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Home --> Rubriche --> Approfondimenti --> La comunicazione nel silenzio: rêverie e stato di coscienza comunicante

di Sergio Scialanca, argomento: Psicoterapia

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In relazione allo stato di rêverie, cioè a quello stato di coscienza corrispondente alle onde theta dell'EEG, che secondo noi consentirebbe l'apparire sotto forma di immagini frammentate, ma chiare, il contenuto dell'incosciente (inconscio biologico), Carmine Meringolo suggerisce che ciò che appare (fenomeno) sia da riferirsi piuttosto ad una sorta di supercoscienza, cioè di conoscenza posseduta, ma impedita nel suo manifestarsi dai blocchi energetici e dal raziocinio nello stato di veglia, se nevrotico.

Non vi è alcuna contraddizione tra queste due posizioni: ciò che non è possibile cogliere consapevolmente è, per questo, da ritenersi appartenente alla categoria dell'incosciente. In altre parole, se nello stato di rêverie, caratterizzato dalle onde theta, noi entriamo in contatto con qualcosa che si propone come oggetto immaginale di conoscenza, tale oggetto esiste anche quando siamo in stati di coscienza diversi. "…la manifestazione delle onde theta non corrisponde alla perdita di coscienza del soggetto, bensì all'ottenimento di una maggiore lucidità e consapevolezza." (G. Barbadoro)

Lo stato di coscienza definito di veglia produce onde beta e questa attività elettroneuronale impedisce l'accesso a quell'oggetto, dato che tali onde sono caratteristiche degli stati e vigilanza e di all'erta, e sono dunque legate alla paura. Si conferma con ciò l'assunto che per conoscere qualcosa o qualcuno occorre stabilire con questo una consonanza di vibrazione energetica (biologica), e che la paura, se costituisce un blocco energetico e muscolare, impedisce l'abbandono e quindi la conoscenza di appartenere a ciò o a chi (abbandono amoroso orgastico) ci si abbandona.

D'altra parte, è possibile supporre che ogni uomo conosca, senza averne consapevolezza, tutto ciò che c'è da conoscere. Egli infatti è l'espressione potenzialmente completa e sintetica di ogni conoscenza reale, ancorata nel biologico, nella memoria cellulare, nel progetto di cui è frutto. A lui compete dunque il cammino della progressiva presa d'atto consapevole di queste risorse, il che può avvenire solo attraverso l'osservazione del proprio funzionamento biologico attraverso una esperienza di tipo bio-energetico e la progressiva "incarnazione" di quella zona del proprio Ente che non è in condizioni normali incarnata. A riprova, si è constatato che "con l'approfondimento dell'attenzione all'interno si manifesta un predominio delle onde theta più lente che caratterizzano la trance vera e propria. È da notare che le onde theta si manifestano di solito nel periodo che precede il sogno (fase ipnagogica). […] Durante questo passaggio l'individuo vive la destrutturazione del suo stato di coscienza, può avvertire delle sensazioni di spersonalizzazione o irrealtà. Lo schema del corpo può alterarsi diventando evanescente e spesso si presentano fantasie e immagini fugaci."

L'autoinduzione dello stato ipnagogico di rêverie consente di porsi in contatto con la vibrazione energetica dell'altro. Tale relazione diventa comunicazione nel momento in cui "l'approfondimento dell'attenzione all'interno" prende atto delle modificazioni indotte nel campo dalla presenza energetica dell'altro; essa è per necessità quindi "silente".

Nella normale comunicazione (che comprende l'aspetto verbale, la veglia e l'attenzione, cioè lo stato delle onde beta), la comunicazione energetica silente è, in condizioni normali, presente ma non consapevole; essa si colloca su un piano di sub-realtà, di realtà sottostante e quindi fondante, di cui quanto è percepibile nello stato di veglia vigilante rappresenta una emersione di ampiezza assai limitata. L'apparizione di quanto è contenuto nella sub- o nella super-coscienza equivale a una teofania:

"La teofania del Bagno di Diana provoca un duplice effetto: quale luce del principio divino, essa sospende il tempo e la riflessione sullo stesso. Lo spazio mitico avvolge allora Atteone e genera la sua metamorfosi in cervo. Ed ecco l'estasi di un Atteone vagante, che irrompe nel mitico spazio di Diana bagnante. Ma questa teofania attraversa lo spazio del mito e l'onda di cui Diana si asperge figura lo specchio del suo nudo impalpabile: Diana riflessa riassorbe nel suo principio la propria nudità un attimo irradiata. [...]. L'avvenimento del Bagno di Diana è per lui imprevedibile e affatto esteriore, fuori di lui e, per coglierlo, non deve situarlo qua o là nello spazio, ma farlo emergere dall'animo suo. Quel che vede Atteone, accade allora al di là della genesi di ogni parola: scorge Diana nell'acqua e non riesce a dir quel che vede. Il suo vagare, anche se teso a sorprenderla, è simile a un'ascesa verso lo stadio anteriore alla parola. Come ridurre in formula il suo andare per le selve, per trovarsi confrontato d'un tratto con la scena sempre inattesa - benché proprio l'attesa l'avesse indotto ad avanzare? Diremo che l'avvenimento assorbe ciò che nell'ansia di coglierla era ancora esprimibile. Non posso dir quel che vedevo. Non che l'inesprimibile sia incomprensibile e che l'incomprensibile sia invisibile. L'Atteone della favola vede perché non può dire ciò che vede: potesse, smetterebbe di vedere. "(Pierre Klossowski, Il Bagno Di Diana, F.M.R., Milano, 1983)

Dunque, quante esperienze ineffabili appartengono al nostro vissuto e quante di esse costituiscono quella che chiamiamo psiche?

E' una domanda che ci dobbiamo porre ogni volta che ci troviamo a incontrare una persona sul piano della comunicazione energetica. Non ciò che ci dirà, né forse come lo dirà potrà essere usato per comprenderla, ma ciò che non ci dirà mai. Non per resistenza, ma per ineffabilità. In verità il dicibile è forse la minor parte di una esistenza e non va creduto mai troppo chi si dichiara sincero; soprattutto se la sincerità assoluta consiste nel dire sgradevolezze. Né è possibile rimproverare qualcuno perché si… nasconde. Siamo soliti rispondere, a chi talvolta ci muove personalmente questa critica: "Non mi nascondo, mi mostro nascosto". E' quello che fa ogni nostro interlocutore: mostrarsi nascosto.

Indubbiamente, chi si relaziona con noi sul piano della profondità manifesta la propria disponibilità a mostrarsi o, almeno, a lasciarsi "denudare" (come la Sposa di Duchamp fa con i suoi Scapoli). Ma, quantunque si possa mettersi a nudo, è sempre la superficie, la pelle dunque, che, al massimo, possiamo mostrare. L'anima - la psichè - resta abscondita.

Ma perché Diana fa divorare Atteone dai suoi cani solo perché ha potuto vedere la sua pelle nuda? La verità è che quella di Diana è una teofania e non la pelle della Dea è entrata negli occhi di Atteone, ma la sua energia terrestre e acquatica: intollerabile alla dea, perché si tratta di una iniziazione rubata.

Ora, che cos'è un'iniziazione? Qualche gesto "rituale" prima del quale e dopo il quale tutto resta tale e quale? No, è una teofania ineffabile. Teofania perché è l'apparizione (dalle profondità interiori, un emergere - Diana emerge dal bagno -) di una energia prima non disponibile e di qualità - di solito e in condizioni comuni - non disponibile affatto. Ineffabile perché il linguaggio fa sempre riferimento a un codice ed è evocatore di immagini che Bachelard definirebbe psicotrope. L'immagine evocata non è disponibile nel codice, perché non appartenente all'esperienza comune, dunque essa è incomunicabile. Con ciò, il segreto custodisce se stesso e con ciò nasce il mondo conoscitivo esoterico (eso- vuol dire dentro).

Nell'incontrare una persona in un rapporto di profondità energetica, occorre tenere presente il suo mondo esoterico, vale a dire intimo, tanto intimo da essere, in condizioni normali, ignoto persino a lui. In altre parole, spesso noi non sappiamo quello che, in verità, siamo davvero; e spesso non sospettiamo di essere altro da quella piccola parte di noi di cui abbiamo un'incerta coscienza.

Ma quando una esperienza teofanica diventa comunicabile? Quando è condivisa, cioè quando nel codice individuale essa è presente a due o più persone. Ma comunicabile attraverso i mezzi della comunicazione energetica, non di quella verbale, giacché in ciascuno l'immagine è chiara, ma non vi è la certezza che ad altri sia presente la stessa immagine; l'esperienza di averla vista, forse, ma non la stessa immagine.

Dunque il processo di escorting (scorta) lungo il cammino della personale epifania di ciascuno prevede che l'escort abbia accesso al proprio mondo esoterico, che ciò sia dovuto ad una serie di esperienze iniziatiche (nel senso sopra indicato) e che sia in grado di cogliere la profondità della persona che sta scortando e di farla accedere alla conoscenza di essa. Poi, inizia il dialogo energetico, che non appartiene più a un processo terapeutico, ma a un processo evolutivo; il quale avrà un percorso - o un decorso - e una conclusione.

Vi sono quindi tre stadi: il primo consiste nel mettere/mettersi a nudo (denudare/rsi degli abiti sociali, della personalità intesa come corazza muscolo-caratteriale); il secondo, nel mettersi (insieme) in cammino verso le proprie profondità ctonie (come Orfeo); il terzo, nel definitivo rovesciamento per cui dal buio delle proprie profondità, si viene, - per rovesciamento appunto, come alla nascita -, alla Luce. Nascere e far nascere, come gesto di comunione.


 
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