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a cura di Maurizio Mottola, argomento: Psicobiologia

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Se è vero che non si può non comunicare, è anche vero che non si può non stressarsi?
Si, è così. Noi siamo abituati a vedere lo stress con due modalità che non corrispondono alla realtà delle cose: da un lato lo pensiamo come qualcosa di sostanzialmente negativo e dall'altro come un evento particolare, che può accadere o meno. In realtà l'insieme dei processi psicobiologici che chiamiamo "stress" rappresentano le modalità messe a punto dall'evoluzione per favorire l'adattamento degli organismi viventi nei diversi contesti, a partire dalla loro sopravvivenza. Un paragone che possiamo fare è con il metabolismo o con il respiro: attività fisiologiche più o meno intense ma sempre presenti, che variano in relazione a parametri soggettivi ed esterni al fine comunque di mantenere degli equilibri. Lo stress, quindi, è il costo dell'adattamento, per questo nel libro lo definisco "il guardiano dell'adattamento", perché l'andamento dello stress di ciascuno di noi, i nostri livelli di stress, sono lo specchio del nostro incontro con il mondo. Detto questo si comprende bene che il nostro obiettivo è quello di raggiungere degli equilibri nella gestione dello stress individuale, cosa molto più facile se si comprende come funziona lo stress.

Qual è l'approccio allo stress secondo la psico-neuro-endocrino-immunologia?
Gli studi sullo stress e la PNEI, cioè l'indagine sulle interazioni tra mente e sistemi biologici (a partire dai sistemi di relazione: neuro, endocrino ed immunologico), sono a mio avviso fratelli gemelli, nel senso che si tratta di settori di ricerca che hanno avuto ampie sovrapposizioni e spesso gli stessi protagonisti. Lo stress ci ha aiutato a capire il ruolo dell'interazione individuo-contesto per la salute e la funzione della mente nel modularla soggettivamente, la PNEI ha fornito la cornice per comprendere sino in fondo il ruolo dello stress per i processi fisiologici dell'organismo. Man mano che arrivavano nuove scoperte si allargava l'orizzonte dei collegamenti: siamo partiti con l'asse dello stress (ipotalamo-ipofisi-surrene) che sembrava una sorta di citofono tra cervello e ghiandole surrenali e siamo oggi di fronte -per rimanere nella metafora- ad una rete di cablaggio che collega tutti i punti dell'organismo. I processi dello stress coinvolgono tutto il nostro corpo, dalla mente ai geni. Oggi sappiamo che lo stress influisce sulla attività genetica, sia nella prima fase della vita -quella dove si programmano le nostre funzioni- che nelle fasi successive. Diciamo che con i dati che ci sta fornendo la ricerca in campo PNEI siamo in grado di capire il rapporto tra stress e salute e tra stress e malattia, che non casualmente sono due capitoli del libro. Peraltro la prefazione è proprio del Presidente della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia. Oggi sappiamo che lo stress è il principale responsabile dei nostri problemi di salute, per questo dobbiamo conoscerlo.

Qual è la peculiarità della bilancia dello stress come strumento per capire, misurare e gestire?
Da anni mi chiedevo come poter rappresentare i meccanismi di funzionamento dello stress in modo che fosse scientificamente corretto, ma anche immediatamente comprensibile a tutti. Questa sollecitazione nasce da una particolare situazione in cui mi trovo: quella di occuparmi di ricerca sullo stress, di interventi clinici su persone con problemi di stress ed anche di insegnamento universitario e conduzione di gruppi di stress management. Cioè mi sono trovato ad affrontare il problema da tutte le prospettive e con diverse esigenze. Mi serviva una sintesi potente: cioè semplice ma profonda ed efficace. Da qui negli anni ho messo a punto questo modello che spiega lo stress attraverso il funzionamento dei piatti di una bilancia, ma se funziona per spiegare deve funzionare anche per misurare, è ovvio. E' così che sono nati dei test per valutare lo stress, tra cui uno analogico -cioè basato su una scala a 10 valori- che viene presentato nel libro, permettendo ai lettori di misurare non solo la quantità ma anche la qualità del proprio stress e di partire per una migliore gestione. Una particolarità del modello, ci tengo a sottolinearlo, è che per la prima volta si tiene conto in modo specifico delle richieste interne alla persona, cioè i bisogni e le aspettative individuali, come fattore incidente sullo stress. Ma oltre alla dimensione individuale il modello della bilancia considera anche quella relazionale, perché il sostegno morale e materiale agisce sui nostri equilibri. Detta così sembra una cosa complicata, ma il pregio della bilancia è di essere una modalità immediata ed intuitiva di capire il problema e gli aspetti che contano.


 
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