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di Elena Chillè, argomento: Psicologia Sociale

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Il fenomeno del Binge – Drinking, e delle conseguenze che comporta, è stato riconosciuto a partire dagli anni Novanta come il più grave problema tra gli studenti dei campus universitari americani, estendendosi ben presto anche a tutti gli altri paesi, tra cui l’Italia. La definizione del fenomeno è stata oggetto di controversie tra vari ricercatori, poiché dagli studi emerge che, dal punto di vista quantitativo, il numero di drinks necessari a raggiungere l’ubriachezza varia da paese a paese, indicativamente più di otto in Italia, e ben più di undici nel Regno Unito.

Altri autori (Journal of Studies on Alcohol), invece, pongono l’accento sul periodo di tempo in cui un individuo beve ripetutamente, che deve essere di almeno due giorni. Nonostante queste osservazioni, però, la maggior parte delle ricerche (ESPAD Report, 2000; Johnston, O’Malley, Bachman & Schulenberg, 2004; Johnston, O’Malley & Bachman, 2003; Guilamo – Ramos, Jaccard, Turrisi & Johansson, 2005; Morawska & Oei, 2005)definisce il Binge – Drinking come il bere cinque o più drinks in una sola occasione, e almeno una volta, nelle ultime due settimane.

Approfondendo la questione, Wechsler & coll. (2001) hanno suddiviso i criteri di definizione a seconda del sesso; di conseguenza, per le donne, indulgere nel binge – drinking significherebbe bere quattro o più drinks in un’unica occasione, uno in meno rispetto agli uomini. Poiché il Binge – Drinking sembra essere una prerogativa dei giovani studenti universitari, potrebbe sembrare che si tratti di un semplice “rito di passaggio”, ma dalle stime emerge invece che è un problema serio.

In base ai dati emersi nella ricerca di Wechsler, infatti, il 51% degli universitari maschi beve cinque o più drinks in una volta sola, e il 40% delle universitarie donne ne beve quattro o più; essi, dunque, possono essere definiti Binge – Drinkers. Poiché la letteratura scientifica sembra ormai accettare tale definizione, è a questa che si fa riferimento anche in questa sede per indicare le caratteristiche del binge – drinking.

E’ certo, comunque, che il Binge – Drinking è una forma di alcolismo.

Inoltre, in accordo con Weschler e coll. (2002), si definiscono Binge – Drinkers Frequenti ragazzi che hanno avuto episodi di Binge – Drinking 3 o più volte nelle ultime due settimane, Binge – Drinkers Occasionali quelli che ne hanno avuti 1 o 2, Non – Binge – Drinkers quelli hanno consumato alcol durante l’ultimo anno, ma non nelle ultime due settimane, e Astinenti coloro che non hanno consumato alcol nell’ultimo anno.

L’ESPAD Report (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs; Hibell, Andersson, Ahlstrom, Balakireva, Bjarnason, Kokkevi & Morgan, 2000), uno studio longitudinale della durata di quattro anni (1995 – 1999) condotto su studenti di 30 paesi europei, riporta che, nell’intervallo di tempo considerato, l’uso di alcol resta una caratteristica comune a tutti i paesi esaminati.

La bevanda alcolica più bevuta è la birra, seguita dal vino. Quello che preoccupa, però, è che sembra emergere la tendenza ad associare al consumo di alcol l’uso di droghe. Più o meno in tutti i paesi, quasi la metà dei giovani intervistati, circa 2.400 studenti di 15 e 16 anni, ha dichiarato di aver consumato alcol almeno quaranta volte nella loro vita, con una prevalenza dei maschi sulle femmine, tranne nel Regno Unito.

Sembrerebbe quindi comune, tra i giovani, la tendenza a bere fino ad ubriacarsi. Per quanto riguarda, nello specifico, il Binge – Drinking un terzo degli intervistati ha dichiarato di aver bevuto cinque o più alcolici nelle due settimane precedenti l’intervista. Per quanto riguarda la variabile razza, emerge che i greci e gli americani sono i Binge – Drinkers più numerosi, seguiti dagli spagnoli, dagli asiatici e dai neri. Considerando, invece, la variabile età, l’età massima in cui si osserva il fenomeno è di 23 anni, con un picco tra i 17 e i 21 anni, sebbene a ragazzi sotto i 18 anni, e in America sotto i 21, sia vietata la vendita di alcolici.

Conseguenze del Binge – Drinking
Il Binge – Drinking presenta diversi effetti secondari, non solo per il Binge – Drinker stesso, ma anche per gli altri. I Binge – Drinkers, infatti, spesso indugiano in comportamenti a rischio, sotto l’effetto dell’alcol. Il principale rischio è la guida in stato di ebbrezza, che, a sua volta, è la causa principale di incidenti stradali, spesso anche mortali. Le conseguenze principali sono il peggioramento delle prestazioni scolastiche, incluso l’abbandono degli studi, l’uso di droghe e attività sessuali non pianificate.

Queste ultime presentano a loro volta il rischio di gravidanze indesiderate, sia nei casi in cui il Binge – Drinker è una donna, sia nel caso in cui, invece, è un uomo che costringe un’altra persona ad avere rapporti sessuali con lui. Un altro rischio è quello di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, come l’esposizione al virus dell’HIV, in quanto questi rapporti avvengono spesso senza protezione.

Altre conseguenze osservabili sono il danneggiamento delle proprietà altrui, guai con la legge, omicidi, suicidi ed esperienze di “black out”, in cui non si riesce a ricordare niente di quello che è accaduto. Ma i rischi secondari al Binge – Drinking si estendono anche alla salute fisica e mentale dei Binge – Drinkers, che possono sperimentare compulsività, ansia, depressione e comportamenti devianti precoci. Aumenta anche la probabilità di contrarre tumori come il cancro, disordini al pancreas e cardiovascolari, problemi gastrointestinali e neurologici e danni al sistema riproduttivo. Non è da prendere alla leggera neanche l’avvelenamento da alcol, una reazione fisica e potenzialmente fatale dovuta alla deprivazione di ossigeno al cervello a causa dell’overdose di alcol. I sintomi dell’avvelenamento da alcol includono vomito, perdita di coscienza, freddo, pallore, pelle bluastra e respirazione lenta e irregolare.

Essere un giovane Binge – Drinker, inoltre, aumenta la probabilità di diventare alcolisti da adulti. Per quanto riguarda le conseguenze negative per gli altri, le principali possono essere identificate nelle seguenti:

  • subire violenza sessuale e/o fisica (23%);
  • essere offesi, insultati e umiliati (36%);
  • interrompere gli studi a causa del trauma (71%);
  • doversi prendere cura di un Binge – Drinker quando è ancora sotto l’effetto dell’alcol (57%);
  • subire danni alla proprietà (16%).
Cause e fattori di rischio
I principali fattori di rischio ambientali associati al Binge – Drinking sembrano essere:
  • Problemi di alcolismo in famiglia, specialmente nei genitori;
  • Carenza di supporto e controllo genitoriale;
  • Cattiva qualità della comunicazione familiare;
  • Abitudine al bere tra il gruppo dei pari;
  • Percezione del consumo di alcol da parte degli amici;
  • Percezione personale dell’abitudine al bere;
  • Precedenti episodi di Binge – Drinking.
Uno dei fattori predittivi, che sarà trattato in seguito, è la presenza di episodi di Binge – Drinking durante le scuole medie. Alcune delle ragioni ritenute importanti dai Binge – Drinkers stessi sono, invece, la voglia di ubriacarsi, lo stato d’animo e lo status sociale associati al bere, la pressione dei pari e lo stress universitario. Quando i giovani entrano all’università, infatti, devono confrontarsi con molti cambiamenti e molte opportunità in più: quella di rendersi indipendenti dal controllo genitoriale, l’incontro con un ambiente sconosciuto, il bisogno di conformarsi e dimostrare di essere all’altezza del nuovo ambiente sociale di riferimento.

Da tenere anche in considerazione il ruolo che giocano i mass media, mandando in onda pubblicità di alcolici. Il target delle case produttrici, infatti, sembrano essere proprio i giovani e le donne. Su alcune riviste femminili, infatti, c’è stato un aumento della pubblicità di alcolici, specialmente birre. La pubblicità tende a proporre nuovi valori dell’uso di bevande alcoliche, facendo ricorso ad associazioni come alcol e ricchezza, alcol e sesso, alcol e salute.

Inoltre, attualmente, sono stati introdotti sul mercato i cosiddetti “alcolpop”, vale a dire le bibite alcoliche dal gusto fruttato e frizzante, che rendono gradevole il sapore, in modo che se ne consumi più di uno in una sola serata, indirizzati soprattutto alle ragazze. E sono infatti proprio le ragazze a rappresentare la fetta più consistente di consumatori di queste bevande: il 31% riferisce di aver bevuto alcolpops negli ultimi sei mesi, ad un’età media di 13 anni.

Un altro fattore importante è la moda degli “happy hour”, gli aperitivi – cena, dove, a prezzi ridotti, si può mangiare consumando aperitivi e altri drinks. La riduzione dei prezzi, e la possibilità di “cenare” fuori con gli amici, attirano molti giovani, soprattutto studenti, che, in tal modo, iniziano a bere già dalle prime ore della sera.

Infine, la sovrabbondanza e il prezzo accessibile di molti alcolici in commercio sono un incentivo al loro consumo, come anche la possibilità di acquistarli in totale anonimato nei grandi centri commerciali.

Il Binge – Drinking nelle scuole medie inferiori
Sebbene in letteratura siano presenti molte ricerche che hanno indagato il Binge – Drinking negli studenti delle scuole superiori e universitari, quelle che si sono occupate di giovani adolescenti che frequentano le scuole medie sono poche.

Tra queste, quello più completo sembra essere lo studio di Guilamo – Ramos e coll., del 2005. L’obiettivo della ricerca era proprio quello di studiare la prevalenza e le dinamiche del Binge – Drinking tra gli studenti delle scuole medie inferiori, considerando sia la variabile scuola che la variabile famiglia. Sono stati intervistati 5.300 studenti di II e III media, in due tempi diversi. Il 50% dei ragazzi di III, e il 23% di quelli di II, hanno dichiarato di aver bevuto almeno una volta nella loro vita. Il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media risulta traumatico per molti ragazzi, innanzitutto perché la scuola è fisicamente più grande, con classi più competitive, ma anche perché coincide con i principali cambiamenti ormonali e sociali. Tra le strategie di coping che i ragazzi mettono in atto per fronteggiare tutte queste novità, possono esserci anche l’uso di alcol e il Binge – Drinking.

I ricercatori sono partiti da diverse ipotesi, tratte dall’analisi della letteratura sul Binge – Drinking nelle scuole superiori:
  1. le scuole pubbliche e le scuole molto numerose dovrebbero mostrare un numero più alto di episodi di Binge – Drinking rispetto alle scuole private;
  2. le scuole in cui gli insegnanti supportano attivamente i ragazzi dovrebbero mostrare meno episodi di Binge – Drinking di quelle in cui gli insegnanti si attengono strettamente al loro ruolo;
  3. ragazzi i cui genitori sanno mantenere un giusto controllo dovrebbero avere meno probabilità di diventare Binge – Drinkers;
  4. una buona comunicazione in famiglia dovrebbe diminuire la probabilità che i ragazzi diventino Binge – Drinkers;
  5. alte aspettative scolastiche dei genitori dovrebbero diminuire la probabilità di Binge – Drinking nei loro figli.
Il 25% dei ragazzi intervistati ha avuto degli episodi di Binge – Drinking durante l’ultimo anno, ma non ci sono differenze di genere statisticamente significative, come invece è stato rilevato per i ragazzi più grandi. La differenza di genere si riscontra, invece, nella frequenza del Binge – Drinking: da 1 a 3 giorni al mese, con i maschi che bevono più spesso delle femmine.

Per quanto riguarda la scuola, si registrano più Binge – Drinkers nelle scuole pubbliche che in quelle private, e nelle scuole in cui gli studenti sentono che gli insegnanti non si curano di loro, come era stato ipotizzato all’inizio. Per quanto riguarda la famiglia, è emerso che livelli moderati di supervisione e controllo sono quelli ottimali, una comunicazione soddisfacente diminuisce il rischio di Binge – Drinking, mentre le aspirazioni scolastiche non risultano statisticamente significative.

Un dato molto importante che è emerso in questo studio è che lo stato di Binge – Drinker durante le scuole medie è correlato con lo stato di Binge – Drinker durante il primo anno di scuole superiori: tra gli studenti di III media che sono stati identificati tali, infatti, il 59% ha continuato anche dopo l’ingresso alle scuole superiori.

Il Binge – Drinking nelle scuole medie sarebbe, quindi, predittivo del Binge – Drinking nelle scuole superiori, così come quest’ultimo lo sarebbe per l’Università.

Un modello cognitivo
Come abbiamo visto, molte variabili situazionali sono state associate al Binge – Drinking, come il genere, il credo religioso, lo stile di vita, l’ambiente familiare e fattori di personalità. Tutti questi fattori, tuttavia, sono difficili da modificare, e, di conseguenza, costituiscono solo una minima parte di quello che dovrebbe essere l’obiettivo dell’intervento.

Per questo motivo, Morawska e Oei (2005) propongono un modello cognitivo del Binge – Drinking, che include sia le aspettative sull’alcol (AE), sia l’autoefficacia nel rifiutare di bere (DRSE).

Le AE sono le credenze dell’individuo sugli effetti dell’alcol, mentre la DRSE è la capacità di resistere all’alcol. La prima parte di questo studio si proponeva di determinare se i profili AE potessero discriminare tra Binge – Drinkers, bevitori sociali (che bevono da 3-4 volte l’anno a 3-4 volte la settimana) e bevitori forti (che bevono 3-4 volte a settimana, o tutti i giorni).

La seconda parte si proponeva invece di determinare la possibilità di predire i diversi stili di bere a partire dai livelli di AE. Nello specifico, i ricercatori hanno ipotizzato che:
  1. alte AE e moderata DRSE identificano i Binge – Drinkers, che dovrebbero avere episodi di Binge – Drinking durante la fase di monitoraggio;
  2. moderate AE e alta DRSE identificano i bevitori sociali e che dovrebbero quindi mostrare questo tipo di pattern durante il monitoraggio;
  3. alte AE e bassa DRSE identificano i bevitori forti, che dovrebbero mostrare questo pattern durante la fase di monitoraggio.
Come ipotizzato, emerge che i Binge – Drinkers hanno AE più alte, ma DRSE più bassa, dei bevitori sociali e DRSE più elevata dei bevitori forti. Giovani bevitori sociali e Binge – Drinkers, però, possono essere istinti solo in base alle AE, mentre non sembra essere discriminate tra i due gruppi il livello di DRSE. Per quanto riguarda la seconda parte della ricerca, il 60% degli individui sono rientrati nella categoria prevista in base ai livelli di AE.

Questo studio ha innanzitutto mostrato quali sono i fattori cognitivi associati al Binge – Drinking, ha fornito una classificazione teorica dei diversi pattern di consumo di alcol, ma, risultato ancora più importante, ha fornito diversi target per lo sviluppo di programmi di intervento, in quanto sia le aspettative sull’alcol che l’autoefficacia nel rifiutare di bere sono modificabili.

Quando l’intervento è indirizzato ai giovani Binge – Drinkers, le aspettative sull’alcol dovrebbero essere, quindi, il focus dell’intervento stesso.

La situazione italiana
L’Italia detiene il primato dell’età più bassa fra i paesi dell’Unione Europea in cui si inizia a bere; sembra, infatti, che il primo bicchiere si consumi mediamente a 12 anni. Secondo un sondaggio promosso dall’Osservatorio Europeo delle Droghe di Lisbona (2004), il primo drink è consumato per la prima volta dall’80% dei maschi e dal 70% delle femmine sotto i 16 anni.

Il modello “mediterraneo”, fino ad oggi prevalente nel nostro Paese, contempla il consumo di bevande a bassa gradazione alcolica, soprattutto nell’alimentazione familiare, rendendo il consumo di alcol un comportamento socialmente accettato e tollerato.

La globalizzazione dei modelli di consumo, però, sta stravolgendo le culture tradizionali, che vengono facilmente “contaminate” e portate a tollerare abitudini fino a poco tempo prima sconosciute o stigmatizzate.

Potrebbe essere questa la spiegazione dell’aumento del fenomeno del Binge – Drinking, il bere freneticamente allo scopo di ubriacarsi, iniziando con vino o birra per approdare gradualmente, e nella stessa serata, ai superalcolici. Un giovane delle superiori su tre è uso al Binge – Drinking, spesso concentrato nei week end. L’aumento di questo comportamento si registra nelle fasce di età più vulnerabili, dai 14 ai 17 anni. I dati dell’ ESPAD Report (2000) attestano che l’abitudine al Binge – Drinking è seguita in Italia almeno tre volte al mese dai giovani studenti, con una percentuale del 13%.

Tale percentuale è più bassa del nord Europa, ma dimostra un grande incremento del fenomeno anche nel nostro paese.

Il 50% degli incidenti stradali, anche in Italia, è dovuto all’alcol, ma non all’alcolismo: per rallentare i tempi di reazione, infatti, bastano tre bicchieri di vino in più, e non si può definire alcolista chi beve tre bicchieri di vino.

Questa sembra essere, piuttosto, una caratteristica del Binge – Drinking.

Per quanto riguarda i fattori ambientali, nel nostro paese, oltre ai già citati fattori emersi dalle ricerche americane, si deve considerare anche la tradizione vinicola, che stimola il consumo eccessivo. Bisogna aggiungere anche che l’alcol è una sostanza legale, accessibile a chiunque e largamente promossa dal mercato. L’incentivo al Binge – Drinking sembra derivare anche dai nuovi prodotti immessi sul mercato con strategie ben studiate per “colpire” i giovani: bottigliette colorate, miscele gasate che rendono meno forte l’impatto con l’alcol, nomi fantasiosi e giovanili, ma, soprattutto, alta gradazione alcolica.

Inoltre l’alcol tra i giovani è sinonimo di forza, al punto che una persona viene considerata tanto più forte quanto più lo regge.

Viene classificato socialmente anche il tipo di bevanda consumata: mentre cala sempre più il consumo di vino, anche nel nostro paese la bevanda più bevuta è la birra, con una costante presenza anche dei superalcolici, per evidenziare il distacco generazionale tra il padre e il figlio, che beve in discoteca o al bar con gli amici.

Al gesto del bere, quindi, i giovani danno valore socializzante, e i luoghi dove si beve sono percepiti come luoghi di incontro, in cui è possibile sviluppare e mantenere relazioni di solidarietà con altri ragazzi. Questo comporta il rischio che l’abitudine al Binge – Drinking possa estendersi dagli studenti anche ad altri soggetti, giovani e adulti, alla ricerca di una maggiore emancipazione o affermazione sociale. Gli alcolici sono diventati per i giovani italiani una parte integrante del tempo libero, perché promettono divertimento, sex appeal e successo.

Sembra, inoltre, che gli alcolici vengano associati di frequente alle sostanze psicoattive, anche tra ragazzi sotto i 16 anni.

Le modalità di fruizione dei ragazzi italiani, dunque, sembrano assomigliare sempre di più a quelle dei paesi anglosassoni e del nord Europa.

Prevenire il Binge – Drinking
Poiché il problema del Binge – Drinking sembra coinvolgere i giovani nel momento del loro ingresso alle scuole medie, la scuola stessa potrebbe avere un ruolo di primaria importanza nella sua prevenzione. In base ai risultati dello studio di Guilamo – Ramos e coll., ad esempio, si potrebbe pensare a programmi che combattano l’apatia degli insegnanti, favorendo invece la cura verso gli studenti e lo sviluppo delle proprie capacità.

Un’altra strategia potrebbe essere quella di coinvolgere le famiglie, stampando e distribuendo, ad esempio, opuscoli che aiutino i genitori a stabilire una buona comunicazione familiare, esercitare un adeguato grado di controllo e supervisione sui figli, e incoraggiare i genitori a spiegare sempre il perché delle loro azioni ai figli, specialmente delle punizioni.

I tentativi di prevenzione del Binge – Drinking attuati fino ad oggi si sono concentrati sull’educazione e sul cambiamento della percezione che il bevitore ha di sé, tramite trattamenti a breve termine e sanzioni per i reati più gravi. Sembra però emergere il bisogno di un intervento a tutto tondo sull’ambiente di vita, ad esempio diminuendo l’accessibilità di bevande alcoliche ai minorenni, aumentando i prezzi, cambiando gli orari in cui è permessa la vendita di alcolici.

A questi cambiamenti ambientali, tuttavia, sembra necessario affiancare una qualche forma di terapia di ristrutturazione cognitiva, in grado di modificare le aspettative che i giovani hanno riguardo gli effetti dell’alcol e lo status sociale in cui li pone, e il loro senso di autoefficacia nel resistere al desiderio di bere.

Riferimenti bibliografici Gessa, G.L. (1994). Bisogno compulsivo di bere e “Principio del Piacere”. Medicina delle Tossicodipendenze”, Anno II, No. 5.

Guilamo – Ramos, V., Jaccard, J., Turrisi, R., & Johansson, M. (2005). Parental and School Correlates of Binge Drinking Among Middle School Students. American Journal og Public Health, Vol. 95, No. 5, pp: 894-899.

Hibell, B., Andersson, B., Ahlstrom, S., Balakirewa, O., Bjarnason, T., Kokkevi, A., & Morgan, M. (2000). The 1999 ESPAD Report. Alcohol and Other Drug Use Among Students in 30 European Countries. The Swedish Council for Information on Alcohol and Other Drugs (CAN), Council of Europe, Sweden, 2000.

Johnston, L.D., O’Malley, P.M., & Bachman, J.G. (2003). Monitoring the Future national survey results on drug use, 1975 – 2002. Volume I: secondary school students. Bethesda: National Institute on Drug Abuse. Scaricabile dal sito: http://www.monitoringthefuture.org/pubs/monographs/vol1_2002.pdf

Johnston, L.D., O’Malley, P.M., Bachman, J.G., & Schulenberg, J.E. (2004). Table 4: trends in 30-Day Prevalence of Daily Use of Various Drugs for Eight, Tenth and Twelfth Graders. University of Michigan: Ann Arbor, MI. Scaricabile dal sito http://www.monitoringthefuture.org

Morawska, A. & Oei, T.P.S. (2005). Binge Drinking in University Students: a Test of the Cognitive Model. Scaricabile dal sito: http://www.sciencedirect.com

National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (1995). Youth Drinking: Risk Factors and Consequences. Alcohol Alert, Vol. 37. Bethesda: U.S. Department of Health and Human Services.

Rocchi, R. (2004). Cresce il consume di alcol tra I giovani. I risultati del sondaggio promosso dall’Osservatorio Europeo delle Droghe di Lisbona. Scaricabile dal sito: http://www.asaps.it/articoli/Art_2004/0098.html

Weschler, H., Lee, J.E., Kuo, M., Seibring, M., Nelson, T.F.. & Lee, H. (2002). Trends in College Binge Drinking During a Period of Increased Prevention Efforts. Findings From 4 Harvard School of Public Health College Alcohol Study Surveys: 1993 – 2001. Journal of American College Health, Vol. 50, No. 5, pp: 203-217.


 
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