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di Mauro Mellini, argomento: Psicoanalisi

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E’ probabile che ciò che sta accadendo fosse inevitabile. Inevitabile conseguenza di una legge mal fatta (quella sulla professione di psicoterapeuta) e di una tendenza tutta italiana a trasformare ogni associazione, professione, ordine, sindacato in casta, in funzione di una difesa “protezionista” e sospettosa dalla concorrenza. Legge e tendenza cui si aggiunge la personale propensione di molti “signori” dell’uno e delle altre a “metterci del loro”, anche per un certo gusto di sentire, facendolo pesare sugli altri, il proprio “potere”.

Ma veniamo a ciò che sta accadendo.

Da più parti ci vengono segnalati procedimenti penali, denunzie, inquisizioni (o persecuzioni) contro psicanalisti che, per una scelta motivata da concezioni relative alla propria scienza, al suo esercizio, alle modalità assolutamente singolari con le quali si può pervenire a farsene conoscitori e capaci di esercitarla, sono “rimasti fuori” della professione di psicoterapeuta, tra l’altro perché alcune correnti psicoanalitiche rifiutano di considerare la psicanalisi una forma di psicoterapia.

Alcuni psicanalisti hanno così subìto processi penali per “esercizio abusivo della professione di psicoterapeuta” ma, quel che è peggio, in qualche caso v'è stata l'“attribuzione” di attività definite “psicoanalitche” (e, “come tali”, in violazione del divieto di esercizio della psicoterapia senza la “necessaria” qualifica professionale), addirittura a personaggi che tutto erano fuorchè psicanalisti.

Non è certamente questa la sede per affrontare le diverse questioni relative all’essenza della psicoanalisi, ai suoi confini ed alla sua diversità da attività propriamente psicoterapeutiche (o psichiatriche). Né chi scrive sarebbe il più qualificato ad affrontare problemi che, certo, sono assai complessi, molti dei quali di non facile soluzione anche per persone meno sprovvedute ed in situazioni (ambientali, scientifiche e legislative) diverse dalle nostre.

Certo è che sembra proprio che il braccio secolare della legge si sia messo al servizio dell’”Ufficialità” del settore, cioè della Corporazione. Basti dire che quali consulenti, P.M. e Giudici, vanno spesso a cercarsi esponenti non tanto della scienza psichiatrica e psicoterapeutica, ma degli Ordini (cioè della Corporazione). Scelta manifestamente poco felice, ove si consideri che un po’ tutti gli Ordini professionali sono rappresentati, anche nei migliori dei casi, da specialisti degli interessi professionali e da potentati dei rapporti “tra colleghi”, piuttosto che dai luminari, seppure esistenti, delle professioni stesse.

Il carattere obiettivamente di difesa corporativa della giustizia nei suoi rapporti col mondo della psiche spiega un’altra singolarità della situazione relativa a queste “incursioni”: l’incidenza assai minore, almeno proporzionalmente, dei procedimenti per casi di autentici imbroglioni, di autentiche sette che operano in spregio della libertà di vita di relazione dei loro adepti o addirittura con finalità e strumenti decisamente in sé criminali rispetto ai casi di persecuzione di forme di professione scientifica considerate “improprie” o semplicemente “non autorizzate”.

Contro questo andazzo, in verità assai preoccupante, indipendentemente dall’atteggiamento che si possa avere nei confronti della psicoanalisi, un gruppo di psicanalisti ha redatto un “manifesto in difesa della psicanalisi”, un'iniziativa che ha già ottenuto circa centocinquanta adesioni ( alessandraguerra4@tin.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ) quasi esclusivamente di psicanalisti, documento che insiste particolarmente sulle conseguenze della attuale legislazione sullo sviluppo della scienza psicanalitica, sulla praticabilità della psicanalisi e sulla possibilità di accedervi.

Ma la questione, ed in particolar modo le forme persecutorie denunciate, vanno ben oltre un mero “affare interno” della psicologia, della psicanalisi ed anche oltre quella delle professioni in genere.

E’ in forse la libertà dei rapporti tra i soggetti umani, c’è una tendenza alla forzatura circa la “regolamentazione” e la classificazione del “bene” e del “male” in tali rapporti ed il rischio di una riduzione (ma, non si tratterebbe solo di riduzione!) della libertà a libertà di fare il bene, che è la matrice di tutte le intolleranze e di tutti i totalitarismi. Non è un caso, del resto, se l’integralismo cattolico e tutti i totalitarismi dello scorso secolo hanno dichiarato guerra alla psicanalisi.

Legare la psicanalisi al carro di una psicoterapia regolamentata (e come regolamentata e praticata!) sarebbe l’espressione attuale (non diciamo moderna…) di tale lotta e, forse, il suo distruttivo trionfo.

Per questo credo che, oltre il manifesto degli psicanalisti, iniziativa cui è da augurare successo per ragioni anche diverse e, magari, opposte, dovrebbe farsi qualcosa contro la manomissione dei rapporti umani in nome della “protezione” da quelli “attivi”. Un’iniziativa di libertà contro questo assurdo e pericolosissimo “monopolio della psiche”.

Mi auguro che molti amici non restino insensibili.


 
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