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Home --> Rubriche --> Approfondimenti --> Separati insieme: dalla rottura di un’unione alla nascita di una nuova famiglia

di Barbara Guetta et altri, argomento: Psicologia Sociale

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E vissero, non sappiamo se felici e contenti, ma sicuramente non insieme… E’ questa la sempre più frequente conclusione degli amori moderni. Lo conferma l’indagine Istat pubblicata il 21 luglio 2010 : il matrimonio e la separazione sono fenomeni inversamente proporzionali. Ci si sposa di meno e ci lasciamo di più con in media 286 separazioni e 179 divorzi ogni 1000 abitanti. Il matrimonio come istituto giuridico è un contratto che regolamenta rapporti personali, patrimoniali ed economici: sicuramente questa forma giuridica non offre una visione romantica del matrimonio ma non è nemmeno molto distante dal significato psicologico dell’atto. Alla radice, infatti, c’è sempre un patto, un accordo fiduciario che non solo, organizza la relazione tra un uomo e una donna ma ha un livello “segreto”, un intreccio inconsapevole, su base affettiva, della scelta reciproca, un incastro di bisogni, desideri e paure. Se realtà giuridica e psichica si avvicinano nel momento dell’ unione matrimoniale molto più complesso e variegato, invece, risulta la chiusura/ rottura di questo patto. La legge italiana prevede che prima della conclusione definitiva del matrimonio e la perdita dello status di coniuge, ovvero il divorzio, vi sia una fase “intermedia”, la separazione in cui si verifica un congelamento del rapporto di coniugio e le conseguenti difficoltà a definire i nuovi assetti identitari e relazioni di un uomo e una donna che non sono più coppia ma neanche del tutto liberi. Procedure giudiziare, quindi, che non aiutano al cambiamento psicologico, al passaggio nelle abitudine quotidiane di una vita non più a due. I rapporti, in questo lungo periodo di congelamento, di attesa, che inizialmente durava sette anni, poi, portati a cinque e infine a tre, sono spesso confusi ed invischiati tra due che si definiscono separandi e non ancora separati. Il passaggio da una condizione all’altra implica anche la riorganizzazione mentale, fortemente stimolata e facilitata dalla realtà e dagli eventi esterni. Alle complessità psicologiche nel dirsi addio legate ad elaborazioni di lutti per fallimenti di progetti di vita, a fantasie e fantasmi che prendono vita in ipotesi di abbandoni si aggiungono ostacoli oggettivi di uno ius, diritto, che non aiuta l’emancipazione, il passaggio da una status ad un altro dei propri cittadini.

Oggi abbiamo sempre più spesso a che fare con famiglie monoparentali, costituitesi conseguentemente ad una separazione. La famiglia è la più piccola istituzione sociale e sulla scia degli eventi ha subito trsformazioni di carattere strutturale, dando vita a nuovi bisogni sociali che riguardano il ruolo dei genitori. Il rapporto con le tradizioni viene vissuto in modo contraddittorio. I padri debbono allontanarsi dalla loro identità storica, dando spazio alle madri che stentano a vivere le loro scelte di emancipazione senza sensi di colpa. Questa confusione nei ruoli spesso si trasforma in conflitto senza rimedio. Il genitore solo si trova ad affrontare un compito educativo importante in virtù della sua peculiare condizione e di tematiche ricorrenti nell'ambito di una separazione, legate principalmente al fattore tempo e al fattore conflittualità con l'ex-coniuge. Spesso nelle famiglie monoparentali si crea uno sbilanciamento tra responsabilità e obblighi genitoriali, nella maggior parte dei casi è il coniuge che convive con i figli che tenta di sopperire alle carenze dell'altro.

E' bene sottolineare che non tutte le situazioni risultano essere di questo tipo, laddove la collaborazione tra i genitori separati rimane intatta, i figli crescono più sereni, quindi sarebbe auspicabile in tutte le circostanze di separazione riuscire a correggere subito tipiche dinamiche fra genitori, per rendere questo momento meno traumatico possibile per bambini o ragazzi che si trovano a subire un evento di per sé difficile, come una frattura nell'equilibrio quotidiano e famigliare. Spesso il 'genitore solo' tende a coinvolgere di più i figli nelle decisioni e nei compiti domestici, questo da una parte potrebbe essere uno stimolo al processo di crescita e di maturità personale del figlio, ma dall'altra il genitore non dovrebbe trascurare i bisogni legittimi dello stesso, quali avere tempo per sè e per svolgere attività personali comprese quelle extrascolastiche e poter contare sul genitore come colui che si occupa del figlio e non viceversa. Nel periodo immediatamente successivo alla separazione non è semplice la gestione dell'emotività in una famiglia monoparentale, soprattutto quando l'emotività è ancora confusa e spesso ancora conflittuale, la rabbia, il dolore, il senso di colpa e di fallimento del genitore generano un clima emotivo famigliare pesante da sopportare; a tutto questo spesso si associano cambiamenti importanti come un trasloco o cambiamenti nell'organizzazione della vita quotidiana. Per questa ragione sarebbe opportuno che i genitori gestissero questa fase con la massima delicatezza, aiutando il figlio ad accettare graduali cambiamenti, affrontando le questioni che riguardano la separazione in privato, evitando di mettere i figli in mezzo al loro conflitto.

La gestione della separazione è collegata alla capacità di prendere accordi chiari sia sul piano economico, sia per quanto riguarda le visite al genitore non affidatario. L'aspetto delle visite è spesso gestito male, tra gli ex coniugi subentrano rivendicazioni e rivalse che vanno a ricadere sui figli, i quali avrebbero il diritto di poter frequentare entrambi i genitori senza pressioni psicologiche di nessuna sorta. Talvolta i bambini vivono i momenti della visita all'altro genitore con senso di colpa, possono sentirsi sleali, traditori ed addirittura responsabili della separazione stessa. Anche la solitudine del genitore è un aspetto che talvolta ricade sui figli sotto forma di ricatto morale o pressione psicologica, questi dovrebbe passare il messaggio che ha bisogno di amicizie adulte e che non spetta al figlio sopperire a certe carenze affettive. Nel lungo processo di elaborazione della separazione l’adulto dovrebbe supportare il figlio distinguendo vissuti e opinioni personali dai bisogni dell'altro, lasciare che lui stesso riesca ad elaborare la situazione in piena autonomia, decidendo che in che posto collocare l'altro genitore nella sua vita. Spesso durante questo processo di elaborazione, il figlio tende a scaricare vissuti di rabbia verso il genitore più presente, che rappresenta comunque una base sicura: l'importante è saper dialogare e condividere i vissuti emotivi, mettersi in posizione di ascolto e di accettazione, senza creare tabù e giochi di alleanze pronti a soddisfare bisogni inconsci di rivendicazione sull'altro.

Dopo la separazione ed un periodo di solitudine molti sentono il bisogno di creare una nuova unione. Nasce quindi la famiglia allargata, intendendo con questo termine una coppia convivente sposata o no, con o senza figli, in cui almeno uno dei due partner proviene da un precedente matrimonio interrotto per morte, separazione o divorzio. Questa nuova tipologia famigliare, strutturalmente simile a quella tradizionale, si caratterizza per una maggiore flessibilità dei ruoli e per una continuità dei rapporti tra genitori biologici e figli, tale per cui può essere considerata una risorsa affettivo relazionale. La formazione della famiglia allargata deve seguire necessariamente una serie di tappe fondamentali. Prima di tutto è necessario che la nuova coppia diventi solida per affrontare efficacemente le difficoltà relazionali, organizzative ed educative che la nuova situazione comporta; inoltre i precedenti legami genitori-figli devono essere mantenuti ed evolvere anche sulla base dei nuovi cambiamenti logistico-organizzativi e relazionali. E’ necessario che nuove relazioni tra genitori, figli, fratelli e parenti acquisiti vengano sviluppate e che nasca un senso di appartenenza alla nuova unità e realtà famigliare, anche attraverso l’individuazione di riti, come festeggiare il Natale, i compleanni, ecc… All'interno di una costellazione famigliare allargata gli adulti sono chiamati a svolgere compiti difficili ma altrettanto importanti.

Gli ex coniugi resteranno sempre genitori senza essere più una coppia, comportando la necessità di continue negoziazioni sulle questioni relazionali e educative. I secondi coniugi devono, invece, imparare a gestire le loro relazioni con l'ex coniuge del partner e con la sua parentela, trovando la giusta distanza per emancipare la propria coppia. Il ruolo, forse più difficile, è quello del nuovo compagno di mamma o della nuova compagna di papà, detto anche genitore acquisito o genitore sociale. Quest'ultimo può avere l'importante funzione di supporto alla genitorialità, diventando un riferimento importante nel percorso di sviluppo del bambino, rispettando i confini che permettono la continuità delle relazioni tra genitori biologici e figli. L'introduzione di nuove relazioni però può causare numerosi problemi e rendere maggiormente complicato il quotidiano, inoltre la definizione stessa di famiglia ed i suoi confini diventano incerti ed ambigui. La famiglia allargata può avere difficoltà ad acquisire un'identità famigliare a causa della scarsa coesione ed un senso di estraneità tra i membri, infatti la non condivisione di origini famigliari, di rituali, di ricordi rende fragile il senso di appartenenza.

Spesso queste famiglie si caratterizzano per mancanza di norme di riferimento che orientino la condotta e ciò comporta l'adozione di maggior flessibilità che aumenta il senso di incertezza e disorientamento sociale. Tra i fattori che determinano il successo delle famiglie allargate possiamo individuare l'elaborazione della perdita, sia del coniuge che del genitore che se ne va di casa. Non è possibile un nuovo inizio se non si lascia alle spalle la sofferenza legata a fasi della vita passate. Da non dimenticare è la collaborazione tra i diversi nuclei famigliari che compongono la costellazione della famiglia allargata. E' auspicabile che i diversi nuclei famigliari interagiscano tra loro per favorire la crescita dei figli nel rispetto dei confini dei diversi nuclei evitando confusioni di ruolo. Attualmente esiste una varietà di tipologie famigliari: coppie sposate e non, famiglie multigenerazionali, nonni che allevano nipoti, famiglie adottive, famiglie ricomposte o allargate, famiglie in cui solo il padre lavora, famiglie in cui entrambi hanno un’attività fuori casa, etc. I mutamenti sociali che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi decenni hanno comportato cambiamenti nel nucleo famigliare e conseguentemente anche nella condizione infantile: il bambino di 30/40 anni fa evolveva per stadi, andava protetto dalle influenze nefaste del mondo degli adulti; era un bambino che aveva i suoi spazi di gioco, che passava gran parte del suo tempo con i coetanei in giardini, cortili, piazze.

Sicuramente era sottovalutato sul piano intellettivo ma non gli si chiedeva di fronteggiare troppi cambiamenti né di farsi carico delle difficoltà dei suoi genitori. Il bambino di adesso, invece, riceve più cure materiali, dispone di molti più giocattoli ma vive prevalentemente in spazi chiusi (aule scolastiche, camera). A lui si chiede di fronteggiare un numero maggiore di cambiamenti anche all’interno della sua famiglia. Molti sono precocemente coinvolti nei problemi di coppia dei loro genitori e questo crea ansie, turbamenti ed altri problemi che possono lasciare un segno negativo. Oggi per molti bambini crescere significa chiedersi se i propri genitori si separeranno, adattarsi a convivere con estranei (nuovo partner di mamma e/o babbo, nuovi fratelli), essere spesso soli, avere a che fare con genitori distratti ed incerti sul proprio ruolo nella vita. In qualsiasi famiglia vivano, comunque i figli hanno sempre gli stessi bisogni emotivi, quali amore incondizionato, rispetto per la propria personalità, disponibilità di tempo da parte degli adulti, stabilità, protezione, sostegno nella crescita. Un bambino può reagire negativamente al divorzio e all’arrivo in famiglia del nuovo compagno/a con sentimenti di tristezza, in quanto quello che addolora il bambino è la perdita della vita in comune con i suoi genitori e le sue abitudini di vita. Ciò può comportare una perdita di interesse e piacere nelle attività scolastiche ed extrascolastiche, una maggiore stanchezza a volte accompagnata da ansia, tic, paure, balbuzie, incubi notturni. Spesso si nota in questi bambini una perdita di appetito e/o rifugio nel cibo per colmare un senso di vuoto che lo invade: riempirsi di cibo è come ritrovare gli “oggetti perduti”.

Anche i bambini più piccoli, nel tentativo di attirare l’attenzione dei genitori occupati nel gestire la nuova realtà famigliare, possono avere comportamenti aggressivi, quali commettere stupidaggini, mentire, rompere giochi, dire parolacce. I bambini più grandi possono arrivare addirittura a minacciare di fuggire di casa per allontanarsi dal malessere causato dal divorzio e avere comportamenti antisociali, quali il rubare. La separazione dei genitori può comportare nei figli una maturazione precoce, spesso i bambini vengono maggiormente responsabilizzati, divenendo così più autonomi nella gestione del quotidiano come per esempio prendere da soli l’autobus per gli spostamenti dalla casa materna a quella paterna. Con la nascita della nuova famiglia, il bambino può adattarsi facilmente senza grossi disagi, oppure può vedere il nuovo partner come un intruso che ha rovinato la famiglia per cui una reazione può essere quello di ignorarlo facendolo sentire inesistente, superfluo e/o negare qualsiasi forma di autorità “tu non sei mio padre/madre!”.

Quando i figli di entrambi si ritrovano a vivere insieme la rivalità si intensifica, si combatte per lo spazio, gli oggetti, le attenzioni degli adulti. Alla base c’è la paura di perdere qualcosa e la rabbia per quel che si è perduto: i figli unici perdono la privacy, un primogenito può diventare secondogenito. Le tipologie di relazione che si stabiliscono tra figli e genitori acquisiti sono essenzialmente 5.

  1. Il rapporto di tipo genitoriale si ha quando i figli vedono nei nuovi partner delle figure genitoriali autorevoli e interessate nei loro confronti. Questo tipo di rapporto si basa sul riconoscimento reciproco, sull’accettazione dei confini generazionali e dei ruoli.
  2. Il rapporto asimmetrico – formale con il partner del genitore é rispettoso ma freddo e formale, non c’è coinvolgimento emotivo e poco interessamento reciproco.
  3. Con il rapporto simmetrico-amicale, il partner del genitore diventa l’amico, il confidente e l’alleato del figlio del coniuge: si stabilisce un rapporto alla pari in cui le regole e le decisioni vengono prese comunemente e democraticamente.
  4. Invece se si instaura un rapporto conflittuale-competitivo, i figli rifiutano in qualsiasi modo di accettare e riconoscere un ruolo o una funzione, all’interno del sistema famigliare, al nuovo partner del genitore, dimostrando lealtà al genitore biologico assente. Genitori acquisiti e figli acquisiti sono in continua lotta per screditarsi vicendevolmente, raramente collaborano tra loro, spesso non si parlano e vivono vite separate pur condividendo lo stesso tetto.
  5. L’assenza di rapporto è tipica di quando i figli ed il partner pur sapendo l’uno l’esistenza degli altri scelgono di non frequentarsi o addirittura rifiutano di conoscersi.
Generalmente i bambini stabiliscono con il partner della madre sono quelle di tipo genitoriale e simmetrico-amicale, mentre con la compagna del padre un rapporto conflittuale-competitivo o simmetrico-amicale.

Qualunque sia la famiglia in cui un bambino cresce, se questa è in grado di affrontare con successo i propri compiti evolutivi, i figli riferiscono di essere sereni e soddisfatti perché sentono di poter fare riferimento a più figure allevanti che forniscono supporto educativi e affettivi diversificati. Come sostiene Judith Wallerstein, un divorzio affrontato in maniera oculata e realistica può insegnare ai figli come confrontarsi con i problemi della vita con comprensione, saggezza e azioni appropriate.

Info sulle autrici
Barbara Guetta, Antonella Marmugi, Francesca Pidone, Annalisa Tommasi. Psicologhe Psicoterapeute. (n.d.r.)

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