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di Matteo Ciancaleoni, argomento Narrativa

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Baricco prende in prestito da Joseph Conrad la locanda Almayer: luogo favoloso all’interno del quale si intrecciano le storie dei romantici personaggi baricchiani. E’ da qui che prende avvio il libro, che è diviso in tre parti, dove possiamo vedere le ansie, le paure, il passato burrascoso e l’avvenire angosciante dei personaggi che tra loro hanno un solo comune denominatore: il mare. Infatti, è qui che iniziamo a conoscere Plasson il pittore immerso nella sua tela che continua a restare bianca nonostante siano anni che continua a dipingerla con l’acqua del mare; è qui che iniziamo a conoscere la piccola Elisewin che soffre praticamente di tutte le fobie esistenti dirette verso luoghi, oggetti o persone e viene mandata dal medico a curarsi nell’oceano mare: infatti, i bagni nel mare della locanda solo la sola medicina che viene consigliata alla ragazza. E’ qui che iniziamo a conoscere padre Pluche che cerca inutilmente di aiutare la povera Elisewin a guarire dalle sue paure. E’ qui che iniziamo ad innamorarci del professor Bartleboom, personaggio autore della citazione sopra riportata, che cerca di stabilire dove è la fine del mare, in quale granello di sabbia si esaurisce e soprattutto protagonista di una vicenda amorosa profonda e difficilmente definibile, catalogabile e, forse, comprensibile.

Nella seconda parte del libro, “Il ventre del mare” il focus sembra apparentemente spostarsi: infatti, viene descritto un naufragio su di una zattera, la zattera della morte, dove si vivono scene disperate come, ad esempio, episodi di cannibalismo. In questa parte del libro si affacciano sulla scena nuovi personaggi come Thomas, un marinaio che si ritrova nella zattera della morte dopo aver vissuto un altro naufragio. Allo stesso Thomas viene uccisa la ragazza per potersi cibare della stessa: il tema delle morte ritorna prepotentemente con i vissuti che comporta a livello emotivo e personale; infatti, dopo questo episodio la vita di Thomas è diretta al solo fine di vendicare la morte della ragazza: desiderio di vendetta la cui formazione e i cui vissuti fortissimi emergono con disarmante chiarezza.

Il libro si conclude con la terza parte, “I canti del ritorno” dove le vicissitudini dei vari personaggi giungono ad una conclusione che non voglio descrivervi, con la speranza di aver stuzzicato la vostra fantasia a tal punto da leggere da soli la conclusione, o le conclusioni, di questo libro che, come credo si sia capito, vi consiglio caldamente.

La scrittura del giovane Baricco, questo libro è uscito nel 1993 quando gli ottimisti lo definivano trentenne e i pessimisti quarantenne, è veloce, coinvolgente, poetica, appassionante e riflessiva: non è semplice, a mio modesto giudizio, trovare queste virtù così diverse tra loro in una sola penna. Il dipanarsi della vicenda cattura l’attenzione del lettore spinto a divorare pagine su pagine sino alla fine: la trama è avvincente e incuriosisce passo passo, e per questo non voglio assolutamente svelarvi oltre l’intreccio che spero leggerete, fitta e densa di rimandi simbolici e di metafore che richiedono del tempo. Per questo motivo non è un libro da leggere di getto, anzi fortunatamente riesce a farti pensare una volta staccati gli occhi dalle sue pagine.

Il mare come tema centrale dell’opera ma non in un’ottica classicheggiante fatta di avventure: questo mare è fermo, immutabile. Non si ha mai una nave in partenza dalla locanda: il mare come luogo di riflessione, come barriera dalla quale non si può scappare e dove si rimane soli con noi stessi dove i personaggi, curati e dettagliatamente caratterizzati, si trovano immersi in una brillante vicenda esistenziale. Infatti, non si ha la noia o il distacco tipico di racconti i questo tipo ma le apparenti immutabili vicende sono vissute, più che descritte.

La narrazione si fa più viva ed intensa nella seconda parte del libro dove, nonostante nell’intreccio ci siano delle avventure e degli episodi diversi rispetto alla parte iniziale, l’approfondimento psicologico viene curato nei dettagli: il tema della morte viene vissuto dai personaggi con calore emotivo e non in modo oggettivo e distaccato, tipico dello stile narrativo proprio del romanzo classico. Non si tratta di un naufragio costellato di battaglie e di azione, ma di un naufragio dove i personaggi, sui quali Baricco punta sempre moltissimo, vivono tale difficile momento trovandosi faccia a faccia con la morte.

Anche nel naufragio il mare, mosso e diverso dall’oceano mare iniziale, è un luogo immutabile, uno psounto, una barriera che quasi impone una riflessione profonda, un incontro con la parte più nascosta di sé stessi.

Il mare come pericolo, il mare come rinascita, il mare.

Non può mancare l’amore. Come in tutti i romanzi che si rispettino. Ma è un amore difficile, travagliato quello che prova il professor Bartleboom e che lo porta a scrivere miriadi di lettere alla sua ipotetica donna amata. Il tema dell’amore, però, viene vissuto in un’ottica apparentemente leggera: lo stile dell’autore è sempre molto soave, scorrevole e piacevole ma al dì sotto di questa apparente superficialità si nasconde un mondo: un po’ come al di sotto del mare. Infatti, non è un amore classico, e con classico intendo una storia d’amore già letta, sia di stampo tragico sia incentrata sul favoloso rosa e cuoricini che costella una tipologia di narrativa molto distante da questa: l’amore è travagliato interiormente, è colui che ama che si interroga su se stesso più che sull’altro. Si vive il dilemma proprio dell’innamorato, il vero dilemma dell’amore, la sua bellezza che non risiede tanto nel dubbio amletico della speranza che tale sentimento possa essere corrisposto, quanto sull’autenticità del sentimento stesso, su quello che essere innamorati comporta a livello personale, emotivo.

Per concludere, Baricco riesce nel suo intento di creare un libro all’apparenza facile ma tutt’altro che banale: mi piace pensare a quest’opera come ad una delle canzoni meglio riuscite di Samuele Bersani dove ad un ritmo veloce, incalzante, piacevole si accompagna un testo orecchiabile, ma soprattutto profondamente riflessivo, pregnante, profondo e, forse, malinconico. Come un bel film, mi viene in mente K-Pax con Kevin Spacey, dalla visione leggera e piacevole che, però, all’uscita del cinema ti lascia qualcosa, ti invoglia a parlarne, ti fa riflettere, ti stimola i neuroni, così Oceano Mare deve essere vissuto fino in fondo per caprine appieno il significato, che non credo sia uno e uno solo, per appropriarsi del proprio significato, per riflettere anche su noi stessi in modo critico e costruttivo: quele miglior obiettivo potrebbe avere un buon libro? Non basta leggere Oceano Mare per capirlo, per amarlo, anche se la sola lettura è molto semplice e vivace: come una donna, per essere amato profondamente Oceano Mare deve essere letto e riletto, pensato e ripensato interpretando in maniera personale e soggettiva quello che l’autore vuole comunicare, senza farci prendere dalla comoda illusione che sia un libro facile e piacevole e basta.

Alessandro Baricco
Oceano Mare
BUR, Biblioteca Universale Rizzoli, 1993
Euro 8,00


 
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