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Fonte: La Repubblica del 13/08/2011

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C'è un limite anche all'intelligenza e noi l'abbiamo raggiunto: di più non si può, dovremmo consumare troppa energia e avere più spazio in testa. La tesi viene dall'università di Cambridge, dove la scienza ha concluso che la specie umana è giunta a un "altopiano" cognitivo con sopra il nulla.

Finiscono così le speranze di essere una specie ancora in evoluzione, destinata a trasformarsi in qualcosa di migliore, almeno per quel che riguarda la brillantezza del pensiero e le sue capacità di connessione.

Le barriere che portano a questa conclusione sono due. Una la illustra al Sunday Times il professore di neurobiologia Simon Laughlin, autore del libro Work meet life, il lavoro incontra la vita. "Abbiamo dimostrato che, per funzionare, il cervello ha bisogno di consumare energia in misura notevole, proprio come il cuore. E si tratta di un'esigenza così grande da limitare le nostre prestazioni".

Questo perché il cervello umano, pur pesando il due per cento del nostro corpo, assorbe il 20 per cento dell'energia, e le cellule della corteccia cerebrale, che hanno un ruolo centrale nell'attività del ragionare, sono fra quelle che ne richiedono di più. "Per profonde capacità di deduzione - spiega il neurobiologo - ne serve molta, perché il cervello deve trovare nuovi collegamenti fra informazioni che vengono da fonti anche completamente diverse. Tutto ciò significa che c'è un limite alla quantità di notizie che possiamo elaborare".

L'altra barriera è dovuta a due cause: la miniaturizzazione delle cellule cerebrali e l'aumento delle connessioni fra cellula e cellula - la chiave con cui l'evoluzione ha spinto avanti l'intelligenza - sono arrivate entrambe a un punto limite. Le cellule non possono fisicamente diventare più piccole e le connessioni non hanno lo spazio per aumentare. I neuroscienziati sanno da tempo che il cervello è suddiviso in dieci moduli, ognuno dei quali è responsabile di funzioni differenti, come la vista o il movimento.

I moduli sono collegati da fasci di fibre nervose e c'è chi ritiene che l'intelligenza sia il risultato dell'efficienza di queste connessioni. Lo psichiatra Ed Bullmore, anche lui docente a Cambridge, ha misurato l'efficienza con cui parti differenti del cervello comunicano fra loro, scoprendo che gli impulsi sono più veloci nelle persone intelligenti e brillanti, e lenti in quelle meno dotate.

"L'alta integrazione delle reti cerebrali - spiega Bullmore al Sunday Times - sembra essere associata a un alto quoziente d'intelligenza". Altri ricercatori hanno misurato i fasci nervosi, scoprendo anche in questo caso che quelli più sviluppati, cioè i cervelli più interconnessi, si trovano nelle persone più intelligenti.

La notizia positiva è che abbiamo capito come l'evoluzione ha migliorato le nostre capacità speculative, ma resta quell'incredibile quantità di energia necessaria per partorire un'idea. "Per l'intelligenza si paga un prezzo", conclude Bullmore. Intanto, dal centro clinico di Utrecht, in Olanda, arriva un'altra conferma. Martijn van den Heuvel, docente di psichiatria, studia come le variazioni nell'impianto del cervello influiscano sul quoziente intellettivo. "Confermo: per aumentare il potere del cervello servirebbe un aumento sproporzionato di energia. Fare previsioni su un futuro remoto è rischioso, ma è chiaro a tutti che ci sono forti limiti a un ulteriore sviluppo".

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