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di Elisa Sandroni, argomento Psicologia Clinica

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È un libro che nasce dall’esigenza di orientarsi fra i mille strumenti esistenti nell’ambito della valutazione psicologica dell’anziano. Le autrici hanno così cercato di proporre un lavoro che fosse tripartito nel seguente modo: a) una prima introduzione metodologica su come si raccolgono i dati nelle ricerche sull’invecchiamento, da cui si ricavano delle indicazioni di base per la valutazione psicologica; b) le regole dell’osservazione, del colloquio e degli altri metodi di raccolta di informazioni utili all’anamnesi e alla diagnosi; c) una raccolta di strumenti d’indagine divisi secondo i diversi ambiti del “funzionamento” psicosociale, con le indicazione bibliografiche su come reperirli e, in taluni casi, con informazioni sulla loro validazione su un campione italiano.

Per quanto riguarda la prima parte del libro, viene sottolineata come la valutazione psicologica dell’anziano, rispetto alla ricerca psicologica sull’invecchiamento, seppur utilizzando gli stessi metodi, abbia finalità pratiche immediate come la formulazione di diagnosi, la decisione sull’opportunità di un intervento e l’identificazione del trattamento più adatto. Fanno parte della valutazione l’analisi della corrispondenza tra i bisogni e le capacità dell’anziano e le risorse ambientali, come pure la valutazione della rete di relazioni sociali in cui l’anziano vive. Proprio per la molteplicità dei problemi che possono influenzare lo stato mentale del soggetto anziano, da quelli fisici a quelli ambientali, la valutazione deve essere necessariamente multidimensionale. In questo caso, le dimensioni che vengono considerate sono: lo stato di salute fisica, lo stato di salute mentale, il funzionamento cognitivo, le capacità di adattamento nella vita quotidiana, la capacità di prendere delle decisioni, il funzionamento sociale e il supporto ambientale.

È anche importante la capacità dell’esaminatore di stabilire una relazione personale con il soggetto valutato, e anche la possibilità che questa valutazione si svolga in un numero di incontri tali da permettere l’instaurarsi da parte del soggetto di un minimo di familiarità con l’ambiente e le persone presenti.

La ricerca sull’invecchiamento invece, deve tenere in considerazione i problemi metodologici imposti dallo studio della variabile “età” (per esempio dell’ “effetto coorte” e della particolare composizione dei gruppi di controllo) e dei vantaggi e degli svantaggi delle modalità di ricerca trasversali, longitudinali e trasversali-sequenziali.

I principali metodi utilizzati nella ricerca e nella valutazione su soggetti anziani sono l’osservazione naturalistica, le tecniche della domanda (vi sono diversi gradi di strutturazione, dall’intervista-questionario al colloquio), la ricerca d’archivio e la ricerca sul caso singolo.

Una delle esigenze attuali è quella di individuare i fattori che favoriscono il cosiddetto successful aging, stile di invecchiamento secondo un modello teorico postulato da Baltes e Baltes (1991), traducibile con “invecchiare bene”; in questa cornice si sono inserite numerose ricerche che hanno lo scopo di stabilire le condizioni per mantenere una buona efficienza, in contrasto al decadimento.

Considerato che l’invecchiamento colpisce un insieme di ambiti della vita dell’individuo, la valutazione multidimensionale (come sopra detto) poiché prende in esame problemi medici, psicologici sociali e funzionali si rende necessaria. Purtroppo, uno dei maggiori problemi nella valutazione cognitiva è quello di individuare nelle loro fasi iniziali le demenze, patologie in cui si presentano disturbi cognitivi che coinvolgono due o più funzioni cognitive, e che rappresentano una perdita rispetto alle prestazioni precedenti alla malattia, che si accompagna ad una diminuzione delle capacità funzionali del soggetto.

Nel testo vengono prese in esame le demenze vascolari, la demenza di Alzheimer, la demenza a corpi di Lewy e la demenza frontotemporale.

Nella seconda parte vengono indicati alcuni test che anche se non forniscono una completa valutazione neuropsicologica, rappresentano il primo passo indispensabile quando viene segnalato un problema di tipo cognitivo che potrebbe far sospettare un disturbo non ancora diagnosticato, oppure il peggioramento già diagnosticato ma non ancora inquadrato relativamente alla sua gravità.

Fra questi strumenti ne elenchiamo alcuni: Mini mental State Examination (Folstein,1975); Milan Overall Dementia Assessment (Brazzelli et al., 1994); Esame Neuropsicologica Breve (Mondini et al., 2003); Batteria per la valutazione del Deterioramento Mentale (Caltagirone et al., 1995); Alzheimer Disease Assessment Scale (Rosen, Mohs, Davis, 1984); Batteria di Spinnler e Tognoni (1987).

Vi sono poi indicati strumenti specifici per le diverse funzioni cognitive come l’orientamento temporale, la percezione visiva, l’intelligenza, l’attenzione, la memoria, il linguaggio, le prassie: Test di orientamento temporale ( Bentos et al., 1964; vers. it. Spinnler, Tognoni, 1987); Test di esplorazione visiva (Albert, 1973; vers. it. Spinnler, Tognoni, 1987); Matrici progressive colorate (Raven, 1947; vers. it. Spinnler, Tognoni, 1987); Astrazione (Mondini, 2003); Weigl’s Sortine Test (Weigl, 1927; vers. it. Spinnler, Tognoni, 1987); Digit Span (Wechsler, 1945; vers. it. Orsini et al., 1987); Rievocazione immediata e differita delle 15 parole di Rey (Rey, 1958; vers. it. Caltagirone et al., 1995); Test dei gettoni (De Renzi, Vignolo, 1962; Spinnler, Tognoni, 1987); Trail Making Test (Reitan, 1958; vers. it. Giovagnoli et al., 1996; Mondini et al., 2003); Test di aprassia bucco-facciale (ibid.); Disegno spontaneo (ibid.).

Per quanto riguarda la sfera psicoaffettiva dell’anziano, la patologia più frequente in questa popolazione risulta essere la depressione. Inoltre, nonostante ci siano dati discordanti sulla prevalenza dei disturbi d’ansia nella popolazione anziana, è comunque riconosciuta la frequente presenza di quadri sintomatologici di tipo ansioso. Nell’anziano la depressione è spesso nascosta (depressione mascherata) da un accentuarsi dei sintomi di altre condizioni mediche o da una vera e propria somatizzazione del disturbo. L’insonnia è molto frequente. Possono essere presenti allucinazioni, soprattutto uditive. Nell’anziano depresso si mostra spesso un calo delle prestazioni cognitive. Questo deficit causato dalla depressione si presenta come “pseudodemenza”, da distinguere da un vero quadro demenziale dove il deficit è irreversibile.

I fattori di rischio per la depressione durante l’invecchiamento sono costituiti – oltre che dall’età anziana – da condizione patologiche ( malattie neurodegenerative, cardiovascolari, endocrine, neoplasie, demenze), carenze nutrizionali, farmaci ( ormoni, antitumorali, ipotensivi, ansiolitici), fattori psicosociale, ambientali e genetici.

La depressione in età anziana spesso non è riconosciuta perché l’anziano stesso, i familiari ma anche gli operatori sanitari ne considerano la sintomatologia come inevitabile espressione del normale processo di invecchiamento e non come indice di una vera e propria malattia su cui poter intervenire.

C’è poi da considerare che a causa degli eventi stressanti tipici del periodo dell’invecchiamento e a causa della riduzione dell’autonomia, gli anziani sono facilmente esposti a rilevanti livelli di stress sia sul piano fisico e psicologico, sia sul piano ambientale. Sono quindi a rischio per la manifestazione di stati di ansia, intesa come stato emozionale sgradevole di apprensione e paura generalizzata, non focalizzata su un oggetto specifico e accompagnata da un incremento dell’ attivazione fisiologica.

Attualmente esiste un numero limitato di strumenti standardizzati per identificare i sintomi caratteristici di depressione e ansia in età geriatriaca. Fra questi elenchiamo: Geriatric Depression Scale (Yesavage, Brink, Rose, 1983); Beck Depression Inventory ( Beck et al., 1961); Hamilton Depression Rating Scale ( Hamilton, 1960, 1967); Center for Epidemiological Studies Depression Scale (Radloff, 1977; vers. it. Fava, 1982); State-Trait Anxiety Inventory (Spielberger, Gorsuch, Lushene, 1970).

Per completare il quadro di una valutazione multidimensionale che permetta di programmare eventuali interventi mirati al benessere della persona anziana, si devono esaminare anche lo stato funzionale e quello socioambientale.

Quando si parla di benessere infatti non ci si riferisce più solamente allo stato di salute fisica e psichica, ma al più ampio concetto di qualità della vita (Smith, 2000).

La qualità della vita si può definire come la soddisfazione complessiva percepita da una persona rispetto alla propria vita. È determinata da una serie di variabili quali lo stato di salute psicofisica, le capacità funzionali, le interazioni sociali, la situazione economica e le condizioni ambientali.

Con l’attuale tendenza all’allungarsi della vita, con l’aumento del rischio di patologie cronico-degenerative, più o meno invalidanti, è in aumento anche il numero di persone anziane non autosufficienti.

Valutare lo stato funzionale significa esaminare la capacità del soggetto di compiere nella vita quotidiana attività più o meno complesse e di mantenere un ruolo sociale.

Gli strumenti per la valutazione dello stato funzionale sono costituiti dall’osservazione diretta, dal colloquio e da una serie di scale e di questionari.

Il testo infine, oltre a questi strumenti,, ne presentata altri utili alla valutazione di attività della vita quotidiana, la qualità della vita, qualità dei servizi nelle case di riposo e soddisfazione ambientale a casa propria.

Maria Rosa Baroni, Anna Getrevi
La valutazione psicologica dell’anziano
Carocci, 2005
Euro 10,50


 
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