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Home --> Rubriche --> Spazio Editoriale Aperto --> Bruciare la Bibbia: in memoria di tutte le vittime della guerra

di Nicola Glielmi, argomento: Società e Costume

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So che la presente riflessione, ispirata dal pensiero funzionale-razionale secondo Wilhelm Reich, cadrà in fondo al mare dell’indifferenza se non dell’odio, di coloro che si dichiarano religiosi, mistici, agnostici, atei, scienziati credenti e non credenti. Essi non sanno d’essere guidati nella ricerca della Verità dalle loro corazze ideologiche-caratteriali.

Non conosco direttamente il dolore e la tragedia degli ebrei bombardati giornalmente dai missili degli Hezbollah, né l’angoscia, la distruzione e le morti dei libanesi, causate dai bombardamenti di Tsahal, l’esercito dello Stato d’Israele. Non sono nei loro panni. Non conosco le loro reazioni, sicché la mia riflessione è abbastanza relativa, ma non per questo meno vera.

Per quelle che sono le mie conoscenze di storia, posso affermare che la Bibbia, diffusa e letta da milioni di persone, lo si voglia ammettere o non, costituisce la base del nostro vivere quotidiano, della nostra civiltà, ovvero dell’evoluzione dell’animale uomo per la conquista del territorio e la distruzione dell’altro diverso da me.

Ritengo che la Bibbia sia la causa prima delle guerre in questi ultimi duemila anni e che sarà ancora la colonna portante di non poche sciagure umane.

Sigmund Freud in una lettera del 30 settembre 1934 ad Arnold Zweig, con la quale gli annunciava di avere preparato un “romanzo storico” sull’uomo Mosè, scriveva:

Dinanzi alle nuove persecuzioni, vien fatto di chiedersi di nuovo come mai l’Ebreo sia diventato ciò che è e si sia tirato addosso un odio così inestinguibile. Ben presto ho scoperto la formula: è stato Mosè a creare l’Ebreo […] (Freud, Opere, Boringhieri, vol. 11, pag. 332, Torino,1984).
L’ebreo Sigmund Freud, per sua fortuna, era scampato ai campi di concentramento e, deceduto nel 1939, sapeva soltanto della stella di Davide di color giallo appiccicata sui vestiti degli Ebrei. Nulla sapeva dei campi di sterminio e dei forni crematori ad Auschwitz, Birkenau, Dakau, Monovitz, Mauthausen; delle persecuzioni in Germania, Polonia, Austria, Boemia, Alsazia, Paesi Baltici. Nulla poteva sapere delle deportazioni e delle persecuzioni in Italia e del genocidio degli ebrei, perpetrato dai sovietici. Ancor meno delle nefandezze della seconda guerra mondiale e della bomba di Hiroshima. Né poteva prevedere la futura costituzione dello Stato d’Israele, lo scempio di Sabra e Chatila, o la distruzione, per ben due volte di mezzo Libano, proprio come nelle guerre condotte da Mosè per la conquista della Terra Promessa. L’ultima, gravissima contro il Libano, per la sola legge del taglione, essendo stati rapiti due soldati israeliani.

Se avesse potuto assistere a tutte queste tragedie del suo popolo, nella veste ora di vittima, ora di carnefice, avrebbe proposto di BRUCIARE LA BIBBIA, ovvero confinarla nei musei e nelle biblioteche, come l’Iliade e l’Odissea, come la storia dei Greci, dei Romani e degli Egizi, considerandola e studiandola soltanto come un interessantissimo capitolo della storia umana, disinnescando, così, la sua potenza distruttrice, piuttosto che lasciarla rinvigorire nei vari templi dedicati ad un Dio Guerriero.

Ma non era riuscito neppure a Gesù l’impresa di bruciare la Bibbia nei cuori dei suoi discepoli, che corazzati dall’ideologia nata dai Suoi Pensieri, dicono che il Maestro abbia detto: “Chi non è con me è contro di me”, e in conseguenza giungeranno a dire: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”.

Si pretende che la Bibbia sia un libro sacro ed eterno, e la si prende, consciamente o inconsciamente, a modello e a giustificazione di crimini orrendi, finché non si arriverà alla risoluzione finale con l’Armaggeddon per guadagnarsi il cielo. Perché la distruzione dell’altro, o del nemico, con la pietra, con il bastone, con la spada, con la polvere pirica e con la bomba atomica è, innanzitutto, un fatto culturale.

Qualcuno propone un’educazione alla pace fin dall’infanzia. L’idea è buona, ottima, purché dalla scuola sia bandito l’insegnamento catechistico del vecchio e del nuovo testamento perché basta quel “Chi non è con me, è contro di me” per impartire una fanatica educazione alla guerra. Le varie associazioni, nel medesimo sistema religioso, armate l’una contro l’altra, sono la logica conseguenza dell’educazione religiosa alla guerra e a vedere nell’altro il diverso e, quindi, il nemico, ciascuno ritenendosi d’essere il figlio prediletto di Dio.

Ed eccoci all’episodio ultimo e più significativo.

Uri Grossmann figlio dello scrittore David, è morto in quest’ultimo conflitto libanese. Partecipo con vivo dolore a questa morte, come a quella di tutti gli altri, ebrei ed arabi. Ma se non dal padre e dalla madre, notissimi pacifisti, da chi Uri Grossmann ha avuto l’educazione per giungere ad una morte eroica in guerra?

Non mi sembra difficile rispondere che l’educazione alla guerra di Uri Grossmann debba essere ricercata nella Bibbia, e in quella religione mosaica che è “la piaga che ci siamo trascinata dietro dalla valle del Nilo, l’insana credenza egizia”, come scriveva il poeta ebreo Heinrick Heine (1797-1856).

Ma chi gliele va a dire queste cose ai fanatici filosofi e teosofi, sacerdoti del pensiero assoluto? Chi gliele va a dire ai fanatici fedeli di un Dio Guerriero ed Unico? Chi gliele va a dire queste cose ai Ministri della Pubblica Istruzione d’Israele, d’Italia, della Francia, d’Inghilterra, degli Usa,, etc. ? Forse soltanto in Spagna il Ministro della Pubblica Istruzione del governo di Zapatero potrebbe prendere in considerazione la mia proposta di bandire dalle scuole l’insegnamento catechistico del nuovo e del vecchio testamento. Questa per lo meno è una speranza.

Come far capire ai fanatici che bruciare la Bibbia non è una bestemmia, ma una proposta seria per una vera educazione alla pace ? Per un reale cambiamento? Per dare nuovo impulso ad una civiltà “nuova”, rispettosa innanzitutto della natura, e, quindi, dell’uomo? Per non distruggere la Terra?

O, forse, dovremo aspettare che gli scienziati scoprano l’esistenza di Dio che, a motivo delle sue leggi fisiche, se ne fotte degli affanni degli uomini non avendo bisogno né di offerte, né di sacrifici? Ed anche questa sarebbe una buona notizia se i marpioni non metteranno le mani sopra la scoperta, come hanno fatto con W. Reich, giudicato non attendibile perché non era un fisico, e pazzo senza confutare le sue tesi.


 
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