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Home --> Rubriche --> Interviste --> Psicologia e salute: intervista a Rossana Savino e Claudio Zullo

a cura di Maurizio Mottola, argomento: Psicologia della Salute

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Come si presenta attualmente il rapporto tra psicologia e salute?
Rossana Savino: Le più recenti acquisizioni scientifiche, supportate anche dalle attuali e sempre più sofisticate tecnologie di indagine (penso alle neuroscienze, agli studi sullo stress, al modello biopsicosociale, a quello sistemico ed a strumenti di indagine come la PET), hanno reso via via più evidente che malattia e salute non possono essere confinate a livello dell'organismo, ma chiamano in causa l'individuo nella sua totalità, nella sua storia, nella sua identità, nel suo peculiare modo di rapportarsi e rappresentarsi il mondo esterno. Ciò ha, di fatto, ricollocato il concetto di "mente" in una dimensione meno evanescente e più "concreta" di luogo di interfaccia tra organismo ed ambiente, in un rapporto di interdipendenza. Schemi mentali, atteggiamenti, emozioni, comportamenti, stili di vita incidono in maniera significativa sui processi fisiologici e sugli equilibri biopsicologici dell'individuo, sia nella condizione di malattia, sia in quella di mantenimento, potenziamento e ripristino di uno stato di salute. La psicologia, che studia i processi mentali dell'individuo inserito nei contesti relazionali, sociali e culturali, è di fatto una scienza della salute.
Claudio Zullo: E' un rapporto sempre più stretto sostenuto dagli sviluppi scientifici che hanno chiarito il ruolo della dimensione psicologica sul benessere complessivo della persona. Dal punto di vista della cura, fino ad ieri lo psicologo era riconosciuto e richiesto per le sue competenze in campo psicopatologico; oggi il suo contributo professionale sostiene ed integra gli interventi medici in molti campi ed appare sempre più chiaro e necessario il suo contributo in campo oncologico, della riabilitazione cardiologica e neuromotoria, delle patologie del metabolismo, della ginecologia, eccetera. Dal punto di vista della prevenzione, o meglio del creare percorsi di salute, gli psicologi appaiono determinanti nel sostenere la persona in stili di vita salubri legati ad un armonioso vissuto sociale ed individuale.

Qual è il ruolo degli psicologi nei diversi ambiti della salute?
Rossana Savino: Ritengo che oltre agli ambiti di cura e riabilitazione, più conosciuti e riconosciuti, gli psicologi possano dare utili contributi nello studio e nella comprensione degli stili di vita su cui si basano programmi ed attività preventive a salvaguardia della salute, di promozione di una cultura della stessa o di riduzione del rischio; contributi nell'analisi e miglioramento dei contesti relazionali ed organizzativi in ambito lavorativo, contesti che possono fare la differenza tra malattia e salute, così come tragicamente dimostrato anche da recenti notizie di cronaca: 24 impiegati suicidi in 18 mesi alla France Telecom in conseguenza dei processi aziendali di ristrutturazione o l'emergenza del fenomeno del mobbing sui luoghi di lavoro. Penso ad un utile contributo degli psicologi alle amministrazioni locali nel governo dei processi di convivenza civile, in termini di studio e comprensione delle culture locali nell'incontro con culture diverse, in un momento storico in cui l'Altro viene sempre più identificato con l'estraneo pericoloso, sia esso il migrante o semplicemente il portatore di identità etniche, religiose, sessuali diverse o istanze sociali non omologate. Penso al possibile apporto psicologico in favore dei processi di umanizzazione e qualità delle cure.
Claudio Zullo: Il ruolo dello psicologo è legato alla capacità di riferirsi alla complessità biopsicosociale dell'individuo. Lo psicologo, nella sua azione professionale, pone attenzione ai fattori biologici, emotivi, cognitivi ed al contesto relazionale e sociale dell'individuo di cui si fa carico, mentre gli altri professionisti per modello professionale sono diventati sempre più settoriali e legati a specialismi esasperati. Questa attenzione alla complessità favorisce la partecipazione degli psicologi in molti - se non in tutti - i campi della salute.

Quali sono il modello e le esperienze degli psicologi campani?
Rossana Savino: Francamente le esperienze degli psicologi campani sono difficilmente assimilabili ad un unico modello di riferimento per due ordini di ragioni. La prima, più generale e storica se vogliamo, è sintetizzabile nella difficoltà della psicologia, in Italia più che altrove, di emanciparsi dal modello medico, forte, e proporsi come interlocutore autonomo, ma non autoreferenziale, nel dialogo con le altre discipline, prima fra tutte la medicina e con le istituzioni. D'altra parte non possiamo dimenticare che la legge d'istituzione della professione di psicologo ha appena venti anni: siamo una professione giovane! L'altra ragione, più calata nella realtà locale, è sicuramente una scarsità e dispersione della risorsa psicologica nei servizi sanitari, una carente cultura di management sanitario degli psicologi, che ha fatto da contro altare alla scarsa attenzione -sia politica, sia culturale- dei gestori della sanità in Campania all'importanza della dimensione psicologica nei processi di cura. Tutto ciò non ha favorito lo sviluppo di una cultura psicologica e conseguentemente di una risposta psicologica nei servizi sanitari. Ciononostante esistono allo stato, nella nostra regione, numerose esperienze anche di eccellenza nell'assistenza psicologica, di cui i contributi presentati nella specifica sessione del convegno, ne hanno dato testimonianza. Quello che mi sembra importante sottolineare è l'esigenza -sempre più sentita dagli psicologi campani e di cui l'Ordine si è fatto portatore anche con questo convegno- di istituire un confronto aperto, collaborativo e stabile con chi programma e gestisce la sanità campana, alla ricerca di un modello organizzativo di assistenza psicologica, condiviso, appropriato, efficace ed economico, anche avvalendosi delle esperienze fatte in altre regioni. Mi auguro che questo convegno possa essere stato il passo iniziale di un percorso, magari non troppo lungo.
Claudio Zullo: La domanda deve essere disarticolata su due livelli. Sul piano professionale - rapporto con il paziente- gli psicologi campani adottano ai livelli più alti e qualificati i diversi modelli teorici ed operativi presenti in campo nazionale ed internazionale. Le esperienze significative si ritrovano nelle strutture pubbliche e convenzionate e negli studi privati. Sul piano degli psicologi dirigenti del servizio sanitario regionale - rapporto con l'organizzazione aziendale - la situazione è meno buona, perchè alle "normali" carenze di gestione e programmazione si accompagna una scarsa conoscenza del ruolo che lo psicologo può e deve svolgere in campo sanitario.


 
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