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di Mauro Di Pietro, fonte: L'Espresso

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La notizia
Sempre più Internet si rivela utile anche per scopi non chiarissimi. Ci si collega ad un sito e si può: ''comprare il Viagra senza ricetta né imbarazzanti visite mediche... si possono avere anche pillole contro l'Antrace, l'obesità, la caduta dei capelli... qualcuno bara!''.
''L'Espresso, novembre 2001

Il commento
A che cosa serve Internet? È un mezzo di comunicazione straordinario che consente a tutti quelli che possono essere collegati di usufruire di moltissimi servizi. Ovvero impedisce a coloro che ne sono privi l'accesso a tali servizi e ancora, permette agli utenti di usufruire di certi servizi perdendo la possibilità di affrontare davvero i problemi.

Sembra quasi, a volte, che sia soprattutto importante avere lì, "a portata di mouse" qualcosa a disposizione per poter soltanto pensare che le cose si possano risolvere, anche se, di fatto, non si acquisterà mai il Viagra "online".

A questo proposito, a dimostrazione della diffidenza che ancora le persone hanno (almeno in Italia) nei confronti degli acquisti in rete, ho letto recentemente che uno degli oggetti più "cliccati", in previsione di un acquisto, è un indumento intimo maschile: uno slip "tipo perizoma".

Al di là di queste considerazioni sul commercio telematico, non è mia intenzione criticare Internet, anche perché sarebbe intrinsecamente sbagliato, ma è forse il caso di interrogarci su come usiamo poveramente un mezzo potentissimo soltanto per difenderci dall'opportunità di affrontare i problemi che ci affliggono: Internet può essere utilissimo per tantissime cose, purtroppo anche per evitare di avere dei rapporti con le persone e con noi stessi.

E sì, perché a cosa serve avere il Viagra in forma anonima? (non parliamo dei farmaci offerti contro l'Antrace che probabilmente sono soltanto il frutto di un'operazione commerciale dovuta esclusivamente alla paura che sta attanagliando tutto il mondo occidentale)

Cosa ci si guadagna?

Cosa si perde?

Si guadagnano tante illusioni, si spera che con un "clic" e la pillola promessa si possano mettere le cose a posto. Si pensa che in questa maniera non si perde troppo tempo.

Si perde il rapporto con una persona: anche ammettendo che un farmaco come il Viagra possa risolvere un sintomo, si perde il significato del problema e anche della persona con cui siamo.

E per quello che riguarda il rapporto altrettanto importante con il medico: non è la stessa cosa comprare un farmaco quasi di nascosto e anonimamente piuttosto che alla fine di un colloquio con un medico; un farmaco ha una sua efficacia, ma questa dipende anche da come lo si assume e da chi lo somministra, se l'approvvigionamento anonimo dà soltanto la possibilità di non parlare con nessuno di sé, il risultato è soltanto quello di aumentare la cappa di silenzio che incombe sopra e dentro di noi con annesso un aumento della sofferenza, del senso di solitudine e della sensazione di onnipotenza di poter fare tutto da soli.

Inoltre non ci concediamo "del tempo". Non prendiamo tempo per riflettere e per pensare un po' a noi stessi. È la stessa cosa che non avere rispetto per noi stessi. Si abolisce qualsiasi responsabilità verso di noi, si elimina la responsabilità dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e dei nostri problemi.

Un sintomo, una sofferenza, non nascono a caso nel nostro organismo, sempre hanno un significato. Se troviamo il modo di non pensarci le cose rimangono sempre uguali a se stesse fino a quando non assumono dimensioni tali per cui non è più possibile fare qualcosa.

Un banale mal di testa può senz'altro avere origini organiche, ma può anche avere il significato di una reazione inconscia del nostro organismo quando, non volendo parlare di qualcosa che non va, ad esempio con il partner, preferiamo "un bel mal di testa" alla relazione con l'altro. A questo punto a cosa serve l'analgesico? Forse a fare passare il mal di testa, ma sicuramente anche a non pensare e a credere che il corpo e la mente siano due entità separate quasi in lotta fra di loro.

Eugenio Gaddini, uno psicoanalista recentemente scomparso, nel suo scritto Note sul problema mente - corpo del 1980 inizia così il suo lavoro:
"La psicoanalisi considera l'attività mentale come la funzione più altamente differenziata del corpo, talmente differenziata da richiedere un suo proprio metodo di indagine, atto cioè a studiare i suoi fenomeni come sono, indipendentemente dai presupposti biologici che li sottendono. Tuttavia, la psicoanalisi considera il corpo e la mente sotto l'aspetto di un continuum funzionale, l'elemento chiave del quale rimane quello di un processo, nella differenziazione della funzione mentale, la cui direzione è dal corpo alla mente, ma che la psicoanalisi studia nella direzione dalla mente al corpo"

Gaddini spiega come questo "continuum funzionale" nasca e si sviluppi necessariamente nel bambino attraverso una costruzione di un sé mentale che passa attraverso la ricostruzione di un sé corporeo. Prima della nascita i confini del feto sono reali, concreti: il liquido amniotico, la parete uterina che contiene e dà una forma al sé. Mente e corpo sono per forza la stessa cosa. Dopo la nascita tutto muta; il bambino impara a fare le prime cose, ovvero comincia a funzionare per determinati aspetti e deve costantemente imparare che esiste un limite al suo corpo e che esiste anche una sua mente, o funzione mentale, che non ha ancora trovato il contenitore adatto.

Quello che accade quando siamo un po' più grandi sembra essere molto simile; una malattia o un sintomo emergono e ci colpiscono nel corpo, ci sembra impossibile che altro rispetto al corpo possa avere un ruolo. Facciamo troppa fatica ad accettare come una qualche funzione mentale (affettiva, emotiva, interiore) non abbia trovato un altro mezzo per evidenziarsi.

Mitscherlich in Malattia come conflitto, dice: "la malattia non è mai in nessun caso qualcosa di fortuito che agisce in maniera anonima: la malattia è una delle possibilità di reazione che si presentano all'individuo allorché si trova in quella che gli appare una situazione senza via di uscita".

E ancora Chiozza in Per un incontro fra psicoanalisi e medicina: "Ogni malattia ha un significato umano che consiste nel fatto che, in qualche modo, un uomo è allontanato dalla sua decisione [ … ]. Esiste, quindi, una partecipazione dell'uomo alla sua malattia, tanto all'origine quanto al decorso della stessa".

Per ritornare al discorso su Internet e i farmaci, non è per questo che è nata Internet, non è un contenitore di pubblicità e basta, o una vetrina, questo è l'uso che ne facciamo, ma è un uso puramente difensivo, quasi patologico, per nulla comunicativo. Senza contare che la Rete non è così nella sua sostanza, siamo noi che ne utilizziamo gli aspetti più "perversi", trascurando le potenzialità comunicative e creative che essa ci offre.


 
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