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di Tommaso Valleri, argomento: Counseling

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Gira ormai da alcuni giorni in rete un articolo (o, più propriamente, un post in un blog) targato AltraPsicologia che inneggia alla vittoria sostenendo che l’Antitrust avrebbe sentenziato che “il counseling è dello psicologo”. Tradotto: l’attività di counseling è da considerarsi attività propria alla professione di psicologo.

Anticipo che anche in questo caso, come nella celeberrima commedia di Shakespeare che dà il titolo a queste brevi riflessioni, l’elemento comico si confonde con quello tragico.

Certo è che a soffermarsi sul titolo ( Il counseling è dello psicologo! Arriva il parere dell’Antitrust sulla posizione dell’Ordine psicologi Piemonte ) un po’ il sangue gela... Ma come, questa annosa questione risolta dall’Antitrust così, ex abrupto.

Ci stiamo ovviamente riferendo alla risposta che l’Antitrust ha dato ad una nostra segnalazione in cui chiedevamo se nel comportamento dell’Ordine degli psicologi del Piemonte vi fossero o meno gli estremi di concorrenza sleale.

Sul piano più strettamente giuridico già il nostro Presidente ha provveduto a chiosare la risposta dell’Antitrust, spiegando anche le possibili implicazioni future.

Sul piano più strettamente legato alla politica professionale, invece, vale la pena soffermarsi sulla modalità alquanto manipolatoria utilizzata da AltraPsicologia nel dare notizia della risposta dell’Autorità.

Punto primo: il titolo
“Il counseling è dello psicologo! Arriva il parere dell’Antitrust sulla posizione dell’Ordine psicologi Piemonte”. Un titolo veramente molto accattivante, che lascia intendere che l’attività di counseling sia, appunto, una riserva professionale della categoria degli psicologi.

Così ovviamente non è. E a puro titolo informativo, vale la pena ricordare che dal 1989 – anno della costituzione dell’Ordine degli psicologi – ad oggi l’unica riserva professionale ottenuta dall’Ordine degli psicologi è stata relativa alla somministrazione di test con finalità di selezione del personale (Corte Suprema di Cassazione, sezione sesta penale, sentenza n° 767 del 5 giugno 2006). A onor del vero bisogna dire che alcuni danno una interpretazione ancor più estensiva della sentenza allargando anche alla diagnosi psicologica tout-court.

La cosa è ancor più singolare visto che tale riserva arriva a seguito di una sentenza della Cassazione. Questo poiché i signori dell’Ordine, a differenza degli altri Ordini professionali, in ventanni non sono riusciti a mettere nero su bianco quali siano effettivamente gli atti tipici della professione di psicologo e, conseguentemente, cominciare a ragionare su possibili riserve.

Punto secondo: la pubblicazione
Appare assai strano che né il blog di Nicola Piccinini (che per primo ha lanciato l’articolo) né quello di AltraPsicologia (che l’ha ripreso a qualche giorno di distanza) né il sito dell’Ordine degli psicologi della Lombardia (che ha riportato la notizia) abbiano pubblicato integralmente la risposta dell’Antitrust. Risposta che, a quanto ci risulta, era nelle disponibilità di AltraPsicologia addirittura con un paio di giorni di anticipo rispetto a noi.

In sostanza si commenta un parere dell’Autorità senza pubblicarlo, non mettendo dunque i lettori nelle condizioni di verificare la notizia e di formarsi una propria opinione.

Punto terzo: la manipolazione della notizia
Da una parte non pubblicando la risposta dell’Autorità, dall’altra estrapolando alcune frasi decontestualizzate, di fatto si è tentato di costruire un’interpretazione della risposta dell’AGCM davvero poco aderente ai fatti. Si è tentato in sostanza di far dire all’Antitrust che il counseling è dello psicologo.

Ma veniamo ora all’analisi di quanto pubblicato da AltraPsicologia (il cui articolo integrale è reperibile qui):

“Tuttavia, com’era plausibile immaginare, questa iniziativa (la news dell’Ordine del Piemonte, n.d.r.) ha fatto storcere il naso ad una delle Associazioni che rappresentano i Counselor e – soprattutto – le scuole che formano counselor”.

Primo grossolano errore: Nicola Piccinini – l’autore dell’articolo - sa bene, poiché ne abbiamo ampiamente discusso in una mailing list quasi un anno fa e perché la notizia è di pubblico dominio, che AssoCounseling è l’unica associazione di categoria che NON iscrive scuole di formazione né cura gli interessi delle scuole di formazione, ma solo e soltanto gli interessi dei counselor professionisti propri associati.

E allora perché se ne è uscito fuori con questa affermazione palesemente falsa? La risposta la troviamo poche righe dopo, quando Piccinini riporta un virgolettato dell’Ordine degli psicologi della Lombardia: “L’unica buona ragione per continuare a sostenere che esista un counseling fuori dalla psicologia non è filosofica, né epistemologica, è il fiorente mercato della formazione di coloro che non hanno potuto, o voluto, affrontare le fatiche (e i costi) di un percorso tradizionale per diventare psicologo o psicoterapeuta [...]”.

Ecco svelato l’arcano: con questa operazione Piccinini tenta di riprendere la battaglia dell’Ordine degli psicologi della Lombardia contro le scuole di formazione in psicoterapia che formano anche counselor: la ormai famigerata Carta Etica. Carta secondo la quale, in sostanza, le scuole che erogano anche formazione ai counselor non potrebbero dirsi etiche.

Ma vi è anche un piano interpretativo più sottile: non volendo in alcun modo riconoscere né diritto d’esistenza né tanto meno dignità ai counselor, si tenta di ricondurre il counseling solo al fiorente mercato della formazione. Quindi il counseling, che di fatto non esiste, esisterebbe soltanto sulla carta per consentire alla scuole di formazione non etiche di far quattrini a discapito dei poveri psicologi.

Ma è proseguendo che troviamo la ciliegina sulla torta. Scrive sempre Piccinini riportando un virgolettato dall’Ordine della Lombardia: Risultato: l’Antitrust ha liquidato le quaranta pagine di denuncia di Assocounseling in poche righe: “...l’Ordine degli Psicologi in questione (...) si limita ad affrontare il tema dell’ambito di esercizio di tale professione in rapporto a quella dello Psicologo, mettendo in rilievo gli aspetti critici della questione”.

Altra manipolazione: come abbiamo avuto modo di spiegare – e come chiunque può leggere con i propri occhi - l’Antitrust si è dichiarato incompetente in materia, ma questo Piccinini omette di scriverlo...

L’Antitrust ha semplicemente valutato che il comportamento dell’Ordine del Piemonte – ovvero l’inviare lettere ed eMail agli enti pubblici segnalando le criticità dell’affaire counselor-psicologi – non costituisce concorrenza sleale.

Bene, dico io! Sono lieto di questo, perché ciò consentirà anche a me di scrivere a chi voglio mettendo in rilievo le criticità della professione di psicologo.

Tutto questo ha scatenato – naturalmente - i pruriti interventisti degli psicologi più attivisti, i quali si sono slanciati in commenti alcuni dei quali al limite del surreale:

Anonimo (commentando il blog dell’OPL): Occorrerebbe informare anche le ASL e le Aziende pubbliche del problema, poiché spesso, all'oscuro della normativa, promuovono corsi di formazione per il personale, in ambito psicologico diretti da counselor o similari non autorizzati.

Qualcuno si spinge oltre, tirando in ballo anche i consulenti del lavoro (?). Scrive Sergio: A mio avviso ritengo che anche i consulenti del lavoro, qualora si occupino di orientamento professionale, insieme ai “selettori” formati dai ministeri per la selezione del personale in ambito pubblico, siano da annoverare tra coloro che esercitano abusivamente una professione per la quale non hanno né le risorse tecniche né un adeguato training professionale [...].

Per qualcuno addirittura il counseling sarebbe una psicoterapia di sostegno e la psicoterapia dovrebbe essere esercitata dopo l’Università (?!?!?!?!?). Scrive Valentina: Bene! Ma penso dovremmo ottenere di più e precisamente un completo riordino della facoltà di Psicologia di modo che al termine di essa si possa a tutti gli effetti esercitare la Psicoterapia di Sostegno o Counseling che dir si voglia [...].

Qualcuno addirittura capovolge la realtà. Scrive Angela: [...] bisogna fare pulizia e chiarezza perchè molti Counsellor non psicologi non sanno neanche cosa significa e come funziona il mondo interno delle persone, ma specialmente il loro. Ma come, ma se sono proprio i counselor obbligati a lavorare su di sé... mentre allo psicologo questo non è richiesto...

Vabbè, mi fermo per non tediarvi ulteriormente. Penso però che da una parte questo sia anche positivo: anziché spendere tempo ed energie per una bella analisi dove elaborare i propri fantasmi e le proprie frustrazioni, si scaricano le stesse commentando il post di un blog.

E poi qualcuno ancora dice che non si può fare terapia on line...


 
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