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Home --> Rubriche --> Spazio Editoriale Aperto --> Il caso clinico-giudiziario di Giuseppe Mirabile - CAP 15/A

di Nicola Glielmi, argomento: Società e Costume

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Il tribunale di Messina vede due medici imputati di "sequestro di persona e abuso d'ufficio" per avere ricoverato il signor Mirabile Giuseppe con TSO al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, essendo affetto da "psicosi a margine", perché viveva da solo, e perché rifiutava la terapia farmacologica. Il Presidente Mario Samperi del Tribunale di Messina il 6 marzo 2002 assolve il dr. Pietro Mondì con la formula "Perché il fatto non sussiste". Il 26 aprile 2002 il Presidente Luigi Faranda del Tribunale di Messina assolve il dr. Nicola Glielmi con la formula "Perché il fatto non sussiste". Pubblichiamo una serie di articoli a firma del Prof. Glielmi inerenti l'accaduto.

IL P.M. DOTT. PIETRO MONDAINI. IL PROCEDIMENTO PENALE A CARICO DEL DOTT. FRANCESCO POLI, VIRGINIO SOZZI E LUCIA DELLA VILLA (Abuso d'ufficio, calunnia e diffamazione). - Cap. 15/A

La Riforma Sanitaria del ministro Rosy Bindi, che ha istituito le Aziende Sanitarie al posto delle vecchie U.S.L., dà la facoltà al Direttore Generale di scegliere, a suo piacere, il Direttore Amministrativo e il Direttore Sanitario. Tutti gli altri posti, dai capi settori all’ultimo portantino, sono regolati dalle graduatorie dei rispettivi concorsi.

I dottori Nicola Glielmi e Pietro Mondì sporgono denuncia contro il Direttore Generale dott. Francesco Poli, la dott.essa Lucia Della Villa e il dott. Virginio Sozzi. La denuncia contro il Direttore Generale riguarda il reato di “abuso d’ ufficio” per aver trasferito il Dott. Glielmi all’ex Ospedale Psichiatrico “Lorenzo Mandatari”, con rimozione dal posto di Primario del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dell’Ospedale “R. Margherita”, di Primario Coordinatore del Centro Salute Mentale di Via Tommaso Capra e dalle funzioni di Capo Settore della Salute Mentale. Dalla parte del dott. Pietro Mondì per il trasferimento dall’USL di Messina a quella di Mistretta.

Il Direttore Generale dott. Francesco Poli è denunciato dagli stessi anche per pubblica diffamazione a mezzo stampa essendo stati da lui accusati, sui maggiori quotidiani siciliani, di “sequestro di persona”, ledendo gravemente la loro immagine pubblica ed il loro prestigio personale. Nella denuncia la dr.ssa Lucia Della Villa è accusata di calunnia ed il dott. Virginio Sozzi di calunnia e diffamazione verso il capo settore. Il dott. Virginio Sozzi è, inoltre, accusato di trasmissione di segreto professionale e violazione della legge sulla privacy.

Il P.M. dott. Pietro Mondaini, anziché accertare i reati denunciati dai due medici, svolgendo le necessarie indagini, contesta i loro capi d’accusa. Non esperisce alcuna indagine sul Poli e nessuna sulla dott.essa Lucia Della Villa. Non svolge alcuna indagine sul dott. Virginio Sozzi, non solo, ma lo esclude anche dalla lista dei testimoni pur essendo, più d’ogni altro, “persona informata sui fatti”. Forse per evitargli, durante la testimonianza, d’essere chiamato a rispondere delle sue azioni criminose, che il Presidente del Collegio, dott. Attilio Faranda, annoterà nella sentenza d’assoluzione per il capo settore, perché “il fatto non sussiste”.

Il dott. Giuseppe Mobilia è incriminato per il reato di minacce o altro simile. Un bel modo per tappargli la bocca e fargli negare le minacce delle quali era stato soltanto latore. Sarebbe dovuto essere sentito, a nostro giudizio, come testimone.

Il P. M. dott. Pietro Mondani evidenzia particolari insignificanti ed elude l’indagine dei reati denunciati.

Lavora soltanto sulle carte che gli vengono passate dall’ispettore Salvatore Prestipino che ha indagato Glielmi e Mondì in seguito alla denuncia del dott. Francesco Poli. In questo procedimento l’ACCUSA, nella persona del P.M. dott. Niccolò Crascì, non ha chiesto alcuna perizia psichiatrica sul malato Giuseppe Mirabile, né ha sentito testimoni attendibili, quali solo potevano essere i medici presenti alla visita effettuata da Glielmi sul malato, ma “gente di strada”, incompetente.

I gravissimi errori investigativi del dott. Pietro Mondaini che hanno condizionato il giudizio del Giudice delle Indagini Preliminari che ha accolto la sua richiesta di archiviazione: possono essere spiegati soltanto nell’ipotesi che il P.M. dott. Pietro Mondaini, lavorando sulle stesse carte presentate dall’ispettore Salvatore Prestipino, incaricato di svolgere l’inchiesta sia nel primo che nel secondo procedimento penale, si sia attestato sulle stesse posizioni e tesi del P.M. dott. Pietro Crascì, diventando, senza forse neppure accorgersene, la migliore DIFESA di Poli e compagni.

Egli nel ruolo della Pubblica Accusa diventa la puntigliosa e cieca Difesa del Direttore Generale dott. Francesco Poli e dei dottori Virginio Sozzi e Lucia Della Villa. In data 12/05/99 chiede l’archiviazione della denuncia presentata contro di loro dai dott.ri Glielmi e Mondì. Egli violenta in maniera quasi scandalosa la Giustizia, patrimonio di tutti da Eschilo in poi, da prima d’Eschilo, perché il Giudice è un archetipo nell’inconscio collettivo. Violenta le coscienze di tutti, colpevoli e innocenti.

In questo capitolo si esamina la richiesta d’archiviazione del P.M. Pietro Mondaini frase per frase e periodo per periodo, che, scritti in grassetto, sono commentati con argomentazioni e prove tratte dal carteggio depositato in Tribunale.

Egli, viene meno al suo ruolo istituzionale di rappresentare l’Accusa e si fa il migliore difensore di persone che avrebbe dovuto sottoporre ad indagine.

Le espressioni del P.M. sono riportate così come da lui scritte. Ad esse si contrappongono stralci di conversazioni telefoniche così come sono state dette e ci si scusa per le forme sgrammaticate e dialettali.

“N. 2853197 R. G. notizie di reato/ Mod. 21 Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Messina. Richiesta di archiviazione. Il Pubblico Ministero al G.I.P. - Sede

“Con esposto presentato il 14.10.1997, Glielmi Nicola e Mondì Pietro lamentavano una serie di abusi e altri illeciti penali che sarebbero stati posti in essere nei loro confronti e a loro danno da funzionari e medici della ASL 5 di Messina. Detti comportamenti traevano origine e occasione - in sintesi - da una difforme valutazione della patologia psichica dalla quale era affetto un paziente (tale Mirabile Giuseppe), nei confronti dei quale Glielmi Nicola, all'epoca Capo del Settore Salute Mentale e Capo Servizio Tossicodipendenze, decideva per la adozione di proposta di TSO, nonostante che il medico incaricato - tale Virginio Sozzi - fosse di parere contrario alla adozione di quel provvedimento"
Il P.M. dott. Pietro Mondaini scrivendo “nonostante che il medico incaricato - tale Sozzi Virginio - fosse di parere contrario all’adozione di quel provvedimento”, conferisce esclusivamente al dott. Sozzi l’incarico di convalidare il TSO. Secondo quanto egli scrive, si deve interpretare che il lavoro del dott. Virginio Sozzi consiste principalmente nell’assolvere l’incarico specifico di convalidare i TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori).

L’incarico di convalidare il T.S.O. per il signor Giuseppe Mirabile è stato conferito al dott. Sozzi, pro tempore, da un suo pari grado, il dott. Mondì, nel momento stesso in cui quest’ultimo, per legge, ha dovuto inviare il malato al controllo di un altro medico. Il dott. Mondì avrebbe potuto inviare il paziente per la visita di controllo con relativo giudizio da sottoscrivere in calce alla proposta di ricovero coatto a qualsiasi altro medico che fosse stato presente nel Centro di Salute Mentale. Il dott. Sozzi, però, non gode di questo specifico incarico.

Tuttavia il dott. Virginio Sozzi non ha assolto l’incarico ricevuto, non ha visitato il malato e non ha scritto il suo parere, negativo o positivo, sotto la proposta di ricovero (il documento richiesto dalla legge), presentatagli dal dott. Mondì. Per dichiarazione del dott. Virginio Sozzi nel suo esposto inviato al Direttore Generale e p.c. al sindacato SNAOS, egli ha rinviato un suo preciso obbligo di legge conferitogli dal dott. Mondì -convalidare oppure no la proposta di ricovero - al “primario responsabile dott. Nicola Glielmi” , ritenendo erroneamente, che il primario fosse il solo abilitato a convalidare il ricovero ospedaliero, o a respingerlo. Bestialmente, lo ha anche scritto! E il P. M., dott. Pietro Mondaini, non ha letto questo documento altrimenti avrebbe tratto diverse conclusioni!

Non solo, ma per dichiarazioni di tutti i presenti, il dr. Virginio Sozzi ha rifiutato di fornire al “primario responsabile” una diagnosi sul malato Mirabile.

Il dott. Pietro Mondani intende e fa intendere che il dott. Virginio Sozzi sia stato scippato di una sua specifica funzione perché scrive: “Il Capo del Settore Salute Mentale, decideva per la adozione di proposta di TSO, nonostante che il medico incaricato - tale Virginio Sozzi - fosse di parere contrario alla adozione di quel provvedimento.”

Il dott. Virginio Sozzi, invece, o per un ordito complotto, o perché insubordinato, o perché egli stesso disturbato mentalmente, si è rifiutato, di scrivere il suo giudizio in calce alla proposta di ricovero. Il signor Giuseppe Mirabile sarebbe potuto rientrare tranquillamente al suo posto di lavoro se il dott. Virginio Sozzi avesse scritto il suo no, in calce alla proposta di ricovero.

Il primario responsabile di qualsiasi Pronto Soccorso Generale ha il dovere di visitare il malato, di scrivere la sua diagnosi nel Registro del Pronto Soccorso e, in conseguenza della malattia accertata, rimandare il malato a casa oppure ricoverarlo, qualora un assistente, o un aiuto medico della sua equipe, a seguito di un banale colloquio di qualche minuto, ritenga di rimandarlo a casa senza scrivere uno straccio di diagnosi sul Registro del Pronto Soccorso, e senza, perciò, assumerne la responsabilità.

L’eventuale provvedimento disciplinare da adottare verso un medico tanto negligente, non libera il primario responsabile del Pronto Soccorso Generale di un Ospedale dal dovere di visitare egli stesso il malato e di comportarsi, a quel punto, secondo la sua scienza e coscienza.

Questo è ciò che si è verificato con l’ammalato Mirabile e sembra che il dott. Pietro Mondaini non l’abbia inteso. Il magistrato dott. Pietro Mondaini non comprende la liceità formale e sostanziale della decisione del capo settore. Da questo fatto nasce la pretestuosa lettera di recesso, il conseguente trasferimento dei due medici con abuso d’ufficio del manager dott. Francesco Poli e la diffamazione a mezzo stampa.
“In seguito a quell'episodio - e, verosimilmente, pretestuosamente - sarebbero sorti forti contrasti in quanto i denuncianti appartenevano a un sindacato di categoria diverso da quello asseritamente preferito dal Direttore Generale della ASL 5, Poli Francesco. Tali contrasti - sempre stando a quanto è dato evincersi dall'esposto suddetto - sarebbero incominciati il 27 giugno del 1997 quando il citato Sozzi Virginio ebbe una "violentissima reazione" nei confronti del proprio capo-settore e del collega Mondì, che costringeva il Dr. Glielmi a chiamare la forza pubblica" e, a seguito di ciò e a "complemento" il Sozzi scriveva un esposto al direttore generale Poli e al suo sindacato di appartenenza S. N. A. O. S.”
Sui fatti accaduti si possono dare un’interpretazione politica, sindacale, psicologica, sociologica, etica, deontologica, e perfino religiosa: ma un giudice deve accertare i reati che gli sono denunciati e non può correre dietro alla loro interpretazione sindacale, o politica. Deve accertare se i fatti denunciati sono veri, o falsi. Il P.M. dott. Pietro Mondaini doveva accertare se il Direttore Generale dott. Francesco Poli aveva compiuto, nei riguardi dei due medici, atti arbitrari ed illegali, con abuso d’ufficio, e se fosse vero che li avesse diffamati, con dichiarazioni alla stampa, prima ancora che essi fossero sentiti per le discolpe nell’audizione predisposta dallo stesso dott. Francesco Poli.

Su queste specifiche accuse il dott. Pietro Mondaini non svolge alcun’indagine. Dai denuncianti sono stati citati i sindacati per evidenziare un’atmosfera a loro particolarmente ostile. Si riferiscono le divergenze di tipo sindacale per fare rilevare una diversità di trattamento che assume, da parte del dott. Francesco Poli, un carattere persecutorio nei riguardi dei due medici, atto persecutorio che si realizza nel mobbing del capo settore e dei suoi collaboratori dottori Pietro Mondì, Aldo Valenti psicologo e del signor Francesco Catinello, trasferito dalla segreteria del capo settore al servizio di un’autoambulanza a Taormina.

Il complotto è la cornice del quadro. La tela, l’oggetto del reato, sono l’abuso d’ufficio e la diffamazione da parte del dott. Francesco Poli, la calunnia della dr.ssa Lucia Della Villa, la calunnia, la diffamazione e la trasmissione di segreto professionale da parte del dott. Virginio Sozzi. Non si possono annullare questi reati anche se si esclude il complotto.
"Tale fatto, secondo gli esponenti, integrerebbe, a carico di Poli Francesco, una ipotesi di abuso d'ufficio per non aver preso provvedimenti a carico del Sozzi il quale, nel modo descritto, avrebbe violato i propri doveri professionali e il diritto alla riservatezza del paziente."
Il dott. Pietro Mondaini opera uno spostamento dall’abuso d’ufficio da parte del dott. Francesco Poli ai danni del capo settore e del dott. Mondì, ad un ipotetico abuso d’ufficio del dott. Poli in favore del dott. Virginio Sozzi. Il dott. Pietro Mondani viene meno ad un suo specifico dovere, quello di accertare l’abuso d’ufficio in danno del capo settore e del dott. Mondì da parte del dott. Francesco Poli, anche se i denuncianti hanno parlato, a torto o a ragione, per contrapposizione di comportamenti, dell’abuso d’ufficio in favore del dott. Virginio Sozzi. La denuncia di una diversità di comportamenti amministrativi, non libera il P.M. dott. Pietro Mondaini dall’obbligo di accertare l’abuso d’ufficio del Poli in danno del capo settore e del dott. Mondì, costituendo esso il primo capo d’accusa. Tutto ciò non lo libera il P.M. dall’obbligo d’incriminare il dott. Virginio Sozzi per violazione della legge sulla privacy, come da denuncia.
“E' all'evidenza che tale comportamento difetta dei requisiti previsti dall'art. 323 c. p., posto che, nella fattispecie, non pare evincibile alcuna violazione di legge o di regolamento, stante il carattere meramente discrezionale delle iniziative disciplinari.”
Non si comprende da quale codice trae questa tesi aberrante. Forse da una favola di Fedro. L’articolo 323 c. p., infatti, recita:
“Abuso d’ufficio - Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”.

L’art. 323 del c.p. invocato dal Pietro Mondaini, avrebbe dovuto fargli comprendere che il dott. Francesco Poli aveva arrecato “un danno ingiusto” al capo settore e al dott. Mondì. I vantaggi che hanno spinto il dott. Francesco Poli all’abuso d’ufficio, costituiscono materia d’indagine da parte del magistrato. Spetta alla magistratura accertare “l’interesse” del dott. Francesco Poli esaminando la corruttela presente nell’ASL, e se questa vi è stata e sia presente. L’art. 323, in ogni modo, non fa alcuna menzione al “carattere meramente discrezionale delle iniziative disciplinari”., come scrive il P.M. dottor Pietro Mondaini. Questa è una fantasia che nasce direttamente dalla sua testa.

Le iniziative disciplinari, seppure fossero “discrezionali” per il dott. Francesco Poli, non liberano il Pubblico Ministero dall’obbligo di perseguire un reato punibile dalla legge sulla privacy, a lui denunciato. E se pure il reato fosse perseguibile soltanto a seguito di denuncia di parte, ossia del signor Mirabile, il P.M. dott. Pietro Mondaini avrebbe dovuto trarre un giudizio nient’affatto positivo sulla personalità e sull’operato del dott. Virginio Sozzi perché egli viene meno ad una regola fondamentale prescritta in medicina legale: quella di non trasmettere al alcuno la diagnosi di un ammalato e neppure quei segreti da lui appresi durante la visita del malato, e perfino quelli appresi in itinere, cioè dall’accompagnatore che lo conduce a casa del malato.

Vale la pena di ricordare che il medico, interrogato da un magistrato, non può svelargli i segreti del suo paziente, appresi nel corso della prestazione medica, e non può neppure denunciare all’autorità giudiziaria quella persona che in corso di una sparatoria abbia commesso un omicidio e che rimasto ferito egli medesimo sia ricorso all’opera del medico per essere soccorso e medicato.

Nonostante la denuncia di questo grave fatto che avrebbe dovuto orientare diversamente l’indagine, il P.M. dott. Pietro Mondaini assolve, preconcettualmente, il dott. Virginio Sozzi senza neppure indagarlo.

Il dott. Pietro Mondaini scrive formalmente e sostanzialmente fatti non corrispondenti al vero. Nella realtà, il dott. Francesco Poli ha proceduto con sanzione amministrativa contro il dott. Virginio Sozzi, trasferendolo a Patti, per avere egli comunicato al suo sindacato le notizie dell’ammalato. Ciò si evince dall’informativa del Direttore Amministrativo dott. Giuseppe Di Martino, rilasciata all’ispettore di Polizia signor Salvatore Prestipino e presente agli atti. Il P.M., dott. Pietro Mondaini, aveva il dovere di conoscere questo documento.

Sembra che per il dott. Pietro Mondaini non vi sia altro problema se non quello di escludere il dott. Virginio Sozzi da ogni addebito e finanche dalla lista dei testimoni perché, chiamato a testimoniare, avrebbe potuto correre il rischio di essere incriminato per falsa testimonianza. Il sicario A. Dumini era stato escluso dalla lista dei testimoni nel processo per l’uccisione di Giacomo Matteotti. Nel paragone, la responsabilità e la colpa del P.M. dott. Pietro Mondaini, sono indirettamente proporzionali alla gravità dei crimini: lì un omicidio politico, qui una violazione della privacy.
“Al di là di questo episodio, nella narrazione dei denuncianti, quattro sono i fatti sui quali si è concentrata l'attenzione nell'attività di indagine:

1 - Un esposto, presentato tra gli altri anche all'Ufficio in intestazione, a firma Lucia Della Villa - dirigente medico I livello psichiatra presso l'Ospedale Regina Margherita - avente ad oggetto minacce di trasferimento da parte di Glielmi Nicola poste in essere perché la stessa non aderiva a richieste e pressioni di modificare diagnosi, certificazioni e cartelle mediche. Fatto, questo, che imponeva di ipotizzare un delitto di calunnia a carico di Della Villa.”
Il dott. Pietro Mondaini enuncia quattro fatti sui quali concentra l’attenzione e ne esaminerà cinque. Ciò non ha molta importanza, ma segnala la confusione, la mancanza di lucidità, indispensabili per un’analisi critica e per giudizio obbiettivo. Non ha accertato se ci sono state le minacce alla dr.ssa Della Villa da parte del capo settore. La dr.ssa Della Villa nella sua denuncia, facendo riferimento alle minacce, scrive: “L’incresciosa situazione ha coinvolto i medici del Pronto Soccorso Generale del Margherita”.

Il P.M. dott. Pietro Mondaini, forse scandalizzato dalla lettera della dr.ssa Lucia Della Villa, non rileva questa importantissima circostanza.

Come tutte le persone bugiarde, infatti, la delatrice Lucia Della Villa, non si rende neppure conto che mentre da un canto accusa il capo settore, dall’altro lo scagiona perché “l’incresciosa situazione ha coinvolto i medici del Pronto Soccorso Generale”. Perché, infatti, siano coinvolti i medici del Pronto Soccorso Generale, con minacce anche al loro indirizzo, “l’incresciosa situazione” deve collocarsi necessariamente nel momento del ricovero dell’ammalato e più precisamente intorno alle ore 14,30 del giorno 26 giugno. Solo il dott. Virginio Sozzi può averla determinata. Non si comprende, infatti, perché mai il capo settore avrebbe dovuto tempestare, con minacce, i medici del Pronto Soccorso di “stare attenti al ricovero del Mirabile” nel senso di non ricoverarlo, dopo averlo personalmente ordinato. E se no, per quale altro motivo sarebbe dovuto intervenire, considerato anche il fatto che l’eventuale responsabilità del non ricovero del malato sarebbe caduto sulla testa dei medici del pronto Soccorso Generale, se il malato si fosse gettato giù da un ponte e non certamente sulla testa del capo settore.

La dr.ssa Della Villa dichiara di avere ricevuto una sola telefonata. I dottori Valenti, Sozzi e Mondì presenti alla telefonata del giorno 27/06/97 smentiscono le dichiarazioni di presunte minacce che la dr.ssa Della Villa confida alla psicologa dr.ssa Rosita Gangemi ed al dott. Giuseppe Rao di aver ricevuto.

Il dott. Giuseppe Rao, infatti, a seguito delle false dichiarazioni rilasciategli dalla dr.ssa Lucia Della Villa, nella conversazione telefonica presente agli atti, come audiocassetta e come trascrizione, dice al capo settore:

Rao: presumo che faccia riferimento agli infermieri, perché lei fa riferimento alle pressioni di quel pomeriggio [26 giugno]

Glielmi: e chi le ha fatte quel pomeriggio le pressioni? Lei si contraddice!

Il dott. Giuseppe Rao, rappresentante sindacale della dr.ssa Lucia Della Villa, negl’interrogatori resi all’Autorità Giudiziaria, evita accuratamente di far cenno al fatto che si era recato presso l’ufficio del capo settore per accertare, de visu, che nel Registro Generale non v’era traccia del presunto trasferimento per la dr.ssa Lucia Della Villa. Nella conversazione telefonica con il capo settore fa riferimento a questa circostanza e certifica uno stato di delirio persecutorio di Della Villa. Egli dice: “Io ho anche litigato con qualche collega perché a un certo punto ho detto: "figghioli (figlioli), guardate che ho parlato io con Glielmi, ho visto il protocollo e non c'è l'ordine di servizio".

Senza quest’ordine di servizio non si comprende quali sono le minacce e quali gli atti persecutori. Stanno soltanto nella mente di un soggetto delirante in senso persecutorio, oltretutto spaventata dalle minacce subite nella sede della Direzione Generale, come riferito dal dott. Giuseppe Rao.

Rao: Evidentemente, dottore Glielmi, a qualcuno qua le.., forse sono saltati i nervi, non lo so, non..

Glielmi: Ma perché Della Villa,… tu dici, ha strutturato un delirio persecutorio?

Rao: Mah, secondo me sì… Io ho.., io ho una mia valutazione di fondo su questa cosa:… ...che lei in questa vicenda è stata strumentalizzata, cioè lei è stata presa in.., come dire, in castagna su questa cosa. Io sono convinto che alla Della Villa in questi 20 giorni qualcuno - ho motivo di intendere o dalla Direzione Generale, o qualcun’altro – abbia, che ne so, inculcato quella famosa paura legata a quel fantomatico trasferimento a Mistretta

Glielmi: ...io ti ho sempre detto che se avessi minimamente spostato la Della Villa dal Servizio di psichiatria anche presso di me, anche al C. I. M. questa sarebbe impazzita; tu stamattina mi stai dicendo che ha strutturato un delirio persecutorio sul niente.
“2 - La conferma delle dimissioni spedite il 10.07.1997 dal dr. Glielmi da parte dell'Amministrazione in data di poco successiva (21.07.1997) e mancata eguale sollecita adozione del provvedimento contrario a seguito di una successiva richiesta di revoca delle dimissioni.”
Troppi errori, che non fanno onore all’obbiettività e imparzialità di un giudice, ma diventano materia di studio. Il capo settore ha inviato la richiesta di quiescenza il giorno 21 luglio e non il 10 luglio come scrive il dott. Pietro Mondaini che, pertanto, scrive fatti non veritieri.

Il capo settore ha ricevuto la lettera di recesso il 23 luglio. Per difendersi dalle gravissime e infamanti accuse ha ritirato subito la richiesta di essere messo in quiescenza. Ha appurato, poi (dalle conversazioni con il dott. Rao) che la stessa sera del 21, con un’urgenza veramente straordinaria, era stata deliberata la sua messa in quiescenza. Non è condannabile la solerzia del Direttore Generale che poteva deliberare anche dopo mezz’ora d’aver ricevuto la lettera del capo settore. Nell’esposto alla Procura della Repubblica si fa riferimento alla “sollecita adozione del provvedimento” per descrivere l’atmosfera ostile al capo settore, ma il giudice fa le capriole per smontare una circostanza che lo stesso capo settore non considera come reato. Il dott. Pietro Mondaini, a proposito delle date, commette un errore freudiano che in pratica si traduce in un’incapacità investigativa.

Infine il P.M. dott. Pietro Mondaini scrive e fa capire che “il provvedimento a seguito di una successiva richiesta di revoca delle dimissioni” sia stato adottato, ma non con “eguale sollecita adozione”.

Egli concentra la sua attenzione sulle sciocchezze e ingarbuglia ogni cosa, come ciascuno può rilevare.

La richiesta di revoca delle dimissioni, ben motivata, sarebbe potuta essere accolta, a norma di legge e per consuetudine tra gentiluomini, ma fu respinta. Il dott. Mondaini lascia intendere che ci fosse stata una “mancata eguale sollecita adozione”, ma che questa fosse avvenuta con ritardo. Chi legge il testo del dott. Pietro Mondaini comprende, forse a torto, ch’egli abbia voluto significare che “il provvedimento contrario” fu adottato, ma con ritardo.

Molto più complicato di “ibis redibis non morieris in bello”. Qui per comprendere il doppio messaggio basta mettere una virgola prima o dopo il “non”. Ma nella costruzione del della frase del dott. Mondaini non vi sono virgole o due punti che tengano e che possano far capire come sia stata trattata la richiesta di revoca.

“La mancata adozione di un provvedimento contrario”, non è una prova di colpevolezza del Direttore Generale, ma per un giudice attento ed imparziale, la solerzia con la quale fu accettata la richiesta sarebbe dovuto essere un validissimo indizio che avrebbe dovuto farlo riflettere.
"3 - L'inizio di un procedimento disciplinare a carico di Glielmi Nicola da parte dell'Amministrazione e il diniego della possibilità di difendersi in sede disciplinare".
Non corrispondente alla realtà, nella maniera più assoluta. Non si trova alcun riscontro nelle carte processuali che provi la dichiarazione del P. M. Il capo settore è stato sentito dal dott. Francesco Poli il 5 agosto 1997. Dalle carte processuali si rileva che il dott. Francesco Poli ha sospeso il capo settore da tutte le sue funzioni e trasferito il dr. Mondì da Messina a Mistretta, denunciando alla Procura i due medici ben 14 giorni prima della loro audizione per le discolpe. Forse il dott. Pietro Mondaini si riferisce a questa circostanza?

E’ vero, invece, che l’ordine di recesso e la denuncia alla Procura della Repubblica sono stati determinati dalla farsa di un’indagine amministrativa, della quale il capo settore nulla sapeva e nella quale non è stato sentito. Farsa affidata al Direttore Sanitario, dott. Giuseppe Pracanica, ricattabile perché nominato direttamente dal Direttore Generale (senza concorso) e pertanto dallo stesso licenziabile in 24 ore ad libidum.

Il dott. Pietro Mondaini avrebbe dovuto porsi queste domande: “Perché il dott. Francesco Poli denunzia alla Procura della Repubblica il capo settore ed il dott. Mondì sulla base dell’esposto del dott. Virginio Sozzi, e della denuncia della dr.ssa Lucia Della Villa, senza sentire prima le ragioni dei due medici accusati? Con quale autorità medica il Direttore Generale parla pubblicamente di sequestro di persona senza sentire prima le ragioni cliniche psichiatriche dei due medici che hanno redatto il certificato di ricovero?”

Queste sarebbero state le domande logiche e azzeccate da parte del giudice dott. Pietro Mondaini.
"4 - il preavviso di un nuovo procedimento disciplinare a carico del dr. Glielmi a seguito di dichiarazioni da lui rilasciate alla stampa inerenti i contrasti di cui sopra".
Non v’è stato alcun preavviso di un nuovo procedimento disciplinare a seguito di dichiarazioni rilasciate alla stampa. Non risulta dal carteggio. Il P.M., dott. Pietro Mondaini, scrive fatti non veri.

Sorge, quindi, la domanda: da dove ha potuto trarre questa sua conclusione ?

Dallo stralcio della conversazione telefonica con il dott. Giuseppe Rao non si evidenzia alcuna minaccia o preavviso:

Rao: fra parentesi loro si sono indispettiti moltissimo del fatto che [la televisione di] Piccione abbia fatto quel popò di pubblicità.

Glielmi: eh, ma quella non l’ ho fatta io, quella l’ ha fatto l’avvocato.

Rao : sì, sì, lo so.

“Loro si sono indispettiti moltissimo”, non significa che essi hanno minacciato nuovi provvedimenti disciplinari. Nell’intervista rilasciata a Teletirreno di Piccione, il capo settore ha parlato di W. Reich, del I Bambino Gesù di Praga (in Praga) e del II Bambino Gesù di Praga (in Novi Ligure). Dichiarava che gli avevano regalato una statuina del I Bambino Gesù perché questi illuminasse il Direttore Generale. Egli illustrava la norma di legge che obbligava il medico a praticare un T.S.O., descrivendo i fatti senza fare il nome del malato, senza criticare la condotta né del dott. Sozzi, né di Della Villa perché ancora non conosceva i loro esposti.

Il dott. Pietro Mondaini ha appreso la notizia “del preavviso di nuovo procedimento” dalla denuncia del capo settore, che ha riferito le minacce del dott. Giuseppe Mobilia.

Non si comprende perché il P.M., dott. Pietro Mondaini, sia certo del “preavviso di un nuovo procedimento”;e perché, poi, sia dubbioso sulle minacce, che giudica inventate dal capo settore. Il “preavviso”, nel quale il P.M. dimostra di credere, è la prova che le minacce vi sono state.

La frase evidenzia incoerenza perché delle due cose l’una: o si ritiene che le minacce vi siano state e che “il preavviso” faccia parte delle minacce, o si crede che queste siano un’invenzione fantastica del capo settore, ed in tal caso non avrebbe dovuto esservi alcun “preavviso di un nuovo procedimento”.

Più avanti il giudice scriverà: “Anche in ordine al secondo procedimento disciplinare sorto a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla stampa”.

Ma non vi è stato un secondo procedimento disciplinare.
“5. Minacce gravi, profferite da Mobilia Giuseppe Francesco, a Glielmi Nicola, affinché lo stesso desistesse dalla sua attività di denuncia”.
Si parlava del diavolo ed ecco comparire le corna. All'enunciato "preavviso" seguono immediatamente "le minacce gravi profferite da Mobilia Giuseppe". Nessuno può dubitare della tecnica freudiana della libera associazione davanti a questo esempio scolastico.
“A sostegno degli assunti, i denuncianti producevano audiocassette contenenti registrazioni di conversazioni tra Glielmi Nicola e altre persone (Mobilia, Rao, Valenti) interne all'ambiente nel quale sarebbero accaduti i fatti e dalle quali era possibile evincere la prova dei comportamenti delittuosi citati. In particolare e segnatamente, da quelle conversazioni si sarebbe dovuta trarre la prova della falsità della denuncia della Della Villla (e per la quale è sorto procedimento penale) la quale sarebbe stata indotta a presentarla solo a fine di screditare di fronte alla direzione generale perché intravvedeva il pericolo che il suo superiore Glielmi adottasse un provvedimento di trasferimento nei suoi confronti. Questo fatto sarebbe stato confidato dal dr. Rao al dr. Glielmi nel corso di conversazioni telefoniche di fine luglio 1997. La lettura delle trascrizioni in atti e, ancor più, dalla audizione delle 3 audiocassette, pare emergere, contrariamente a quanto affermato dai denuncianti, che il RAO non ha mai detto di aver appreso dalla Della Villa direttamente che le accuse da questa mosse erano false.”
Il P.M., dott. Pietro Mondaini, è poco chiaro, si confonde e confonde. Colpisce l’uso del militaresco, o più infimo vocabolo carcerario di “superiore”.

Si rimane sbalorditi perché un tecnico, diplomato in ragioneria, estensore del colloquio telefonico comprende la logica del discorso e racchiude tra virgolette le espressioni riferite dalla dr.ssa Della Villa al dott. Rao, mentre, invece, il dott. Pietro Mondaini, laureato in giurisprudenza, non le sa leggere. Si riportano necessariamente alcune parti più significative della conversazione:

Rao: mah, io la storia che so, che lei mi ha detto è questa: che sostanzialmente lei fu chiamata da qualcuno della Direzione Generale...

Glielmi: eh!

Rao: dicendole che gli erano arrivati gli ordini di servizio per lei [Della Villa] e per Sozzi per Mistretta e allora lei..

Glielmi: e chi li avrebbe fatti questi ordini di servizio?

Rao: fatti da lei

Glielmi: fatti da me !

Rao: firmati Glielmi

Glielmi: e tu lo sai che questo è falso

Rao: e io questo lo so, difatti gliel' ho detto...

Glielmi: eh!

Rao: ...ne abbiamo parlato, lei dice: "Ma io non ho motivo di non credere a quello che mi avevano detto, che mi hanno detto in Direzione Generale. Quindi, susseguentemente a questo tipo di discorso io per difendermi mi sono dovuta cautelare”...

Glielmi: eh!

Rao: ...”cautelandomi come? Facendo una sorta di denuncia cautelativa da eventuali ritorsioni da parte di Glielmi nei miei confronti", ci dissi: "Ma guarda, Lucia, io ti debbo dire che a me Glielmi non solo a me, ma abbiamo anche controllato”... [il registro del protocollo]

Glielmi: eh!

Rao: quello che mi sembra strano è questo discorso del trasferimento a Mistretta...

Glielmi: eh!

Rao: ....che lei continua a insistere che dalla Direzione Generale gli hanno detto che era arrivato il trasferimento. Ora, siccome io non ho motivo di non credere a Lucia e credo anche a Glielmi, debbo dire che qualcuno allora si è messo tra Glielmi e Lucia, giusto?

Glielmi: eh!

Rao: chi è questo qualcuno?

Glielmi: la Direzione Generale. Chi?

Rao: certo, appunto

Glielmi: ...il direttore generale in persona, il direttore amministrativo ?

Rao: e questa cosa non si è potuta capire, perché qualcuno si è messo tra Glielmi e Della Villa e ha detto a Della Villa: "guarda che c'è il trasferimento tuo a Mistretta". La Della Villa a questo punto spaventata prende carta e penna; 20 giorni dopo, attenzione... ...20 giorni dopo.., 10 giorni dopo...che erano successi i fatti.

Glielmi: … 15 giorni

Rao: 15 giorni dopo che era successo il fatto, attenzione, quindi non domani o dopodomani... quando lei non aveva nessuna intenzione la Della Villa di scrivere niente, giusto?

Glielmi: eh!

Rao: ma 20 giorni dopo prende carta e penna e scrive quel popò di lettera, per cui debbo sicuramente pensare che qualcuno ha fatto spaventare la Della Villa..

Glielmi: ma lei che ti ha detto?

Rao: che qualcuno gli ha detto questa cosa qua e lei per cautelarsi ha fatto quella denuncia

Glielmi: ma ha indicato chi?

Rao: no, non me l' ha voluto dire

Glielmi: ha detto genericamente: "della Direzione Generale"?

Rao: sì, facendomi capire che veniva da là. Addirittura l' hanno chiamata dalla Direzione Generale

Glielmi: eh!

Rao: ora non so se è Direzione Generale o Direzione Sanitaria, questo non me l' ha voluto dire; però m' ha detto: "guarda, mi hanno chiamato dicendomi che….., e mi hanno chiamato perché si sono insospettiti perché nonostante che a Glielmi fosse arrivata una disposizione che lo intimava a non fare più ordini di servizio.…. per trasferimenti, a loro colpiva il fatto che nonostante questa disposizione, questo divieto che lei aveva di fare trasferimenti, lei aveva proposto il trasferimento di Della Villa e Sozzi a Mistretta"

Glielmi: quando mai!

Rao: e quindi sostanzialmente dice: "ma che è successo?". La Della Villa appena visti 'sta cosa, dissi: "come mi stanno trasferendo a Mistretta?", e allora a ddu puntu scatasciau tutti cosi [ e quindi sostanzialmente dice: “ma che è successo?”. La Della Villa appena vide questa cosa, disse: “come mi stanno trasferendo a Mistretta?”, e allora a quel punto, esplose, impazzì]

Glielmi: eh!

Rao: …ecco perché a questo punto la malafede ci sta, o dalla Direzione Sanitaria, o dalla Direzione Amministrativa, non c'è possibilità, perché qualcuno alla Della Villa è andato a dirle: "ti stanno trasferendo a Mistretta per punizione" e allora quella per difendersi ha fatto la denuncia.

Glielmi: ma tu lo sai che quella è una persona che se io minimamente dicessi: "vai all'ospedale psichiatrico", si disintegrerebbe

Rao: dottore Glielmi, io sono d'accordissimo con lei.…… Io ho anche litigato con qualche collega perché a un certo punto ho detto:"Figghioli [figlioli], guardate che ho parlato io con Glielmi, ho visto il protocollo e non c'è l'ordine di servizio", nessuno ci credeva perché diceva: "ma allora che fa, la Della Villa se l'è inventata questa cosa? Non può essersela inventata", anche perché che significato ha fare la denunzia, e io per questo io credo alla Della Villa, alla buona fede di Della Villa, perché la denunzia non è stata fatta il giorno dopo che è successo il fatto, ma 15 giorni dopo....quindi, la Della Villa che motivo aveva 15 giorni dopo di fare la denunzia? Tranne che qualcuno non l’avesse spaventata.

Glielmi: senti, ma Della Villa è scritta al tuo sindacato?

Rao: sì, Lucia sì, alla CISL.


 
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