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di Biagio Giordano, argomento Psicoanalisi

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In occasione del trentesimo della morte di Jacques Lacan, Jacques-Alain Miller ha pubblicato un libro sulla Vita di Lacan. Una prima parte è uscita in Francia il 5 settembre in libreria, in Italia è stata inclusa nel numero 49 de La Psicoanalisi. Il libro completo in Italia è uscito nel Gennaio 2012.

Jacques Alain Miller è stato incaricato da Lacan di stabilire il testo dei suoi seminari. E’ stato Direttore del Dipartimento di Psicanalisi dell’Università di Parigi VIII. Psicanalista, è stato il primo delegato Generale dell’AMP (Associazione mondiale di Psicanalisi). Numerosi i testi e lezioni sul suo Corso, L’orientamento lacaniano, che sono pubblicati sulla rivista La psicoanalisi (Astrolabio, dal 1987).

Lacan amava dire, tre anni dopo il ’68 che lui, la sua ribellione, quella di un borghese, non ne faceva una falsa onta, a differenza di molti sinistrorsi, l’aveva fatta passare nella Psicanalisi. Si perché Lacan, con il suo ritorno a Freud, si ribella negli anni ’50 a ogni psicanalismo, si allontana da tutto ciò che dei teoremi di Freud appare irrimediabilmente compromesso con la medicina e le professioni. Lacan, che proveniva da regolari studi di Psichiatria, si occuperà moderatamente di ciò che riguardava la ricerca teorica più diffusa dalle istituzioni accademiche, egli riprenderà principalmente quelle teorie di Freud che il grande Maestro viennese aveva lasciato in sospeso, come, a partire dal 1915, gli scritti meta psicologici, ai quali Lacan darà un ulteriore sviluppo, in particolare sui concetti di inconscio e rimozione che anziché essere studiati nella prospettiva di una più chiara concezione clinica, di riflesso nosografico, immediatamente fruibile, venivano elaborati da Lacan in tutta la vera problematicità e complessità che li contraddistinguevano.

Lacan riprende con cura quegli scritti di Freud, inventando nuove direzioni di ricerca: approfondendo ad esempio, a favore di una idea di psicanalisi più laica, quegli aspetti teorici di Freud che più si erano prestati a dare, alla psicanalisi divulgata dalle istituzioni statali, l’immagine psico-medica del tuttofare.

Il suo grande lavoro, abbinato un carisma sopra le righe del tutto naturale, lo faranno approdare in tempi brevi a nuovi nodi teorici, lontani da quegli schematismi pseudo teorici, semplificatori, che contribuivano, negli anni 40’ e ‘50 a rendere sterile di risultati la pratica analitica: soprattutto quella americana, che agiva di fatto da anni come una forma di psicoterapia, commercializzata e pubblicizzata dai media per via dei giganteschi business editoriali e spettacolari che le questioni cliniche sulla sessualità producevano.

Lacan delude gli attendisti eruditi, desiderosi di verità cliniche ultime o ben sistemate, sviluppando nella sua ricerca freudiana solo dei nodi linguistici, sapienti interrogativi, ed enigmi sull’inconscio di grande raffinatezza che getteranno luce sui modi di operare più profondi della rimozione, evidenziandone per contrasto l’eccessiva schematizzazione prodotta dagli psicanalismi dell’epoca.

Lacan con le sue ricerche influenzerà anche le nuove teorie degli artisti francesi sull’arte visiva e il cinema, quelle degli anni ’50 e ’60 che comunicavano fortemente con il campo psicanalitico più classico rielaborato da Lacan, traendo da questa seduzione culturale fertili spinte creative.

Lacan con la sua critica teorica alle professioni psicanalitiche, estende nel sociale la psicanalisi sottolineando come lo psicanalista si autorizzi solo da sé. Il suo vivo interesse per i meccanismi più specifici che sottostanno al sintomo, lo condurranno a scoperte di rilievo, supportate da un metodo di ricerca nuovo, strettamente legato alla pratica analitica, particolare, scevro da ogni pregiudizio scientifico, filosofico, storico, cosa che lo porta ad azzerare ogni influenza etica convenzionale, precostituita, legata a ideologie sociali o alla morale o immoralità di un’epoca.

L’imperativo etico della psicanalisi per Lacan consiste nel non rinunciare al desiderio inconscio che anima il paziente nevrotico, di riprendere cioè ad elaborare quella spinta pulsionale irrefrenabile che si muove, provvisoriamente invisibile, dietro una tenda equiparabile a un sintomo. Il campo analitico vede in gioco pulsioni di vita e pulsioni di morte lungo un loro dinamico impasto pulsionale dall’esito incerto.

Il metodo di ricerca di Lacan fa perciò tutt’uno con la propria esperienza derivante dalle sedute analitiche, a cui lui stesso conferisce il massimo del valore artistico perchè inventive, il desiderio ivi presente fa muovere infatti gran parte della sua investigazione: cosa che lo porterà ad assumere una sicurezza espositiva a tratti geniale che gli infonderà una fiducia costantemente rialimentata dalla risonanza mondiale dei suoi seminari. Lacan giunge a una profondità concettuale dei teoremi freudiani tale da garantire ancora oggi, in vari ambiti clinici, grazie alla possibilità di un confronto psichico tra il complesso e il semplicistico, un uso non ideologico della psicanalisi.

Nel libro di Miller Vita di Lacan che non può essere definito propriamente biografico né tantomeno celebrativo, soprattutto per i modi narrativi filosofici scelti da Miller, originali sia nei contenuti sia nella forma, spicca di Lacan la questione dell’etica della sua vita, intesa in un ampio significato legato all’inconscio; una questione che coinvolge spesso l’analista e l’analizzante, il percorso di un desiderio che li riguarda e a cui l’elaborazione analitica può conferire stile e progettualità, arte ed energia.

E’ un libro quello di Miller sul pensiero e lo stile di Lacan, più che su fatti biografici, di solito soggetti quest’ultimi a troppo equivoci interpretativi. Essi sono comunicati da Miller attraverso un modo di scrivere che rispecchia qualcosa del dispositivo psicanalitico, dei suoi ritmi dettati da quel silenzio che buca la razionalità più evidente, e dalle valorizzazioni delle parole nel loro rapporto più suggestivo con l’inconscio: con ciò che è apparentemente assurdo, deformato, contradditorio.

Vita di Lacan di Miller probabilmente non coinvolgerà i cultori più istruiti della letteratura, quelli che pretendono un linguaggio sempre chiaro e immediatamente incisivo, che accusano la psicanalisi lacaniana di oscurità, senza sapere che studiando anche direttamente Freud in chiave laica e non medica, quindi a partire dagli scritti meta psicologici sull’inconscio (la seconda topica), si scopre che l’orizzonte teorico della psicanalisi si schiude verso un campo nuovo, non scientifico, non medico, ma di grande valenza artistica, dove l’arte psicanalitica ha la sua specificità nella possibilità di tenere l’inconscio aperto, nel permettere quindi un’infinità di riedizioni psichiche dall’effetto emozionale reale e irreale, onirico o simbolico, che si proiettano con il transfert nello schermo immaginario dell’analista, o di un’altra persona rendendo l’interpretazione interminabile, sempre effettuale anche fuori dagli studi psicanalitici.

Uno dei passi di questo libro sulla Vita di Lacan, nella lodevole traduzione di Céline Menghi, è molto significativo dell’originalità formale e filosofica con cui si muove il libro di Miller, esso è un’eco dello stile del Maestro francese, seppur in forme inventive diversificate:

« La persona erudita insegna che la scrittura della vita comporta tutt’altra disciplina della storia. Vi è all’origine una sorta di biforcazione tra il registro della storia, il suo patrocinare l’esattezza – riferire l’evento così com’è, nel suo contesto e nella sua collocazione cronologica – e la scrittura delle vite, che, nell’Antichità, era propria del registro dell’etica. Così intendo Vita di Lacan. Quale fu l’etica della sua vita, e cosa e cosa ne dà prova, nel suo essere come nella sua esistenza? rilevare ciò che del registro dell’etica si può evidenziare nel suo essere e nella sua esistenza ». Tenendo presente che « l’etica non è la morale ».

Vita di Lacan
di Jacques –Alain Miller
(Scritta a beneficio dell’opinione pubblica illuminata)
Quodlibet Studio
Traduzione di Celine Menghi
Euro 7,00


 
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