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di Ivan Gualco, fonte: La Repubblica

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La notizia
Afghanistan sotto attacco.
''La Repubblica'' di luned' 8 ottobre 2001

Il commento
Alle 18 e 15 di domenica 7 ottobre '01 l'inevitabile guerra comincia. A fronte di un conflitto bellico che aveva preso un'impronta di ineluttabilità già poche ore dopo l'attacco terrorista agli USA del 11 settembre scorso credo che poche siano le parole dicibili e molti gli stati d'animo di cordoglio per i morti e per coloro che non sono terroristi ma ignari ed inermi abitanti della nazione afgana.

Così mi viene in mente che, nel 1915 Sigmund Freud scrisse proprio in concomitanza di una guerra "Considerazioni attuali sulla guerra e la morte", un breve saggio che forse per alcuni può sembrare senz'altro superato ma per il sottoscritto rimane pur sempre un capitolo con preziose intuizioni. Qui di seguito vorrei citare i passi, credo, più aderenti a questo momento storico.

"Il disinganno della guerra"
"Afferrati dal gorgo di quest'epoca di guerra, disorientati da informazioni unilaterali, senza poterci distanziare dai grandi mutamenti che gia si sono verificati o si stanno verificando, e privi di ogni sentore circa le caratteristiche dell'avvenire che si sta profilando, non sappiamo più cogliere il giusto significato delle impressioni che urgono su di noi, né l'esatto valore dei giudizi che pure esprimiamo"

"Si è più volte detto che le guerre non cesseranno finché i popoli vivranno in condizioni così diverse, finché così divergente risulterà il loro apprezzamento della vita individuale, e finché gli odi che li dividono incarneranno così potenti forze psichiche. Si era dunque preparati al fatto che le guerre tra i popoli civilizzati e quelli primitivi, tra le razze umane contrapposte dal colore della pelle, tenessero per molto tempo ancora occupata l'umanità. Tuttavia, altra era la speranza cui osavano ancora affidarci. Dalle grandi potenze mondiali di razza bianca alle quali è toccata la guida del genere umano, che si sapevano dedite alla cura di interessi di rilevanza mondiale e che hanno partorito i progressi tecnici per il dominio della natura oltre che i valori della cultura artistica e scientifica: almeno da questi popoli era lecito attendersi che sapessero decidere i loro contrasti e i loro conflitti di interesse per altra via"


Freud da una spiegazione secondo la teoria pulsionale di come l'uomo sia costituito di moti pulsionali di natura elementare, simili in tutti e orientati alla soddisfazione di determinati bisogni originari. Tali moti e le loro manifestazioni vengono classificati in rapporto alle esigenze della comunità umana e si connotano così in coppie di opposti. "Bene" e "male" possono convivere nello stesso tempo e forse la guerra ci fa perdere di vista questo aspetto, è così che il "nemico", lo "straniero" viene connotato come il "cattivo". Netta separazione del bene dal male, che pericolosamente viene riproposta da molti, e rischia di andare ad alimentare proprio questo bisogno di scindere.

Freud, prima di parlare della morte, conclude in questo modo:

"Per la verità, noi avevamo sperato che la grande comunità degli interessi, instaurata dagli scambi commerciali e dalla produzione, potesse rappresentare l'inizio di una tale costrizione, ma sembra che i popoli ubbidiscano per ora molto più alle loro passioni che ai loro interessi. Tutt'al più si servono degli interessi per razionalizzare le passioni; prendono a prestito gli interessi per poter legittimare il soddisfacimento delle loro passioni. Perché poi i popoli e le nazioni si disprezzino, si odino, si detestino reciprocamente - e, per la verità, anche in tempo di pace - è davvero un mistero. Io non so veramente che dire. E' come se, allorché una massa o addirittura milioni di uomini si riuniscono, tutte le conquiste morali dei singoli venissero cancellate, sicché rimangono solo gli atteggiamenti psichici più primitivi, più antichi e rozzi. Forse soltanto in più avanzati stadi dell'evoluzione, si potrà cambiare in qualche modo questo deplorevole stato di cose. Tuttavia, un po' di sincerità e franchezza da parte di tutti, nei rapporti degli uomini tra loro e con i governanti, potrebbe aprire la strada anche a questa trasformazione".


 
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