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Home --> Rubriche --> Approfondimenti --> Esperienze di integrazione tra biologico e psicologico nella terapia bioenergetica

di Carla Bartolucci, argomento: Bioenergetica

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Sappiamo che nell'organismo umano vi è interrelazione tra i processi corporei e quelli mentali e sovente accade di percepire il disagio quando si avverte che, nel proprio modo di comunicare con gli altri, la nostra mente e il nostro corpo ci appaiono come separati. La comunicazione tra le persone, infatti, si realizza mediante il codice verbale insieme ad una comunicazione emotiva, gestuale, mimica. Inoltre, il corpo, anche se fermo e silenzioso, esprime, comunica emozioni per come è posizionato, per il movimento del respiro, per l'odore che emana, per come è direzionato lo sguardo, e così via.

Generalmente i due modi di comunicare sono integrati tra loro, ma talvolta succede che il linguaggio verbale (più facilmente controllabile) e il linguaggio analogico (solo parzialmente modulabile da un controllo cosciente) non appaiano concomitanti.

Nella vita reale i messaggi sono inviati simultaneamente attraverso numerosi canali e possono essere più o meno coerenti tra di loro. Particolarmente, nel caso in cui messaggi verbali e non verbali non siano coerenti tra loro si ha una comunicazione confusa e/o contraddittoria. Ricerche sperimentali sulla comunicazione interpersonale hanno messo in evidenza come i componenti non verbali del messaggio rivestano un'importanza maggiore del contenuto verbale nel determinare il significato del messaggio totale (Argyle, 1981).

Questa preminenza degli indizi non verbali nella valutazione della relazione comunicativa si presenta già nell'età infantile com'è stato rivelato, tra l'altro, negli studi condotti da Bugental che mettono in evidenza come i bambini devono imparare a non tenere conto solamente delle componenti verbali del messaggio e a prestare più attenzione alle componenti visive. Questo accade perché gli aspetti non verbali del comportamento non svolgono solo una funzione comunicativa, ma anche una funzione espressiva di affetti e di emozioni.

In altre parole, il comportamento non verbale aiuta a definire l'interazione umana nel senso della sua proprietà emozionale. Inoltre, la comunicazione analogica, mediata da segnali extra verbali, può manifestarsi indipendentemente dall'intenzione in quanto è caratterizzata da elementi di tipo inconscio; d'altra parte la distinzione tra segnali consci ed inconsci è una questione di grado e vi possono essere gradi intermedi di consapevolezza. Il linguaggio verbale lo impariamo in un tempo successivo al linguaggio analogico, sia in un senso filogenetico che in senso ontogenetico, e si evolve via via che si sviluppa la capacità intellettuale dell'individuo.

Il movimento, il gesto, la postura, la capacità di emettere suoni o grida o lamenti, questo linguaggio corporeo è il primo che conosciamo, è il primo strumento grezzo di cui ci serviamo per comunicare all'esterno ciò che sentiamo e che non è ancora raffinato dal pensiero, dal linguaggio verbale, dall'attività della coscienza. Quindi si può affermare che con il corpo, attraverso il corpo esprimiamo più spesso contenuti di tipo inconscio, mentre il pensiero e il linguaggio verbale esprimono i nostri contenuti coscienti.

E' con il corpo, attraverso un'altro corpo, che "veniamo alla luce". Ma la luce prima di essere una parola, un concetto, una metafora è qualcosa che i nostri occhi, abituati fino ad allora all'oscurità, percepiscono; essi distinguono una differenza non attraverso una attività di pensiero cosciente, ma attraverso una esperienza fisica ed emotiva. L'abbaglio è negli occhi: è una sensazione corporea. E così il freddo, il caldo, la fame o la sete: tutte sensazioni ed emozioni iscritte nel corpo, avvertite dal corpo, comunicate con il corpo.

In questo senso, Lowen dice che "l'organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende l'espressione verbale ". Egli afferma che "nello sviluppo ontologico dell'individuo, la consapevolezza arriva per ultima. Sorge quando la vita è già iniziata e scompare prima della morte". Infatti, ogni volta che viviamo un'emozione o un sentimento possiamo sentire una particolare percezione di cosa avviene nel corpo, anzi ci capita che nel descrivere ciò che proviamo, parliamo del corpo, di ciò che succede nel corpo. "Ero così felice che mi sembrava di volare!" "Ebbi tanta paura che mi si gelò il sangue nelle vene!" "Mi arrabbiai così tanto che non ci vedevo più".

Questo esprime che ciò che succede nella mente influenza i processi energetici del corpo e, viceversa, come questi determinano ciò che succede nella mente, come ci sia un collegamento tra l'organizzazione dei processi mentali e quelli corporei. E' questo il fondamento dell'ipotesi di Lowen che "nel corpo umano è presente un'energia vitale che si chiama bioenergia, la cui azione determina sia i nostri processi psichici che quelli somatici". (Lowen, 1978).



Repressione corporea e formazione del carattere
Nella nostra vita accade che ci inibiamo emozioni o sentimenti per ragioni diverse, o semplicemente nel tentativo di difenderci da qualcosa che sentiamo come minaccia al nostro equilibrio psico-fisico o ancora perché riteniamo quel sentimento negativo o quell'emozione sconveniente. Ogni volta che reprimiamo un'emozione il nostro corpo la registra, assumendo in quel momento una contrazione muscolare di cui spesso non ci rendiamo conto.

Tale contrazione può diventare cronica se il messaggio inibente perdura in seguito ad una introiezione della repressione emotiva subita e può costituire la causa di disturbi psicosomatici. Ogni volta che noi sentiamo un'emozione il nostro organismo si carica di una speciale energia relativa all'emozione stessa. Quando noi reprimiamo tale emozione impediamo la scarica dell'energia formando così, nel nostro corpo quella che Reich chiamò la corazza muscolare, che è costituita dalla somma delle tensioni muscolari croniche atta a mantenere l'equilibrio vincolando l'energia che non può essere scaricata.

Si può dire semplicemente che il modello della tensione muscolare determina l'espressione dell'individuo, e questa espressione è collegata alla struttura caratteriale di ciascuno individuo.

Secondo Reich, un individuo in contatto con la propria capacità di gratificazione sessuale ha una piena potenza orgastica. Questa potenza include la capacità di scaricare l'eccesso di energia, atta a mantenere in vita il sintomo e/o il comportamento nevrotico, e di ristabilire così il giusto livello di energia nell'organismo. Questo processo di metabolismo dell'energia avviene secondo un ritmo di quattro tempi: Tensione - Carica - Scarica - Distensione. Reich chiamò questa sequenza formula dell'orgasmo.

Quindi, secondo Reich, le nevrosi esistono solo in condizioni di repressione dell'eccesso di energia. La nevrosi è ancorata alla rigidità della corazza che produce e mantiene il carattere. Con queste scoperte Reich legò il concetto di salute al metabolismo energetico di carica e scarica e scoprì che lavorando sulla corazza, come pure sul carattere, avrebbe liberato con più efficacia le emozioni represse. Una delle cose che tratteniamo di più è il respiro: ciò serve a diminuire l'energia dell'organismo riducendo di conseguenza la produzione di ansia. Tratteniamo il respiro, insomma per "non sentire" e pertanto abbassiamo il nostro livello emozionale.

Respirando liberamente le onde respiratorie producono un movimento ondualtorio del corpo che Reich chiamò riflesso orgasmico, cioè la capacità dell'organismo di adeguarsi al suo normale funzionamento (Reich, 1969). I motivi per cui ci si trova nella difficoltà di scarica sono da ricercarsi nel conflitto tra l'Io e l'istinto sessuale, dove l'Io mira alla conservazione dell'individuo e l'istinto sessuale mira alla conservazione della specie (Freud) o anche nel conflitto tra la ricerca di potere (pulsione dell'Io) e ricerca del piacere (pulsione sessuale).

Nella nostra società l'eccessiva accentuazione del potere nella graduatoria dei valori sociali mette l'Io contro il corpo e i suoi istinti sessuali, creando così un antagonismo tra due pulsioni che dovrebbero, invece, integrarsi tra loro.



Scopo della terapia ad approccio corporeo
Alexander Lowen, ha elaborato un tipo di lavoro sul corpo che ha chiamato bioenergetica e che affonda le sue radici nelle teorie reichiane, ma a differenza di Reich, la tecnica di Lowen si concentra più sulla scarica delle tensioni muscolari che sull'abbandono alle sensazioni sessuali. In particolare, il primo esercizio elaborato da Lowen fu quello che lui chiamò grounding che significa radicamento e che permette un maggiore contatto con il senso di realtà e quindi con il proprio Io.

Il grounding consiste nel mettere l'individuo in contatto con il terreno perché, sostiene Lowen, più riusciamo a stare in contatto con il suolo, più riusciremo a tollerare un maggiore livello di carica emozionale e ad affrontare le sensazioni corporee. Ciò significa che lo scopo principale del lavoro bioenergetico è di riportare il soggetto nelle gambe e nei piedi, verso la parte inferiore del corpo, cioè verso sensazioni ed emozioni che noi tendiamo a bloccare mediante le contrazioni dei muscoli delle coscie e dell'addome.

Stare sui propri piedi significa sentirsi soli e spesso la solitudine è una condizione difficile da accettare, ma è sicuramente parte della realtà di ogni individuo adulto(Lowen e Lowen, 1979). Un'altra tecnica della terapia bioenergetica, così come quella reichiana, è quella di far concentrare l'attenzione sul proprio modo di respirare. Si è già accennato a come noi tendiamo a trattenere il respiro in presenza di emozioni o sentimenti che siamo abituati ad inibire o a controllare. Liberando le tensioni al torace e alle spalle si può sentire il nostro respiro farsi più lento e profondo e ciò procura un senso di maggiore rilassamento.

Questo risalto dato al corpo nella terapia bioenergetica permette di rendere più vive le funzioni basilari del nostro organismo quali la respirazione e il movimento. Se non ci muoviamo liberamente limitiamo la vita del nostro corpo quindi la nostra vita poiché, come dice Lowen, "la vita di un individuo è la vita del suo corpo". Quindi riprendendo il contatto con il corpo, si costituisce quell'identità funzionale tra il carattere di una persona e il suo atteggiamento corporeo ed è per questo che si dice che "il corpo parla". Il nostro corpo parla, dice, esprime i nostri timori, le nostre paure insieme al modo in cui si è "scelto" di controllare e/o difendercene; la bioenergetica lavora, infatti, sia sulla carica che sulla scarica per elevare il livello energetico corporeo cercando di collegare questo con i conflitti esistenti e iscritti nel corpo attraverso blocchi e tensioni muscolari.

Liberarci da ciò che non ci serve più costituisce il fondamento della possibilità di cambiamento. Quando entriamo in contatto con una contrazione muscolare, con il nostro respiro trattenuto, ci accorgiamo che siamo in quella condizione a causa di un bisogno inconscio di difesa, ma se contattiamo l'emozione o il sentimento che sta sotto quella difesa, forse possiamo piano piano farne a meno e il nostro potenziale espressivo sarà via via più ampio e noi ci sentiremo più liberi senza la costrizione difensiva. Ma mano che i conflitti si risolvono, il livello di energia aumenta e si instaura, così, un processo di consapevolezza dei propri conflitti sepolti.

Dice Lowen : "La bioenergetica è una tecnica terapeutica che si propone di aiutare l'individuo a tornare ad essere con il proprio corpo e a goderne la vita con quanta pienezza possibile. E' l'avventura della scoperta di se stessi e della propria possibilità di crescere e di espandersi. La crescita è un processo naturale che affonda le proprie radici nel nostro passato. Il nostro passato è iscritto nella nostra psiche e nel nostro corpo". (Lowen, 1985)

Da qui il ruolo centrale del corpo nella terapia bioenergetica e più in generale in una concezione della personalità che rompa il dualismo corpo-mente per arrivare a sentire l'armonia del nostro essere psicosomatico. Quando facciamo esperienza di uno stato di benessere, spesso significa che siamo in contatto sia con il corpo che con la mente. Siamo fuori da una conflittualità dolorosa, inibente, spesso immobilizzante.

Facendo esperienza di un lavoro terapeutico che ci permetta di armonizzare il corpo con la mente, entriamo in contatto con la nostra possibilità di crescita e per dirla ancora una volta con Lowen, "la felicità è la consapevolezza della propira crescita". (Lowen, 1985)


 
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