito non solo a “rendimento” ma anche a “super-rendimento compensativo” ed inoltre a fenomeni correlativi determinati da un rendimento psichico intensificato. In tal modo il soggetto non solo può superare la sua inferiorità d’organo ma anche l’inferiorità reale o presunta nei confronti di altre persone.

Invece secondo la concezione di Carl Gustav Jung la “compensazione” è una conseguenza del carattere autoregolante dell’apparato psichico mediante il quale l’Es struttura un contrappeso inconscio la cui forza aumenta in modo proporzionale all’atteggiamento unilaterale della coscienza stessa. La terapia analitica junghiana pertanto è finalizzata a rendere consci i contenuti inconsci per ristabilire in tal modo una corretta compensazione.

Considerando i fenomeni propri dell’ambito psichico, che si realizza nel continuo confronto dinamico tra input negativi e input positivi, abbiamo più volte constatato che il presupposto alla base del comportamento del soggetto appare essere formato da una compensazione tra input positivi e negativi. Tale interazione, frequentemente, si verifica nell’ambito dei meccanismi e si può affermare che l’Io resti in equilibrio solo quando le difese non riuscite vengono equilibrate dalla compensazione.

Qualora tale equilibrio non si componga neanche con l’intervento dei diversi meccanismi riusciti o quelli di compensazione, potremo dire di trovarci in presenza di situazioni psichiche scompensate e anche di gravi nevrosi o psicosi. La compensazione è funzionale, riuscita ed accettabile nella misura in cui è conforme al principio dell’omeostasi psichica, oggetto anch’essa di questa ricerca. In genere, la situazione psicofisiologica ottimale si costituisce solo come risultato di un’attività di compensazione. Se quest’ultima e le altre difese riuscite del suo tipo non si realizzano o non prevalgono, si originano i conflitti o le diverse forme di psicopatologia che possono dar luogo ad affetti che sono senza alcuna possibilità di composizione. Da altre parti di questa ricerca abbiamo appreso che tale “possibilità di composizione” è peraltro in parte originaria e si realizza specie nel periodo della vita psichica infantile in maniera diretta anche se non proprio automatica (meccanismo di difesa dell’utilizzo). Sono in causa, principalmente, le istanze psichiche primarie che impegnano i rapporti del soggetto con situazioni esterne, soprattutto inerenti ai momenti essenziali della sua esistenza. L’utilizzo infatti si presenta come una modalità di finalistico coordinamento di stimoli di svariata origine e collocazione. Il meccanismo dell’utilizzo, peraltro, presenta analogie funzionali del tutto simili alla principale fenomenologia neurologica e perciò risulta del tutto analogo al processo ben noto dei riflessi neurologici fondamentali.

In realtà questi ultimi operano in un ambito più circoscritto coordinando in modo diretto o articolato le risposte motorie e quelle vegetative con gli stimoli esterni. Infatti abbiamo dei riflessi semplici che producono reazioni dirette motorie o vegetative nei confronti di stimoli ambientali semplici, questi agiscono su specifici recettori (termorecettori, barorecettori, chemiorecettori, propriorecettori, ecc.): si tratta del così detto arco diastaltico semplice. Esistono poi – com’è noto – riflessi più complessi che impegnano un elevato numero di archi diastaltici semplici tra loro collegati ed integrati. Sono di questo tipo i riflessi posturali che coordinano un gran numero di stimolazioni estero-propriocettive con reazioni motorie complesse e articolate rendendo così possibile la stazione eretta e la deambulazione. In questa ottica si può considerare il meccanismo di difesa dell’utilizzo che si presenta come una modalità superiore di coordinamento tra funzioni neurologiche superiori e particolarmente tra quelle impegnate nella vita di relazione. Peraltro per la realizzazione dei processi sopra indicati è necessaria una modalità di recezione di stimoli esogeni/endogeni che non sono di sola natura sensoriale ma anche psicologica. Infatti quest’ultima risulta soprattutto costituita da un insieme di relazioni psichiche, strutturate e mutevoli, che il soggetto intrattiene con l’ambiente. Quindi il complesso di tali relazioni non può essere affrontato con meccanismi aritmetici e ripetitivi bensì con comportamenti specifici ed articolati frutto di una variabile coordinazione sia di stimoli sia di reazioni. In questo ambito, peraltro, agiscono anche altre funzioni psichiche di livello superiore come la memoria, l’emotività, l’elaborazione razionale.

Appare evidente da tutte queste considerazioni che un meccanismo complesso e specifico, a fronte di deficit e scompensi di varia natura, deve essere in grado di fornire risposte adeguate, come solo può fare quello della compensazione. Infatti la vita intricata di relazione che si svolge tra ogni singolo soggetto e il mondo della realtà presenta problematiche estremamente variabili da individuo a individuo e, per ciascun soggetto, da momento a momento. Di fatto le risposte comportamentali si presentano con grande mutevolezza e pertanto con una considerevole variabilità. Esse, specie sotto il profilo qualitativo, differiscono, in modo fondamentale, dalle risposte alle quali sono tenuti i livelli inferiori di funzionalità neurologica. Inoltre queste reazioni superiori del sistema nervoso necessitano – per essere adeguate – dell’impiego di esperienze già fatte ed acquisite in modo diretto o mediante un’ informazione culturale. In tal senso, nell’elaborazione delle modalità di compensazione, operano anche fattori attivi in altri settori superiori della psiche, specie quelli connessi all’attività mnemonica. Del resto sono ben noti e studiati i meccanismi di interazione tra alcune fondamentali attività sensoriali, specie quella visiva e uditiva. Proprio in questa dimensione dello psichismo si colloca l’approfondimento del meccanismo di compensazione. Infatti, avendo qui segnalato alcune delle componenti della compensazione, si intende meglio come alla stessa facciano capo numerose modalità di collegamento e di integrazione tra situazioni e funzioni diverse che vanno a costituire le molteplici attività della sfera psichica.

In base dunque a tali considerazioni si può definire la compensazione come una modalità complessa e articolata di recepimento ed elaborazione di un gran numero di istanze consce e inconsce di vario segno e polarità. Tali istanze possono essere di provenienza esogena ed endogena e possono avere diversa collocazione, spaziale e temporale. Questa modalità appare finalizzata all’estrinsecazione e alla relativa composizione dei comportamenti del soggetto, positivi e negativi, sia materiali sia verbali. Si tratta quindi di una difesa basilare che agisce come regolatrice e fa da cuscinetto, per così dire, fra altri meccanismi, nel corso della loro interazione estremamente complicata. (nota) Infatti quando la compensazione non riesce nella sua funzione e si verifica l’impossibilità di realizzare un equilibrio mediante tale difesa – che è un ponte delle comunicazioni psichiche – come conseguenza delle più svariate cause appare evidenziarsi un presupposto fondamentale del comportamento psicopatologico. In effetti questo modo di interpretare e di descrivere il comportamento psichico come risultato di un processo di interazione e di compensazione tra i vari input positivi e negativi che costituiscono la vita di relazione, ci induce a considerare questo aspetto della funzione neuropsichica soprattutto nel suo carattere fondamentale di variabilità. Diversamente da quanto succede nelle funzioni neurologiche inferiori caratterizzate da una relativa costanza di manifestazioni, la vita di relazione dell’uomo con l’ambiente esterno, fisico e biologico, impone continui adattamenti che sono proprio il risultato di un adeguamento costante ed estremamente variabile. La compensazione è appunto il meccanismo mediante il quale tale adeguamento si realizza. Pertanto, unitamente al riconoscimento, si può accostare alle funzioni del nostro sistema immunitario. Mentre esistono difese dotate di un accentuato carattere di ripetitività - si veda ad esempio l’utilizzo di fronte a situazioni che si verificano in modo abbastanza uniforme - dall’altra parte ci troviamo in presenza di meccanismi necessariamente soggetti ad un’elaborazione particolarmente complessa che richiedono l’integrato impiego di comportamenti elaborati in modo opportuno. Tra questi spicca la compensazione nella quale tali comportamenti assumeranno caratteristiche di volta in volta adeguate alle circostanze esterne che via via si riproporranno. Quando questi meccanismi siano indirizzati a difendere ed a conservare il principio omeostatico assumeranno via via caratteristiche diverse acquistando sempre più il carattere di difese specifiche e riuscite.

Quindi la compensazione può essere considerata un meccanismo centrale e riuscito di riferimento che tende all’adeguamento e all’integrazione di situazioni psichiche difficili o ad equilibrare i meccanismi di difesa non riusciti, per ricomporre così la realtà psichica nell’ambito dell’omeostasi. Il meccanismo che si contrappone direttamente a questa difesa è l’ipercompensazione, infatti quest’ultima tende a “scombinare” una realtà omeostatica preesistente con un’iperattività psichica o con altri atti mancati.

Nota (torna al testo)
Harry P. Laughlin ha un’opinione diversa da quella qui esposta relativamente alla compensazione. Egli infatti così scrive: “La compensazione è il tentativo inconscio di raggiungere i propri modelli personali, o quelli imposti dagli altri, in campi in cui si sia in difetto, supposto o reale, e si può avere in risposta ai bisogni di accettazione, attenzione o riconoscimento come in seguito a sentimenti soggettivi di inferiorità.” (Harry P. Laughlin, Le nevrosi nella pratica clinica, C.E. Giunti-G. Barbera, Firenze, 1967, p. 100)

Nota del curatore
Il presente scritto è tratto dal libro di Luigi Pecchio "L'orma dell'immensa-mente - metapsicologia dei meccanismi di difesa e di adattamento" di prossima pubblicazione.


 
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