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Home --> Rubriche --> Approfondimenti --> Per una diagnosi precosissima della sclerosi in placche

di Nicola Glielmi, argomento: Vegetoterapia carattero analitica

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"Era ben difficile la ricerca della verità perché quelli che erano stati presenti ai singoli fatti non li riferivano allo stesso modo, ma secondo che uno aveva buona o cattiva memoria e secondo la simpatia per questa o quella parte. E forse la mia storia riuscirà, a udirla, meno dilettevole perché non vi saranno elementi favolosi; ma sarà per me sufficiente che sia giudicata utile da quanti vorranno indagare la chiara e sicura realtà di ciò che è avvenuto".

Apro con Tucidide per riferire quanto storicamente avvenuto, ovviamente da un punto di vista clinico, per un caso di sclerosi in placche, affinché altri possano effettuare ricerche scientifiche che ritengo utili per una diagnosi precocissima della malattia, e non solo, ma anche per studiarne meglio l'etiopatologia, perché molto spesso la verità scientifica l'abbiamo sotto il naso, ma non sappiamo coglierla. La storia che mi accingo a raccontare può sembrare un aneddoto medico dei tanti che capitano a tutti i medici. Ma molto spesso è dall'aneddoto che nasce la ricerca scientifica. I fatti descritti molto mi hanno addolorato all'epoca del loro svolgimento e molto poco mi interessa se altri potranno trarne gloria o vantaggi per la loro verifica. Per questo episodio clinico, più che per altri, il mio pensiero va riconoscente al mio maestro Vittorio della Pietra, neuropsichiatra napoletano, che mi ha insegnato l'arte di stare vicino al malato. Forse anche da questo ottimale rapporto maestro-allievo, nasce il fatto di non essermi accorto, per tempo, della scellerataggine di alcuni allievi, oltre naturalmente al cambiamento dei tempi per la velocità di apprendimento della tecnica, senza la necessaria riflessione che porta alla conoscenza, e oltre la caratteropatia appestata degli esseri umani.

Il caso che riferisco, per opera di un medico che frequentava il mio studio per apprendere la vegetoterapia, mi scoppiò tra le mani come una bomba, il cui rumore giunse fino all'Università della vicina Catania. Egli doveva accusarmi di crimini scientifici e morali per giustificare il suo comportamento appestato e distruttivo, pertanto, fece esplodere la bomba della "sclerosi in placche" con una violenza inaudita. Ne uscii moralmente e scientificamente distrutto; soltanto la certezza di essere dalla parte della ragione mi tenne sereno.

Riferisco l'episodio perché mi sembra che abbia una certa rilevanza scientifica, che mi permetto di segnalare, nel caso che i ricercatori di scienze neurobiologiche vogliano prendere in considerazione le mie osservazioni.

Armando, un mio ex paziente, mi portò a visita la moglie, diagnosticata dal medico di famiglia come nevrotica. La signora rimase in sala d'attesa per non più di 10 minuti aspettando che io terminassi un'altra visita. La introdussi, quindi, nello studio e fui colpito da una ventata di un fetore che andava dall'umido della muffa a quello del fradicio. Non saprei descrivere diversamente questo particolare odore che riconosco tra mille. Metto nel conto anche il fatto che io possa soffrire di paraosmie, ma l'odore era tale che mi dava il voltastomaco. Aveva, in dieci minuti, impregnato tutto l'ambiente del suo fetore. Nello studio e in sala d'attesa non tengo mai fiori. Li metto sempre fuori sul terrazzo, sento la necessità di sentire gli odori delle persone che visito. Rapidamente visitai la signora, perché non sopportavo il suo odore. Chiesi se le fosse capitato, qualche volta, di vedere doppio. L'andatura era normale e nella stazione eretta e ad occhi chiusi non presentava oscillazioni del corpo. La parola non era scandita ed il linguaggio fluido. Non presentava ipertono ai muscoli del collo, degli arti superiori e di quelli inferiori. I riflessi muscolari profondi agli arti superiori e inferiori erano normali. Non v'era il minimo accenno di lesioni neurologiche, dissi al marito: "Sclerosi in placche, può darsi che con la vegetoterapia qualche cosa accadrà, sicuramente miglioreranno i vostri rapporti". E lui: "Ma come? Sclerosi in placche? Tu non hai neppure visitato mia moglie!". Io: "L'odore, l'odore, ho fatto diagnosi col naso".

Alcune malattie si diagnosticano soprattutto dall'odore che il malato lascia nell'ambiente: questa è semeiotica medica. Chiamai l'assistente medico per illustrargli il caso. Le mie espressioni verbali furono riportate in tutti gli ambienti medici messinesi, universitari e non, come prova d'impresa truffaldina. Il medico, per situazioni personali di rifiuto del proprio padre naturale, aspirava ad averne uno perfetto, bello, forte, potente, intelligente, saggio, meraviglioso come un Dio: ma nessuno può essere come un Dio! Doveva aver sofferto molto per il lavoro affatto nobile del padre. Mi sembra di poter affermare che i limiti di un terapeuta siano determinati non tanto dall'aver avuto un cattivo, o un buon maestro, quanto dal non avere avuto un buon padre e una buona madre.

Armando, allarmato dal sorriso fatuo del medico, fece praticare alla moglie esami di risonanza magnetica che risultarono sempre negativi per la sclerosi in placche. Era ossessionato dalla mia diagnosi. E' probabile che i vari neurologi delle due Università di Messina e di Catania, attestati su un sapere scientifico derivato dall'uso delle macchine, si siano divertiti al racconto di "l'odore, l'odore. Ho fatto diagnosi col naso", se non altro per tranquillizzare l'ansia del soggetto.

Dopo tre anni Armando mi telefonò chiedendo un appuntamento. Non entrò neppure nello studio, mi aggredì in salotto alla presenza di altri pazienti, strillando: "Per tre anni ho praticato la risonanza magnetica a mia moglie, quasi ogni mese, all'Università di Messina e di Catania con risultati sempre negativi. L'ultimo esame rivela che è affetta da sclerosi in placche. Tu avevi ragione, ma non dovevi dirmi che avevi fatto diagnosi col naso", e scappò via, furioso, senza salutare. Compresi il dramma di quest'uomo, che era stato incolpato e, forse, deriso per essersi affidato nelle mani di "un ciarlatano" e che, dopo tre anni, si rendeva conto di avere sprecato tempo e danaro giudicando la partita oramai chiusa dopo la manifestazione della terribile malattia agli esami di laboratorio. Non l'ho più rivisto. Forse veramente aveva ragione. Non dovevo rivelargli il sintomo per il quale ero giunto a fare diagnosi di sclerosi in placche, ma semplicemente prendere la moglie in terapia. Commisi un errore, forse, dettato dal mio narcisismo, ma sicuramente non so mentire. Certamente avevo commesso l'errore di parlargli del fetore nello studio lasciato dalla moglie, in presenza di un medico sciocco e paranoico che, alle mie spalle, storceva la bocca così come sapevo che facesse col suo docente di clinica psichiatrica.

Non so quello che abbiano pensato i neurologi delle Università di Messina e di Catania quando Armando con tanta ossessività mensilmente chiedeva accertamenti per la moglie per conoscere se la stessa fosse affetta da sclerosi in placche.

Ma dopo aver constatato che avevo fatto diagnosi di sclerosi in placche "col naso", tre anni prima che la malattia si manifestasse alla risonanza magnetica, avrebbero dovuto studiare la polisclerosi, alla luce dell'importante sintomo denunciato di cui peraltro nessuno aveva parlato in letteratura. Ma forse sono stati impediti dalle risa in loro provocate dal racconto dei fatti, sicché il fatto stesso fin dall'inizio, sembra che sia stato presentato come una barzelletta da un medico appestato e da un marito angosciato con la naturale tendenza a valutare una diagnosi infausta come errore e come barzelletta. Avrebbero dovuto, invece, i neurologi universitari, studiare il sudore e l'alito di questi malati, alla ricerca dell'etere che dà quel particolare odore per disporre di una diagnostica precocissima e per avviare uno studio più approfondito sulla polisclerosi. Non so se lo hanno fatto. Sembra di no. Forse i loro studi sono pieni di fiori e deodoranti per non sentire il puzzo degli ammalati, privandosi di un organo sensitivo importantissimo. Io uso una colonia molto leggera. Dall'odore, infatti, si può risalire perfino al tipo di farmaci che una persona sta prendendo, senza parlare della semeiotica medica sugli odori e sui fetori.

Per quanto riguarda la certezza della diagnosi, dirò che il mio maestro, Vittorio della Pietra, mi mandava in giro per tutta la provincia di Napoli a praticare il siero di Bogomolez ai suoi pazienti affetti da sclerosi in placche. Ne ho visto a decine, nel loro ambiente naturale: tutti presentavano quel particolare lezzo che mi procura tutt'oggi il voltastomaco. Non sapevo allora che il particolare odore potesse essere presente negli ammalati di sclerosi, tre anni prima della manifestazione clinica e di laboratorio, e, forse, anche più.

Questa è l'osservazione che sottopongo all'attenzione dei ricercatori delle scienze neurobiologiche, visto che ai neurologi i fatti sono stati rappresentati come barzelletta, senza tener conto dei fatti reali.


 
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