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Home --> Rubriche --> Spazio Editoriale Aperto --> Il caso clinico-giudiziario di Giuseppe Mirabile - CAP 15/B

di Nicola Glielmi, argomento: Società e Costume

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Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.

IL P.M. DOTT. PIETRO MONDAINI. IL PROCEDIMENTO PENALE A CARICO DEL DOTT. FRANCESCO POLI, VIRGINIO SOZZI E LUCIA DELLA VILLA (Abuso d'ufficio, calunnia e diffamazione). - Cap. 15/B

“Il Rao (probabilmente legato a Glielmi), in quelle telefonate, esprime sempre dei propri convincimenti circa la strumentalità di tali accuse ma non pare mai direttamente a conoscenza dei fatti;"

La dr.ssa Lucia Della Villa dichiara e ribadisce di essere stata chiamata dalla Direzione Generale e di “non avere motivo di non credere a quello che mi avevano detto, che mi hanno detto in Direzione Generale. Quindi, susseguentemente a questo tipo di discorso io per difendermi mi sono dovuta cautelare......cautelandomi come? Facendo una sorta di denuncia cautelativa da eventuali ritorsioni da parte di Glielmi nei miei confronti”.

Non si comprende cos’altro avrebbe dovuto confidare la dr.ssa Della Villa al dott. Rao, affinché il dott. Mondaini potesse pensare che le dichiarazioni di Della Villa siano, significative e probanti di comportamenti illeciti che, poi, si sono tradotti nel reato di calunnia. Forse la dr.ssa Della Villa avrebbe dovuto confidare al dott. Rao il suo modo di masturbarsi?

L’investigatore dott. Pietro Mondaini si è chiesto ed ha chiesto alla dr.ssa Della Villa: 1) se vi sia stato un colloquio con il dott. Giuseppe Rao sull’argomento, 2) cos’avesse voluto significare con l’espressione: “Facendo una sorta di denuncia cautelativa da eventuali ritorsioni da parte di Glielmi nei miei confronti”.Il P.M. dott. Pietro Mondaini ha chiesto al dott. Rao di confermare o di smentire quanto da lui dichiarato nella conversazione telefonica o piuttosto gli ha chiesto quando Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, facendo porre domande a sproposito e campate in aria del tipo: “la dr.ssa Della Villa ti ha confidato di avere scritta una denuncia non veritiera?” (V, appresso).

Il dott. Giuseppe Rao è a conoscenza di molte cose e non esprime opinioni personali. Egli riferisce le confidenze di Della Villa con le parole di Della Villa. Riferisce fatti ai quali ha partecipato in prima persona e fa legittimi e logici commenti ai fatti ai quali ha partecipato. S’era, infatti, preoccupato di controllare il protocollo del capo settore e, per amore della verità, bisogna riconoscerlo, aveva “litigato con qualche collega perché a un certo punto ho detto: "Figghioli [figlioli], guardate che ho parlato io con Glielmi, ho visto il protocollo e non c'è l'ordine di servizio".

Nel protocollo del capo settore non v’è traccia dell’ordine di trasferimento a Mistretta per la dr.ssa Lucia Della Villa, né per il dott. Virginio Sozzi. Agli atti del Tribunale di Messina manca la prova principale della persecuzione, la prova di quel "ti stanno trasferendo a Mistretta per punizione". Tanto di cappello al dott. Pietro Mondaini, se agli atti vi fosse la prova, anche falsificata, dell’ordine di trasferimento! Senza questa prova, e senza testimonianze che confermino le dichiarazioni calunniose della dr.ssa Della Villa, si può soltanto dire che il P.M., dott. Pietro Mondaini, corre dietro le calunnie della dr.ssa Lucia Della Villa, senza verificarle.

Il dott. Giuseppe Rao conosce molti fatti e circostanze, perché rimane “quasi un’intera giornata” a colloquio con il dott. Poli, apparentemente in difesa del capo settore, in realtà come consigliere che gli fa notare gli errori della sua strategia. Non si comprende, infatti, in che cosa consiste il suo consiglio al Direttore Generale di “chiudere questa cosa qua”, dal momento che la comunicazione di recesso è datata 23 luglio, così come nello stesso giorno la denuncia alla Procura della Repubblica. Avrebbe dovuto, invece, come sindacalista battersi per il ripristino di tutte le funzioni al capo settore. Un lavoratore è chiaramente e pubblicamente perseguitato, denunciato ingiustamente alla Procura della Repubblica ed il suo rappresentante sindacale dichiara a proposito della denuncia di Della Villa: “si può anche essere, io questo non lo so ufficialmente”.

MA IN CHE MODO “RAO PUO ESSERE LEGATO A GLIELMI” (parole del P.M. dott. Mondaini) se egli non lo difende perché gli sia restituito l’onore e il posto di lavoro conquistato col lavoro, con titoli di carriera e con numerose pubblicazioni scientifiche.

Egli avverte soltanto il dott. Francesco Poli che sta facendo degli errori e che “quest’operazione è stata veramente una grande carognata”, ma non si batte, come avrebbe dovuto, per il ripristino del ruolo e delle funzioni al dott. Glielmi.

Un giudice accorto avrebbe tratto più equilibrate conclusioni dalle dichiarazioni che si riportano di seguito, invece di scrivere “Il Rao (probabilmente legato a Glielmi) ”, in una maliziosa parentesi per significare che le dichiarazioni di Rao non sono attendibili.

Rao: Ma, dottore Glielmi, io sono convinto di una cosa, io sono più che convinto che se questa storia, e l’ ho detto anche chiaramente, tranquillamente a Poli, perché io l’altra volta con Poli sono stato quasi un’intera giornata a parlare con Poli di questa cosa, perché gli ho detto a Poli che lui su questa cosa ha fatto un grande errore di grammatica, perché Poli era convinto.., Poli era convinto che su questa cosa iniziasse un procedimento la Magistratura, e gli ho anche detto che qualunque decisione loro prendono, se è una decisione negativa, al 99,99999 percento, il pretore del lavoro darà ragione a Glielmi e a Mondì, per cui… io continuo a sostenere che da un punto di vista tecnico lui non poteva iniziare il procedimento del recesso, qua non c’è dubbio alcuno sulla motivazione addotta. E allora lui che cosa mi ha detto, dice: “no, ma c’era anche una denunzia alla Magistratura, alla Procura”. Gli dissi: “sì, può anche essere, io questo non lo so ufficialmente, ma anche qualora ci fosse la denunzia alla Procura, e la Procura non ha iniziato un procedimento penale o un procedimento indagatorio, lei come si fa a sostituire alla Magistratura ordinaria? E quindi voglio dire perché qua l’unico problema, l’unico problema, tutto da dimostrare a mio modo di vedere, Glielmi lo può avere soltanto dalle eventuali minacce alla Della Villa. Punto. Perché su tutta la prima parte Glielmi è inattaccabile, perché il T.S.O. è un atto medico, lui lo ha fatto in scienza e coscienza, dovete andare a dimostrare che non era.., che non era valido; come fate a dire che praticamente ha ragione uno come Sozzi che ha 10 anni di esperienza e non uno come Glielmi che è primario da trenta…. da 20 anni.”…Dico, voglio dire, tutte queste.., tutte motivazioni tecniche, allorché ho capito che Poli era entrato in un cul-de-sac.….cioè si è tuffato in una situazione che secondo me lui non ha potuto più gestire. A questo punto, siccome io conosco.., conosco Poli; Poli, grazie al suo disturbo di personalità di tipo narcisistico, perché è chiaramente un narcisista quasi con spunti deliranti, non può far la figura di quello che esce sconfitto da questa vicenda e allora che cosa è uscito fuori? Tant'è vero che io gli ho detto: “Guardi dottore Poli, lei.., le andrà bene, le andrà bene se questa cosa non va a finire in un’aula di tribunale, perché se va a finire in un’aula di tribunale io non lo so se per lei ci sono gli estremi dell’abuso, quindi questa cosa - ci dissi - a mio modo di vedere la dobbiamo chiudere qua”.

Glielmi: Eh

Rao: ...dottore Glielmi, le debbo dire che l’ho detto a Poli chiaramente [in successivo incontro sindacale] che è stata una carognata grande quanto una casa, quest'operazione è stata veramente una grande carognata, in maniera molto chiara.. . ..Io l' ho detto molto chiaramente al dr. Poli, gli ho detto: "guardi dottore Poli che Glielmi nel momento in cui se ne va in pensione è un uomo libero e può essere una scheggia impazzita. Se lui decide di denunziare l'abuso in atti d'ufficio e il giudice gli dà ragione, guardi che lei passa guai terrificanti" ...

“lo stesso, pressocché costantemente, si limita a riferire a Glielmi quelle che erano sue considerazioni personali (arricchite da congetture non univocamente orientate, come, ad es. la distanza di tempo intercorrente tra la denuncia della Della Villa e il momento in cui sarebbe sorto il sospetto che la stessa venisse trasferita) nonostante gli evidenti tentativi di Glielmi di farlo convergere sulle sue tesi.”
Il dott. Rao parla a ruota libera, perché non sa che la conversazione è registrata. Il capo settore commenta con un “eh” quanto gli è riferito. Ma il dott. Pietro Mondaini scrive “nonostante gli evidenti tentativi di Glielmi di farlo convergere sulle sue tesi”. Ma dove sono questi “tentativi”? Ed anche se vi fossero stati? Una persona è onesta, oppure disonesta se registra la conversazione di chiunque possa scagionarla da un delitto che non ha commesso? Anche se sa che al di fuori della confidenza telefonica il “registrato” mentirebbe per mille ragioni e che al massimo farebbe dichiarazioni ambigue e non compromettenti per nessuno delle due parti? Nell’interrogatorio dell’ispettore di Polizia, il dott. Rao dichiara che la dott.ssa Lucia Della Villa fece molto bene a dimettere il malato quando vennero a cessare quelle condizioni psicopatologiche che ne avevano determinato il ricovero: vale a dire che ha ragione il dott. Glielmi perché ha ricoverato il malato, ed ha ragione Della Villa perché lo ha dimesso. Se, a giudizio della dott.essa Della Villa, il malato non avesse avuto bisogno di ricovero coatto, ricoverandolo sia pure per 20 ore, avrebbe lei commesso il reato di sequestro di persona e non il dott. Glielmi che in coscienza ne aveva proposto il ricovero.

Dalle due conversazioni telefoniche e relative trascrizioni, si evince che il capo settore, ahi lui! spesso interrompe una importante comunicazione e testimonianza perché irritato da quanto gli viene detto. Il dott. Pietro Mondaini non scrive il vero e la sua interpretazione dei fatti non corrisponde alla realtà.

Il P.M., dott. Pietro Mondaini, anche per quanto riguarda “la distanza di tempo” commette degli errori, perché il dott. Rao fa riferimento a 20 giorni dopo i fatti del 26 giugno [v. dialogo riportato innanzi] e non al momento in cui sarebbe “sorto il sospetto che la stessa venisse trasferita”, che per via deduttiva si può collocare di pochi giorni, o addirittura di qualche ora, prima della denuncia, considerata l’impulsività di Della Villa, descritta dal Rao ed il fatto che non si è consigliata con il suo rappresentante sindacale dott. Rao. La considerazione di Rao sui “20 giorni”, è un indizio. Confortato dalle confidenze ricevute da Della Villa, diventa una prova certa. La descrizione dei tempi di un crimine, ha una rilevante importanza nella metodologia investigativa. E’ sulla “distanza del tempo dal fatto” (20 giorni), che il dott. Giuseppe Rao richiama l’attenzione del capo settore, per convalidare le confidenze ricevute dalla dr.ssa Lucia Della Villa. Il dott. Rao, logicamente, si chiede: “Perché la Della Villa denuncia il capo settore dopo 20 giorni dal ricovero del malato?”. La risposta, esaminando le carte, sembra essere la seguente: “Perché dopo il ricovero del malato, ma molto tempo dopo, la dr.ssa Della Villa è stata chiamata in Direzione Generale, ove probabilmente è stata minacciata ed indotta a fare una denuncia, ma sicuramente è stata “spaventata” e falsamente informata di un suo “fantomatico” trasferimento ad opera del capo settore”.

La notazione del dott. Rao è congruente e logica e non “una congettura non univocamente orientata”. Le dichiarazioni del dott. Rao sono chiarissime e si prestano ad una sola interpretazione. Il dott. Giuseppe Rao esprime una sua logica congettura: la dr.ssa Della Villa, qualora fosse stata minacciata da Glielmi, come lui erroneamente crede per dichiarazione di Della Villa, questa avrebbe dovuto denunciare il capo settore subito dopo il ricovero del malato, e non dopo. Che cosa è successo alla Della Villa nel tempo che va dal ricovero del malato (26 giugno), fino al 10 luglio? Il dott. Giuseppe Rao sa, per confidenze della dr.ssa Della Villa, che la medesima è stata chiamata dalla Direzione Generale, e che è stata “spaventata” con la minaccia “di un fantomatico trasferimento a Mistretta”. Egli sa anche che il capo settore e la dr.ssa Della Villa non si sono mai incontrati tra il 26 giugno (giorno del ricovero), e il 10 luglio (data della denuncia), a causa di un diverso orario di lavoro, del quale lui è conoscenza essendo egli stesso un medico del Servizio di Psichiatria, interessato alla turnazione dei medici.

Il P. M. non ha considerato neppure questa circostanza che riguarda tempo e luogo delle minacce. La logica accreditata di una prassi istituzionale fa aggiungere queste altre domande: perché la dr.ssa Della Villa ha denunciato, senza alcuna prova, il capo settore direttamente alla Procura della Repubblica? Non sarebbe bastato, almeno in prima battuta, denunciare il capo settore alla Direzione Generale e al suo sindacato?

La regola nella prassi amministrativa, e tra gentiluomini, vuole che tanto il dott. Sozzi che la dr.ssa Della Villa avrebbero dovuto trasmettere i loro esposti attraverso il protocollo del capo settore, fatto salvo il loro diritto di rivolgersi direttamente, e non tramite il protocollo del capo settore, ai rispettivi sindacati in caso d’atti persecutori. La dr.ssa Della Villa, come abbiamo visto, non ha informato il suo sindacato di atti persecutori da parte del capo settore.

La regola amministrativa vuole anche che il Direttore Generale, informato di qualsiasi fatto illecito, si rivolga direttamente e subito al Responsabile del Servizio e non al primo sciacquino. Queste sono le prime regole che saltano in un popolo incivile. Sembrano queste osservazioni piuttosto cavillose, ma nel quadro investigativo acquistano molta importanza. In un paese nel quale “la legge è uguale per tutti tranne che per gli amici”, il non rispetto delle regole istituzionali è la logica conseguenza di una cultura giuridica mafiosa. La logica suggerisce che la dr.ssa Della Villa ha potuto azzardare una denuncia senza alcuna prova, e in pratica calunniosa, perché coperta dalla Direzione Generale. Ciò suggeriscono la logia ed i fatti.
“Solo in una occasione il Rao, in quelle telefonate, riferiva quanto avrebbe appreso direttamente dalla Della Villa (p.4 trascrizione prima conversazione del settembre 1997): la stessa avrebbe detto a RAO "Ma io non ho motivo di non credere a quello che mi avevano detto, che mi hanno detto in Direzione Generale. Quindi, susseguentemente a questo tipo di discorso (sic!) mi sono dovuta cautelare ”.
Il dott. Pietro Mondaini afferma fatti non corrispondenti alla realtà, anche quando non v’è alcun bisogno di travisarli. Egli, infatti, in precedenza ha scritto: “Questo fatto sarebbe stato confidato dal dr. RAO al dr. GLIELMI nel corso di conversazioni telefoniche di fine luglio 1997. La lettura delle trascrizioni in atti e, ancor più, dalla audizione delle 3 audiocassette…”

Qui scrive che la prima conversazione è avvenuta “nel settembre 1997” e che le audiocassette sono tre. Queste sono quattro: due riguardanti conversazioni telefoniche con il dott. Rao avvenute nel settembre 1997, la terza con il dott. Aldo Valenti e la quarta con il dott. Mobilia. Nei mesi di luglio e agosto non v’è stata alcuna conversazione telefonica con il dott. Giuseppe Rao.

Ciò premesso sembra che le dichiarazioni della dr.ssa Della Villa, riportate solo in parte dal giudice dott. Mondaini, non siano sufficienti a fargli comprendere il raggiro di cui è stata vittima la dott.ssa Della Villa e che, in conseguenza di questo, abbia dovuto “cautelarsi”, denunciando il capo settore..
“Tale tipo di affermazione, a ben vedere, anche qualora fosse vera, non sarebbe incompatibile con la verità dei fatti narrati in denuncia dalla Della Villa (in atti). Non è da escludere infatti, che la stessa - che in precedenza mai si era attivata per denunciare comportamenti vessatori posti in essere nei suoi confronti - abbia deciso di presentare la denuncia in questione, quando, dopo risalenti e frequenti dissidi, la stessa vedeva in pericolo la sua permanenza a Messina ad opera del suo superiore dr. Glielmi”.
Il P.M., dott. Pietro Mondani, non ha accertato se i “fatti narrati in denuncia dalla Della Villa (in atti)” siano veri e non piuttosto falsi e calunniosi, e tuttavia scrive: “Non è da escludere infatti, che la stessa - che in precedenza mai si era attivata per denunciare comportamenti vessatori posti in essere nei suoi confronti - abbia deciso di presentare la denuncia in questione, quando, dopo risalenti e frequenti dissidi”.

La dr.essa Della Villa non ha indicato alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni. Non ha presentato le prove di un solo atto persecutorio, o diverbio indicando tempo, luogo, testimoni e l’oggetto del diverbio. Alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni. Alcun atto persecutorio documentato. Non ha indicato una sola cartella clinica contraffatta per scopi personali dal capo settore.

Trattandosi di materiale cartaceo, depositato in archivio, avrebbe dovuto indicare almeno una cartella clinica. Non poteva farlo perché il capo settore non si era mai occupato della diagnostica e della terapia degli ammalati, intervenendo soltanto in quei casi per i quali gli era richiesto un suo parere, essendo essi affidati ai tre aiuti medici, che supervisionavano anche il lavoro dei tre assistenti medici dello SPDC.

Il P.M. dott. Pietro Mondaini non ha chiesto né ha fatto chiedere alla dr.ssa Lucia Della Villa: “Quali sono state le cartelle cliniche contraffatte?”. Egli non ha esperito alcun’indagine per accertare la veridicità, o la falsità delle accuse della dr.ssa Lucia Della Villa. Non ha esperito alcun’indagine per accertare “i comportamenti vessatori e i risalenti e frequenti dissidi” che, non trovando il benché minimo riscontro nella realtà, sono soltanto frutto di fantastiche ipotesi di reato, uscite dalla penna del dott. Mondaini.

Non si comprende, infatti, quando, come, dove e perché la dr.ssa Lucia Della Villa sia stata minacciata dal dott. Glielmi, perché ella stessa dichiara di avere ricevuto da lui una sola telefonata, quella del 27 giugno come ella stessa ha dichiarato all’interrogatorio reso alla Direzione Generale. E poi, nel carteggio esistono le dichiarazioni dei dottori Valenti, Mondì e Sozzi che escludono tanto le minacce tanto un litigio telefonico.

Il P.M. dott. Pietro Mondaini non ha letto neppure le dichiarazioni dei dottori Valenti, Mondì e Sozzi per accertare il contenuto della telefonata nella mattinata del 27 giugno 1977, con la quale il capo settore, per dichiarazioni degli stessi, invitava la dr.ssa Della Villa a stare tranquilla, a compilare la cartella clinica secondo scienza e coscienza e, dopo averla ultimata, di mandargliela al Centro di salute Mentale. Probabilmente, trattandosi di soggetto mentalmente disturbato, la sola richiesta di visionare la cartella clinica dovette mettere la Della Villa in grande stato di agitazione, temendo un rimprovero per quello che solo la sua mala coscienza sapeva di aver fatto (dimissioni anzitempo del malato per minacce del dott. Sozzi?)

Tutti i medici del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale “R. Margherita”, se fossero stati interrogati, avrebbero dichiarato concordemente che il capo settore si recava di rado all'ospedale "Margherita", per ordinare il servizio infermieristico e quello dei medici, e solo su loro richiesta, essendo troppo impegnato al Centro di Salute Mentale di Via Tommaso Capra per il lavoro d’istituto e di capo settore.

Se il P.M. dott. Pietro Mondaini avesse interrogato un solo medico dello SPDC avrebbe appreso ciò che tutti sapevano in città: che il capo settore non aveva alcun interesse di indirizzare gli ammalati presso il suo studio privato, ma al contrario li riceveva nell’istituzione pubblica avendo scelto di lavorare a tempo pieno, conferendo esso un maggiore punteggio per i concorsi e un maggiore stipendio. Il P.M. dott. Pietro Mondaini ignora completamente le seguenti dichiarazioni del dott. Giuseppe Rao tratte dalle registrazioni telefoniche. Avrebbero potuto illuminarlo:

Rao: [al Direttore Generale] “Se Glielmi decide di denunziare l'abuso in atti d’ufficio e il giudice gli dà ragione, guardi che lei passa guai terrificanti” ... Ora lui, spaventato su questa cosa, che cosa ha uscito fuori? Secondo me l’asso della manica che ha...

Glielmi: cioè?

Rao: …e che è l’asso di Della Villa

Glielmi: Eh! E chella [quella], Della Villa cade, cadrà l'asso Della Villa..

Rao: Eh, eh, eh.. E la però, dottore Glielmi, là..

Glielmi: Eh! Pippo, lì c’è un fatto: io per 2 anni non sono venuto al servizio di psichiatria...

Rao: Sì, sì, però quello...

Glielmi: ...impegnato com’ero.

Rao: No, no, no, ma lei.., io penso che lei faccia riferimento a quella vicenda, alla vicenda del Mirabile

Il dott. Rao si riferisce al giorno 26 giugno. Chi ha minacciato la dr.ssa Della Villa il giorno 26 giugno? Chi ha minacciato i medici del Pronto Soccorso Generale dell’Ospedale “R. Margherita” il giorno 26 giugno? Chi ha comunicato al giudice tutelare, dott. V. Laganà, la notizia che si stavano commettendo delle irregolarità per il ricovero del signor Giuseppe Mirabile?

Queste legittime e doverose domande avrebbe dovuto porsi il P.M., dott. Pietro Mondaini. Ad esse non si può dare alcuna risposta. Si può dedurre, però, dalle circostanze descritte nel carteggio che il soggetto minacciante la dr.ssa Della Villa sia stato il dott. Virginio Sozzi. Non è concepibile che un capo settore perseguiti un suo assistente medico con “risalenti e frequenti dissidi” e contemporaneamente conceda allo stesso medico una licenza di studio a spese dell’Amministrazione (contro il parere degli amministratori), per recarsi per un mese a Roma. Questa notizia il P. M. dott. Pietro Mondaini avrebbe potuto apprendere se avesse chiesto il fascicolo personale della dr.ssa della Villa, o se avesse interrogato i medici del Servizio di Psichiatria sui rapporti intercorsi tra il capo settore e gli stessi medici e nella fattispecie tra il capo settore e la dr.ssa Lucia Della Villa.

Appare chiaro che il P.M. dott. Pietro Mondaini non sa svolgere un’indagine e non sa dove mettere le mani. Nessuna domanda è stata posta alla dr.ssa Della Villa dall’ispettore di Polizia Salvatore Prestipino per chiarire le sue accuse contro il capo settore. Nessuna domanda è stata posta al capo settore per chiarire gli atti persecutori compiuti contro la dr.ssa Della Villa, o per discolparsi dall’accusa di aver manipolato a scopo personale e privato le cartelle cliniche.

L'inquirente, oltre a non indagare sugli atti persecutori e sulla manipolazione di cartelle cliniche, perché non ha posto alcuna domanda, in proposito, né all’accusato né all’accusatrice?

Non si può escludere. Dal carteggio si evidenzia che la dr.ssa Rosita Gangemi ha dichiarato che, “al di fuori di questo caso (Mirabile)”, non ha mai osservato un qualche dissidio tra il capo settore e la dr.ssa Della Villa. Del resto questa è anche l’opinione del dott. Rao, come s’è visto innanzi. Entrambi si riferiscono a dichiarazioni rilasciate loro dalla dr.ssa Della Villa e non per avere essi personalmente assistito a un litigio che, se vi fosse stato, sarebbe dovuto avvenire soltanto per via telefonica.

Il P. M. dott. Pietro Mondaini, a parte le esaurienti ed “univoche” dichiarazioni del dott. Rao, innanzi riportate, avrebbe potuto evitare di scrivere “risalenti e frequenti dissidi” se avesse letto, o ascoltato il seguente stralcio di conversazione. A lume di logica, infatti, appare assurdo pensare che un primario (“il suo superiore dr. Glielmi”) perseguiti un suo “inferiore”, l’assistente medico dr.ssa Lucia Della Villa, nel mentre che incita, o invita la stessa a collaborare ad un lavoro scientifico, che serve ad aumentare il punteggio nei concorsi. Nessun Primario, nessun Direttore d’Istituto, non solo medico, incoraggia un suo assistente, o un suo collaboratore, a scrivere un lavoro scientifico nel mentre che lo perseguita. Sarebbe il primo ed unico caso in tutto il mondo scientifico.

Glielmi: ma io gli ho fatto un lavoro a lei e pure a te, ci sta pure il tuo nome lì...

Rao: si, sì, lo so, lo so

Glielmi: …come si fa?.. E' stata l'unica cartella clinica e ho detto: "falla così, allarga...”

Rao: mah, io dottor Glielmi debbo dire che ho un'idea su questa cosa, io sono convinto che questa cosa è stata il pretesto per.., secondo me è stata una cosa pretestuosa, presa a balzo da Poli per.., per farla fuori come capo settore

Glielmi: va bè, ma questa, Della Villa mi calunnia, hai capito qual è il discorso?.. Eh! Non solo mi calunnia, lei scrive: “...a conoscenza di questo esposto, è disponibile ad ogni chiarimento che si dovesse rendere utile in presenza di testimoni, operare anche in presenza di testimoni - cioè - tali pressioni operate anche in presenza di testimoni”, eh, chi sarebbero questi testimoni, i medici del servizio di psichiatria veramente possono..?

Rao: no, presumo che faccia riferimento agli infermieri e a quel.., perché lei fa riferimento alle pressioni di quel pomeriggio [26 giugno, giorno del ricovero del Mirabile]

Glielmi: e chi le ha fatte quel pomeriggio le pressioni? Eh! Lei si contraddice, tra le altre cose.

Rao: no, no, ma dottore Glielmi lei sa che…

Glielmi: le pressioni quel pomeriggio lì, il 26, non le ho fatte mica io

Rao: dottor Glielmi, lei sa.., lei conosce la Della Villa; io sono convinto che qualcuno ha giocato con la Della Villa; tant'è vero che, se lei ci fa caso, la denunzia di Della Villa è notevolmente postecedente rispetto alla denuncia del Sozzi.

Glielmi: E' fatta il 10/7

Rao: ecco, rispetto a quella del Sozzi che è fatta molto prima

Glielmi: Ma tu l' hai vista, ne hai preso conoscenza?

Rao: no, "vista" non l' ho vista

Glielmi: vuoi che te la leggo?

Rao: no, ma poco cambia, perché immagino chiddu chi c'è scrittu [quello che c’è scritto]; tra parentesi io conosco.., conosco la Della Villa e so che quando sostanzialmente Lucia praticamente è incavolata, è infervorata, no come dire… Tenga conto di una cosa, cioè: nella sua mente in quel momento, quando Lucia scriveva queste cose, le scriveva con lo spirito di una che è convinta che qualcun'altro, cioè nella fattispecie lei, gli sta facendo una ritorsione, per cui…

Glielmi: eh, ma la ritorsione dove sta? Io non l' ho mai fatta questa (ritorsione).

Rao: Ma difatti la rabbia che ho io in questa vicenda, vede dottore Glielmi, la rabbia che ho io in questa vicenda…

Glielmi: Pippo, io sto incazzato perché in effetti io il 21 avevo detto: "me ne voglio andare", io a Pracanica quando l' hanno fatto (Direttore Sanitario).., sai che ho rapporti buonissimi di amicizia con Pracanica…..

Rao: Sì, lo so

Glielmi: ...lo andai a salutare e gli dissi: "Pippo, se a te io non ti sto bene come capo settore me lo dici che io me ne vado". E’ chiaro?

Rao: Loro ora.. Comunque, io di questa cosa ho parlato sia con Poli che con De Martino (Direttore Amministrativo).

Glielmi: E che dicono?

Rao: Loro dicono sostanzialmente questo: i fatti dei 90 giorni sono una scusa per fare arrivare il giorno della pensione
“E infatti, il dr. Rao, sentito il 26/11/97, ha pienamente confermato queste conclusioni, dichiarando di non essere a conoscenza diretta di una strumentalizzazione di della dr.essa Della Villa da parte della direzione generale e di non avere mai detto al dr. Glielmi che la dr.essa Della Villa gli avrebbe confidato che quanto narrato nell'esposto non era veritiero; ciò, nonostante, probabilmente, il Rao non fosse a conoscenza del fatto che le sue conversazioni con Glielmi fossero registrate”.
Il P.M. dott. Pietro Mondaini teorizza una nuova tesi investigativa che nella pratica si traduce nel non dare credito alle registrazioni telefoniche, perché i criminali, come le persone perbene, nelle loro conversazioni mentono, mentre, se sono interrogati da un ispettore di Polizia, dicono la verità come in confessionale. Egli dà un credito assoluto ad insignificanti e retoriche dichiarazioni del dott. Rao all’ispettore di Polizia, le quali “pienamente confermano queste conclusioni”. Non dà nessun valore alle dichiarazioni comunicate al capo settore per telefono, “nonostante il Rao, probabilmente, non fosse a conoscenza del fatto che le sue conversazioni con Glielmi fossero registrate.”

Chi avrebbe dovuto parlare al dott. Giuseppe Rao della strumentalizzazione di Della Villa affinché egli ne avesse una “conoscenza diretta”? La Della Villa? Il Direttore Generale? Solo uno sprovveduto può pensare che la dr.ssa Della Villa abbia dovuto confidare al Giuseppe Rao, di essere stata strumentalizzata; solo uno sprovveduto può pensare che il Direttore Generale confidasse ad alcuno di avere strumentalizzato la dr.ssa della Villa. Fatti del genere non si confidano neppure al proprio partner, nel letto, per non averne una condanna morale, a meno che no si tratti d’una coppia di criminali.

La tesi della strumentalizzazione di Della Villa, sostenuta più volte dal dr. Rao, è una verità dedotta attraverso un procedimento logico in conseguenza delle confidenze di Della Villa e di quanto da lui appreso in una riunione di “quasi un’intera giornata” ed in altri colloqui con il dr. Poli nei quali si è deciso di “fare fuori il dr. Nicola Glielmi per fare spazio al dr. Gino Gennaro”. (v. dopo Rao e Mobilia).

Par di capire che il dr. Pietro Mondaini ritenga che il capo settore abbia scritto il falso, mentre le accuse di della dr.ssa Della Villa siano veritiere. Come prova di questa tesi riporta la testimonianza del dr. Giuseppe Rao, il quale dichiara “di non avere mai detto al dr. Glielmi che la dr.essa Della Villa gli avrebbe confidato che quanto narrato nell'esposto non era veritiero”.

Il dr. Giuseppe Rao come avrebbe potuto fare una dichiarazione diversa? Assolutamente non avrebbe potuto, perché la dr.ssa Lucia Della Villa, per quanto isterica e/o oligofrenica, non avrebbe potuto mai confidare al dr. Rao di “aver scritto un esposto non veritiero”. La dr.ssa Della Villa gli ha confidato che “era stata chiamata dalla Direzione Generale e che per cautelarsi contro un eventuale trasferimento a Mistretta aveva fatto la denuncia contro il capo settore”. Che altro avrebbe dovuto confidare?

Dopo tanta difesa di Della Villa, senza cercare uno straccio di prova alle sue accuse, difendendo l’indifendibile, a costo di arrampicarsi sugli specchi, è difficile credere che il dr. Pietro Mondaini non si sia reso conto della strumentalizzazione di Della Villa da parte della Direzione Generale.

Tanta difesa non è una prova d’acutezza d’ingegno, o di perspicacia investigativa. Il capo settore ed il medico dott. Mondì hanno la colpa di aver denunciato un potente Direttore Generale, mettendo lui Pubblico Ministero, di fresca nomina, nei guai. Si sente in un cerchio di fuoco e per uscirne, senza mettersi contro il potente manager, non trova di meglio che mettersi contro la legge, contro il ruolo, contro la verità dei fatti e contro la ragione. Egli mistifica sistematicamente tutti i fatti in maniera scandalosa.

Il procedimento penale contro i dottori Poli, Sozzi e Della Villa non può interessare alcuno, ma per la condotta del P.M. dott. Pietro Mondaini, interessa La Giustizia ed il modo di usare la Giustizia.
“ Quanto al punto 2) sopra evidenziato, vale solo la pena di osservare che, avendo valutato la opportunità, la Direzione Generale, essendo venuta a conoscenza dell'esposto, ha avviato un procedimento disciplinare a carico dei dr. Glielmi ; tale comportamento, oltre a non consistere in abuso d'ufficio, non pare neanche collocarsi utilmente nell' ipotizzato concorso della Direzione Generale o di chi per essa nella calunnia asseritamente commessa dalla dr.essa Della Villa nell' ipotizzato concorso della Direzione Generale o di chi per essa nella calunnia asseritamente commessa dalla Dr.essa Della Villa”.
IL P.M. dr. Pietro Mondaini è contorto, confuso e imbroglia i fatti, le carte e le leggi. La Direzione di qualsiasi Azienda può, anzi deve avviare un’indagine su un suo dipendente, accusato di reati. Questa iniziativa non costituisce abuso d’ufficio. Però esistono norme procedurali di diritto civile e amministrativo, e una normativa sindacale a garanzia del dipendente indicato come “colpevole”. Perché una cosa è avviare un procedimento disciplinare ed altra cosa è avviare il procedimento disciplinare per giungere alla condanna del dipendente senza avere prima sentito le sue ragioni. E’ un principio costituzionale il diritto al contraddittorio che in questo caso è stato palesemente violato. Se nel comportamento del dr. Francesco Poli non si ravvisa l’abuso d’ufficio, bisognerà riscrivere la Costituzione, i codici e le norme che regolano il vivere civile.

Il dr. Giuseppe Rao, segretario regionale della CISL Medici, così dice nella sua conversazione:
“gli ho anche detto [al Direttore Generale] che qualunque decisione loro prendono, se è una decisione negativa, al 99,99999 per cento, il pretore del lavoro darà ragione a Glielmi e a Mondì, perché io continuo a sostenere che da un punto di vista tecnico lui non poteva iniziare il procedimento del recesso, qua non ci sono dubbi alcuno sulla motivazione addotta [sequestro di persona N.d.A.].”
Ed aggiunge:
“ e gli ho detto: “ma anche qualora ci fosse la denunzia alla Procura, lei come si fa a sostituire alla Magistratura ordinaria? perché l'unico problema, tutto da dimostrare, a mio modo di vedere, Glielmi lo può avere soltanto dalle eventuali minacce alla Della Villa. Punto. Perché su tutta la prima parte Glielmi è inattaccabile, perché il T.S.O. è un atto medico, lui lo ha fatto in scienza e coscienza, dovete andare a dimostrare che non era.., che non era valido; come fate a dire che praticamente ha ragione uno come Sozzi che ha 10 anni di esperienza e non uno come Glielmi che è primario da trenta, da 20 anni”.
Per il provvedimento di recesso, sostituito da un provvedimento di mobbing con trasferimento all’ospedale psichiatrico “L. Mandatari” per Glielmi e a Mistretta per il dott. Mondì, v’è senza alcun dubbio un abuso d’ufficio da parte del manager. Qual é l’interesse del Direttore Generale perché possano crearsi le condizioni previste dall’art. 323 del c.p.? Su tale interesse avrebbe dovuto indagare la Procura della Repubblica. Comunque lo indica il dr. Giuseppe Rao:

Rao: Soltanto che a loro, qua ritorniamo al discorso originario, che cosa interessa a loro fondamentalmente?

Glielmi: Mandarmi via

Rao: Ma non tanto.., cioè che lei non faccia il capo settore

Glielmi: Eh!

Rao: :..Chistu è u discussu [questo è il discorso] Perché loro devono mettere come capo settore Gino Gennaro, che gode della totale fiducia di Poli; perché Poli ha l'interesse di avere Gennaro capo settore

Glielmi: E che tipo di interesse può avere?

Rao: Ma perché praticamente Gennaro gli garantisce sostanzialmente quella.., quel tipo di progettualità di cui Poli ha bisogno.

Glielmi: Cioè?

Rao: Mah, sostanzialmente tutta la parte organizzativa legata praticamente alla chiusura dell'ospedale psichiatrico, i piani di riconversione..

Glielmi: Eh, ma io.., le avevo presentate anch'io queste cose.….Io il lavoro l’ho fatto, eccome

Rao: Deve sapere che il paradosso, no?.. L'altra volta parlando con Poli, lui mi diceva, dice: "ma voi su questa cosa, voi che idea avete su questa cosa della chiusura..?", "guardi, dottore Poli, se noi vogliamo parlare seriamente bisogna cominciare tutto in maniera paradossale dalla relazione Glielmi, cominciamo dalla relazione Glielmi e da là possiamo incominciare a discutere"

Glielmi: Eh!

Rao: La verità è che, dottore Glielmi, iddi [essi] avevano bisogno di piazzare Gennaro, non so..., non so neanche tra parentesi neanche quali...

Glielmi: Ma per motivi di imbrogli forse di cooperative, di cosa...

Rao: Ma questo non lo so, questo non lo so e non ci credo...perché non penso che Gennaro si presti a questa cosa. Non lo so. Tenga conto che lei è il primo della lista, perché a ruota verranno Armellini, Martelli, che ora c'è questa sorta di meccanismo...

Glielmi: Pigneri si salva?

Rao: Mah, la Pigneri ha il vantaggio di essere giovane, ecco...tranne che se non combina qualche cosa di eclatante.. Viene molto più facile dire ad Armellini: "vattene in pensione, sennò ti succede.., ti finisce…”

Glielmi: Pippo, ma se mi dicevano "vattene in pensione", avrei detto: "okay"...

Rao: :...lo so, io guardi su questa vicenda, ripeto, a Poli l'altro giorno ho detto chiaramente: "lei su questa cosa ha preso una cantonata, tranne che, tranne che – gli ho detto in maniera provocatoria - lei con la scusa della cantonata si è voluto fare fuori Glielmi e allora qua il discorso, voglio dire, cade. Attenzione che però a mio modo di vedere su questa cosa Glielmi si può prendere qualche bella soddisfazione...”

L’informatissimo dr. Rao è attendibile in tutte le sue dichiarazioni telefoniche per le sue funzioni di sindacalista. Egli anticipa la cacciata dei dottori Candido Armellini, Claudio Martelli e Francesco De Natale, con minacce, ricatti e mobbing. Il dr. Pietro Mondaini per queste gravi dichiarazioni avrebbe dovuto avviare un’indagine sul Direttore Generale e sulla psichiatria messinese. Non v’è alcuna prova che il dr. Rao tenga un comportamento “amichevole” verso il capo settore, secondo l’opinione del Pubblico Ministero. Sembra piuttosto ch’egli, essendo segretario regionale della CISL Medici abbia favorito la nomina del dr. Gennaro a capo settore per essere quest’ultimo il segretario provinciale della CISL medici. A riprova di questa tesi si riporta dalla conversazione del dr. Giuseppe Mobilia, segretario regionale SNAOS, con l’avv. Giuseppe Mondì:

Mobilia: … io sono sindacato; al sindacato si va al problema.

Mondì: Mh!

Mobilia: Millenovecentonovantacinque circa...

Mondì: Mh!

Mobilia: ... posso sbagliare, più o meno (...) -, era stato deciso che doveva venire a Messina un certo Gennaro..

Mondì: Nel '95 era stato deciso

Mobilia: Sì, nel '95. Un certo Gennaro (...), da allora in poi hanno cercato tutte le scuse possibili per fare fuori Glielmi, amministrativamente

Mondì: Posso farle una domanda? Perché - io non capisco - perché questo Gennaro doveva venire a Messina?

Mobilia: ...lei fa l'avvocato e sa..

Mondì: Cioè il discorso che Glielmi.. Secondo me, anche per il fatto che Glielmi è una persona onesta e ininfluenzabile e magari..

Mobilia: Conosco però che esiste la politica, perché da quando sono (...) negli ospedali (....) c’è la politica, c'è la mafia, c'è la massoneria..…. è stato in carcere Poli

Mondì: Sì. Per esempio io so che lui fa capo a Ferrarello che è un personaggio un po’ discusso

Mobilia: C'è Totò Riina alle spalle

Mondì: Totò Riina. E' un nome un po’ grosso

Mobilia: [alle spalle ] di Ferrarello.

Il dr. Pietro Mondaini non ha indagato su questi aspetti, pur avendo avuto chiare indicazioni. Basterebbe, infatti, questo stralcio di conversazione per avviare un’indagine sulla penetrazione della mafia nella pubblica amministrazione per aggiudicarsi opere, appalti, contratti di ogni genere, posti di lavoro dati agli amici e agli amici degli amici, senza ch’essi abbiano le necessarie competenze.
“Né pare degno di rilievo quanto emerge dalla telefonata intercorsa tra Glielmi e Valenti, essendo evidente che, vi sono contenute unicamente considerazioni di natura personale”.
Nella telefonata tra Glielmi e Valenti è chiarissimo il tentativo di subornazione di testimonianza, che andrà in porto. Il P.M. dr. Pietro Mondaini definisce tale tentativo “unicamente considerazioni personali”. Il dr. Valenti quando sarà interrogato dall’Ispettore di Polizia Salvatore Prestipino, dopo la subornazione, confermerà tutte le dichiarazioni contenute nella relazione sui fatti del 26 e 27 giugno, ma aggiungerà una falsa testimonianza sullo stato di salute del signor Mirabile. Il commissario di Polizia dr. Mario Gaggeggi sottolineerà la falsa testimonianza che è la seguente: “secondo me il paziente Mirabile non meritava di essere ricoverato”. In un procedimento penale nel quale il capo settore è accusato di sequestro di persona per il ricovero di un malato, una tale dichiarazione sembra essere decisiva per una condanna.

La dichiarazione sottolineata dal dr. Gaggeggi è doppiamente una falsa testimonianza: primo perché uno psicologo non è abilitato a dare un’opinione diagnostica e a porre una diagnosi, che per essere sottolineata significa che in questi termini, con molta malafede, è stata recepita dall’inquirente; secondo perché il dr. Valenti non era presente alla visita del malato e durante tutto il tempo della durata della visita era in un’altra stanza a telefono con sua moglie. Quale è il prezzo pagato per ottenere tale falsa testimonianza? Il dott. Aldo Valenti ai primi di luglio era stato sottoposto a mobbing dal Direttore Sanitario, dr. Giuseppe Pracanica, con un ordine di trasferimento da Messina a Barcellona Pozzo di Gotto, trasferimento che, il dr. Giuseppe Pracanica non avrebbe potuto fare senza una proposta del capo settore.

Il dr. Valenti abita a Reggio Calabria e lo spostamento tutti i giorni da Reggio a Barcellona comporta una fatica e un spesa che si possono augurare solo ai nemici: un’automobile al porto di Reggio Calabria per tornare a casa, un automobile al porto di Messina per recarsi a Barcellona, il tempo impiegato per il viaggio di andata e ritorno e permanenza sul luogo di lavoro minimo 10 ore.

Il beneficio promesso, dunque, per la falsa testimonianza è il rientro a Messina e successivamente il trasferimento a Reggio Calabria, come in realtà accadrà. Si può comprendere il dramma di una persona che per guadagnare quattro soldi, rientra disfatto la sera a casa, ma questo non giustifica la falsa testimonianza. Questa, la calunnia, i ricatti ed altri fatti intimidatori sono all’ordine del giorno nella pubblica amministrazione. Questi fatti la Giustizia dovrebbe punire esemplarmente perché una persona è distrutta giornalmente, poco alla volta, giorno dopo giorno, ma spesso l’esasperato lavoratore quando ricorre dalla Giustizia è anche punito.

Ma adesso vediamo la subornazione.

Il signor Lorenzo Alosi, ausiliario presso il Centro di salute mentale di Barcellona Pozzo di Gotto invita il Dr. Valenti ad “aggiustare le cose”, e lo incita a chiedere scusa al signor Miano, capo del sindacato cui è iscritto il dr. Virginio Sozzi al quale, a dire dell’Alosi e del Miano, avrebbe dato delle percosse. Lo sollecita, nel “suo interesse”, a riappacificarsi con il Sozzi. Ma, nessun litigio, neppure verbale, è mai avvenuto tra il dr. Sozzi e il dr. Valenti. Non c’è che da inventarlo. Il signor Alosi non chiede al dr. Valenti di testimoniare contro il Capo Settore il quale non è neppure nominiamo, ma di riappacificarsi con il dr. Sozzi: “basta una semplice telefonata di scuse al signor Miano”.

Dire o far capire “devi rappacificarti col dr. Sozzi”, significa avere l’anima candida del paciere. Questo è un messaggio mafioso classico. Il P.M. dr. Pietro Mondaini ed il GIP dr. Eugenia Grimaldi non lo hanno saputo o voluto cogliere. La minaccia larvata è quella di restare a Barcellona. “Il suo interesse”, compenso dopo la riappacificazione, il benevolo accoglimento della domanda di trasferimento da Barcellona Pozzo di Gotto a Messina e poi a Reggio Calabria. Chiunque avesse avuto famiglia a Reggio Calabria, e costretto a viaggiare tutti i giorni si sarebbe piegato alle richieste del manager, che non giungono direttamente da lui, ma tramite un ausiliario, iscritto allo SNAOS, e attraverso una lunga fila di squallidi personaggi, con un linguaggio mafioso perché la richiesta non è di commettere un crimine, ma addirittura di riappacificarsi.

Giacché il dr. Pietro Mondaini con molta leggerezza racchiude l’intera conversazione in due righe: “essendo evidente che, vi sono contenute unicamente considerazioni di natura personale”, si riporta stralcio della stessa.

Glielmi: Che ti diceva Alosi?

Valenti: che lui aveva parlato con Miano......siccome è amico, diciamo, tra virgolette di Miano gli ha confidato tutto…. tutta la manovra…. che dice che a me mi hanno buttato fuori di là perché io mi ero permesso di alzare le mani a Sozzi.

Glielmi: Alzare le mani a Sozzi?…E quando mai?

Valenti: Eh, lo so. Dice che loro appunto mi hanno attaccato [trasferito a Barcellona], per questo fatto, e poi perché ero il tuo fedelissimo collaboratore….Però se io faccio una telefonata chiedendo scusa per quello che ho fatto, loro mi avrebbero diciamo perdonato [e fatto rientrare a Messina].

Glielmi: Perdonato !

Valenti:

Glielmi: E niente di meno, tu dovresti telefonare a Miano?

Valenti: Sì, sì

Glielmi: Io so che Miano è stato ricevuto con Sozzi e con la Mangano dal direttore generale

Valenti: Sì, questo lo sapevo io

Glielmi: (Miano) si vantava che era molto amico del segretario del direttore generale.

Valenti: Sì, di Toscano…Lei si ricorda che allora avevano cominciato a chiedere di me? Era perché lui ( Miano) praticamente stava aizzando ….L'attacco era contro di lei diretto, e poi di conseguenza mi hanno detto: siccome io ero là..

Glielmi: si, ma io il discorso lo vedo un poco diversamente, cioè nel senso che l'attacco è stato rivolto contro di te...

Valenti: Eh!

Glielmi: ...perché Sozzi che cosa scrive nella sua.. [denuncia] ?

Valenti: Scrive che io là facevo… compiti “prettamente amministrativi”

Glielmi: Prettamente amministrativi, laddove tu facevi tutt'altro, facevi altro che compiti amministrativi! ...era un attacco contro di te perché praticamente tu occupavi il posto di Mangano......perché la Mangano adesso fa.., svolge lei tutte le funzioni. Ho parlato con Catinello, il quale mi ha detto che non gli fanno fare niente, manco le fotocopie. Senti, ma non pensi piuttosto che Miano abbia mandato avanti l'Alosi per far... ...per farti la comunicazione?.. E scusa, chella è 'na comunica...[quella è una comunicazione…]

Valenti: Sì, l'hanno utilizzato pure in questo senso qua

Glielmi: Eh, difatti la comunicazione che se tu telefoni......e chiedi scusa...

Valenti: Sì, sì, sì. Perché Alosi mi ha detto.., siccome io gli ho detto a Alosi: "va bè, Alosi, io comunque non ne faccio di queste cose [dichiarare il falso]; io quando sarà il caso, ci sarà l'occasione, chiarirò tutte le calunnie, le diffamazioni che mi sono state fatte”, allora Alosi mi ha detto: "ma lei che fa, invece di risolvere i problemi - dice – li vuole inasprire? - Dice - Qua basta una telefonata - dice - e sistemiamo tutto", ci dissi: “io telefonate non ne faccio" ci dissi

Glielmi: "Sistemiamo tutto" in che modo?

Valenti: In che modo?.. Che avrebbero ritirato le accuse contro di me [e quindi fatto rientrare a Messina]

Glielmi: Ah!

Valenti: Eh! Questo è quello che mi ha detto Alosi

Glielmi: Eh, ma noi da.. Diciamo, uno dalla parte dell'accusatore diventa accusato?

Valenti: Esatto. Io sono stato calunniato, questa è la mia....Sono stato calunniato e diffamato da queste persone

Glielmi: soprattutto dalla Mangano, la quale ha detto che tu..

Valenti: Esatto, eh, "che io gridavo". Sozzi, gli ha detto tutte quelle cose là......che io poi l'ho tirato per il braccio, non mi dovevo permettere: ma quando mai queste cose! Io spero, guardi, che ci sia.., ci sarà l'occasione e vedremo poi.

Il significato della conversazione è chiarissimo, solo il dr. Pietro Mondaini non lo comprende.

Non si ha notizia di una telefonata del dr. Valenti al signor Miano perché egli “non fa di queste cose”, che Andrea Camilleri chiamerebbe “cose vastasi” e che in lingua italiana significano prendere accordi per una falsa testimonianza, per “essere perdonato” e, quindi, rientrare a Messina. C’è da supporre che il Miano o un suo messaggero gli abbia detto più o meno così: “puoi confermare i fatti come li hai descritti, ma è necessario che nell’interrogatorio della Polizia dichiari che secondo te il malato non meritava di essere ricoverato. In compenso per questa dichiarazione tornerai a Messina”

“Anche in ordine al secondo procedimento disciplinare sorto a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla stampa valga solo la considerazione che trattasi, nella fattispecie, di valutazioni di opportunità e merito, non essendo evincibile alcuna violazione di legge; tale fatto deve più propriamente inquadrarsi in ambito, civilistico, di rapporto d'impiego”
Assolutamente falso: non vi è stato alcun secondo procedimento disciplinare contro il capo settore, come ampiamente dimostrato innanzi. Si chiede, piuttosto, al P. M. dott. Pietro Mondaini: “Perché non ha indagato e perché non fa alcun cenno sull’accusa formulata contro il dott. Francesco Poli per avere egli diffamato pubblicamente a mezzo stampa i dottori Glielmi e Mondi, accusandoli di “sequestro di persona” e prima che gli stessi fossero da lui sentiti?”. Il P.M. dott. Pietro Mondaini andrebbe processato al Tribunale di Strasburgo per quello che scrive e per le omissioni d’ufficio.
“Perde consistenza, infine, anche la denunziata minaccia: il dr. Glielmi ha dichiarato di essere stato gravemente minacciato dal Mobilia; la minaccia sarebbe stata posta in essere al fine di acquietare il dr. Glielmi sulle posizioni della Direzione generale (che, secondo lui, favoriva il sindacato S.N.A.O.S. al quale non apparteneva) e sarebbe consistita nel prospettargli quanto accaduto a tale dr. Oteri. Quest'ultimo, sentito, ha dichiarato che l'incidente occorsogli è avvenuto ad opera del figlio di un suo carissimo amico (implicitamente sostenendo la natura non dolosa di tale fatto) e di non avere avuto alcun tipo di minaccia, né velata né palese, sul posto di lavoro né altrove”.
Il primo mercoledì del settembre 1997, una macchina di grossa cilindrata strinse il capo settore in una curva per spingerlo fuori strada. Dopo due giorni sulla stessa strada l’autista di un camion-betoniera, che viaggiava in senso contrario e in discesa, manovrò per andargli addosso. Evitò lo scontro frontale, inerpicandosi nella stradina che, dal suo lato immetteva, in salita, in una villa privata, per fortuna, priva di cancello e d’altro sbarramento.

Probabilmente, questi due scampati pericoli furono accidentali, non voluti dagli imprudenti e ignoti guidatori. Rispondevano, però, assai bene agli “avvertimenti” che, la domenica precedente, gli erano stati fatti dal dr. Giuseppe Mobilia, segretario regionale del sindacato medico SNAOS, al quale il dr. Virginio Sozzi aveva mandato il 27 giugno 97, per conoscenza, l’esposto sul caso Mirabile.

Il capo settore era tornato da qualche ora dalle vacanze ed il dr. Giusepe Mobilia, gli aveva telefonato dicendo che doveva comunicargli notizie urgenti. Il dr. Mobilia fu invitato a cena ed il capo settore ebbe il piacere di rivederlo insieme alla di lui moglie. Il dr. Giuseppe Mobilia affermava in presenza della moglie e di altre persone che in una riunione con il dr. Francesco Poli, manager dell’AUSL n. 5, con altri tre sindacalisti di cui non volle fare i nomi, era stata decisa la sua “eliminazione” per far posto ad altro medico. Diceva che a tale decisione egli aveva aderito malvolentieri e solo alla condizione che “si scippasse la testa al nuovo capo settore al suo primo errore”. Un bel modo di difendere una persona che si dichiara di stimare!

Lo, invitava, quindi, perentoriamente, a starsene tranquillo, attendendo il pensionamento e mettendo da parte eventuali propositi di denunce penali contro il manager, perché diversamente “avrebbe potuto avere un infarto o un incidente automobilistico, come accaduto al primario del suo reparto di ginecologia, dr. Oteri”. Di costui il capo settore nulla sapeva, se non il fatto, riferitogli, nell’occasione, che era costretto su una sedia a rotelle in conseguenza di un incidente automobilistico.

Il capo settore ebbe paura. Denunciare le minacce? Sarebbero state smentite, correndo il rischio anche di essere, a sua volta, denunciato. La cosa migliore che potesse fare, per disinnescare il pericolo minacciato, era quella di incontrare il medico sindacalista dello SNAOS, dr. Giuseppe Mobilia, in presenza dell’avvocato Giuseppe Mondì, affinché il Mobilia rendesse noto alle persone da cui provenivano le minacce, che gli “amichevoli” consigli erano stati riferiti a persona che aveva prerogative testimoniali pressoché notarili.

L’avvocato Giuseppe Mondì, fratello del dr. Pietro, registrò la conversazione avvenuta, dopo qualche giorno, nell’ufficio medico del reparto di ginecologia dell’ospedale “R. Margherita”. Il capo settore apprese così l’utilità della registrazione delle conversazioni che non aveva mai usato per i suoi pazienti e trovò che il metodo poteva essergli utile per la difesa del suo onore, considerato che gli amici gli voltavano le spalle, tanto facilmente, pretendendo addirittura di essere ringraziati e di meritare un invito a cena.

Queste le ragioni, in un ambiente a mentalità fortemente mafiosa, che hanno spinto il capo settore a registrare alcune conversazioni telefoniche. Il P. M. ha condotto un’indagine, interrogando il dr. Oteri il quale ha dichiarato la sua esclusiva responsabilità nell’incidente. Non spetta al capo settore dubitare di queste dichiarazioni. Ma il P.M. dr. Pietro Mondaini ha concluso che se le dichiarazioni sull’incidente del dr. Oteri sono false, altrettanto lo sono le accuse di minacce.

Il dr. Giuseppe Mobilia ha rappresentato l’incidente come causato da vendetta, senza dirne i motivi e senza illustrarne la dinamica. False risultano le dichiarazioni del dr. Mobilia al capo settore, ma rappresentate come minacce. La rappresentazione di un incidente automobilistico dovuto a motivi di vendetta è prova della minaccia che assume forma inquietante. Non si comprende, infatti, il motivo per il quale il dr. Giuseppe Mobilia avrebbe dovuto parlare dell’incidente del dr. Oteri “dovuto a ritorsione e vendetta”, se non rientrasse nel quadro di una grave minaccia.

L’indagine condotta sulle cause dell’incidente del dr. Oteri, anche se necessaria, diventa il tema principale e si assiste allo spostamento dell’oggetto che è, e doveva essere, il sequestro di persona per quanto riguarda il lavoro dei giudici dr. Niccolò Crascì e dr.ssa Daria Orlando; la calunnia, la diffamazione e l’abuso d’ufficio, per quanto riguarda il lavoro dei giudici dr. Pietro Mondaini e dr.ssa Eugenia Grimaldi. Vediamo ora la conversazione del dr. Giuseppe Mobilia con l’avv. Giuseppe Mondì, dalla quale si rileva che le minacce ci sono state e nei termini denunciati dal capo settore, anche perché il dr. Mobilia sta in guardia davanti alle domande dell’avv. Mondì che acquistano un valore inquisitorio.

Mondì: Ora è successo.., io questo volevo chiarire: mi sono convinto a venire qua perché è successo un piccolo incidente al dottore Glielmi, cioè ieri gli hanno.., lo hanno stretto con una macchina targata Catania Siccome sappiamo che lei aveva fatto un discorso

Mobilia: No, io non ho fatto nessun discorso, io ci ho detto: “Dopo, (...), non ti lamentare (....)”

Mondì: Siccome mi ha detto questo, ho detto: "Chissà se ci può aiutare il dottore Mobilia" perché qua la cosa sta prendendo una piega diversa...

Mobilia: (...)?

Mondì: ...se ci può dare qualche dritta per uscire da una situazione che sta diventando pesante

Mobilia: ...dottor Mondì, Stancanelli è l’attuale capo di Catania

Mondì: ..Mi deve ascoltare. Lui mi ha riferito (...) dice: "A me, me l'aveva detto Mobilia che mi volevano fare fuori", cioè, c'erano delle minacce

Mobilia: Fare fuori amministrativamente, non “fare fuori” perché l’ammazzavano; fare fuori amministrativamente.

Mondì: Siccome lui quando l’ ha riferito, lei (...) nella frase che gli ha detto, lei ha detto: “Che (...) fare fuori come quando uccisero a (...)”

Mobilia: Ma questi sono discorsi così, diciamo, campati in aria; (...) le prove di quello che..

Mondì: (...) l'aveva sentito (...)

Mobilia: No, no, no, l'unica verità che è stata detta (...), perché io sono onesto con me stesso e con gli altri, ho detto: "Vedi che ti devono fare fuori", ma fare fuori amministrativamente (...) [La considerazione che il dr. Mobilia sia intervenuto dopo che il dr. Glielmi “era stato fatto già fuori amministrativamente” avendo egli letto la delibera esposta all’albo dell’Ospedale Margherita, è la prova più certa che egli sia intervenuto con minacce per farlo desistere dal proposito di azioni legali contro il dr. Poli.[n.d.a.]

Mondì: Dunque, il discorso che lei aveva riferito..

Mobilia: No, era metaforico, ho detto solo: "Non spingerti oltre nelle denunce penali, perché tu hai la tua età, ti stressi col cuore, (...), ti stressi con la psiche, ti crei inimicizie che ti potrebbero cagionare dei danni gravi, danni gravi che potrebbero essere, un licenziamento, un arresto..”...Sì. ..."un licenziamento, un arresto, o un incidente", ma l'incidente...

Mondì: Ma l'incidente..

Mobilia: Ma “l’incidente” (...) l' ho detto, l’ ho detto in buona fede senz'altro, non in mala fede. Siccome ho detto (...) che hanno investito il primario che gestisce… Oteri, il dottor Oteri…..Il dottor Oteri è sulla sedia a rotelle

Mondì: E questo, secondo lei, è stato fatto apposta?

Mobilia: Non lo sto dicendo io, lei lo sta dicendo

Mondì: (....)

Mobilia: (...) ora non sanno più chi è (...), ci fannu l'incidente di macchina

Mondì: Ho capito. Va bene (...)

Mobilia: Ci dissi: "Stai attentu quannu cammini ommi quacchi machina.. (...)", ma l'ho detto affettuosamente e scherzosamente, non è che io quando (....) ho detto: "Avemu ammazzari a Glielmi" (...) [Gli dissi stai attento quando cammini che qualche macchina…”, ma l’ ho detto affettuosamente e scherzosamente, non è che io quando (…..) ho detto: “Dobbiamo ammazzare Glielmi.]

( rivolto a Glielmi ): Secondo me tu devi fare una sola cosa: vivere calmo e tranquillo questi due.….questi 60 giorni che ti mancano alla pensione; non attaccare nessuno, non denunciare nessuno, non fare incazzare a nessuno e pigliarti la buona uscita e andartene. Questo è il mio consiglio (...). Quannu tu fai (...), puoi rischiare un infarto, puoi rischiare l’angina pectoris, puoi rischiare un ictus, puoi rischiare (...) Secondo me rischi (...), (...)

Mondì: Perché uno se ne deve andare..

Mobilia: Dalla guerra cosa può venire?

Mondì: Niente. E allora tanto vale, come dice lei, di farlo investire dalla macchina.

Mobilia: Loro volevamo portare Gennaro qua……
P.Q.M.,
Letti gli artt. 408 c.p.p. e 125 att. c.p.p., trasmette con richiesta di archiviazione perché gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio.

Messina, lì 12/05/99 Il sost. Procuratore della Repubblica Dr. Pietro Mondaini.
Quando non si rispettano il principio di realtà dei fatti, delle leggi, dei codici, dei ruoli e delle funzioni che la civiltà giuridica ha prodotto, si apre in tutti la porta del farabuttismo dialettico adolescenziale inconscio, come malattia sociale, dove l’innocente viene messo in croce come vittima sacrificale.


 
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