Home
Home --> Rubriche --> Approfondimenti --> L'assassino e il cadavere. Il criminologo e il corpo parlante

di Marco Strano, argomento: Criminologia

stampa

Normalmente per un assassino il corpo rappresenta una cosa scomoda, che va eliminata o nascosta o, se questo non è possibile, da cui bisogna allontanarsi rapidamente dopo l'esecuzione del delitto. In un crimine violento, infatti, c'è spesso un'interazione stretta tra l'aggressore e il corpo della vittima che può lasciare sul secondo (e sulla scena del delitto in genere) elementi utilizzabili dagli investigatori per risolvere il caso, come si evince dalle teorie del Dr. Edmond Locard, il cui lavoro è unanimemente considerato come una pietra miliare: le sue ricerche di tipo medico, le scoperte e le analisi messe a punto sono poi state utilizzate con valore di prova nei tribunali. Secondo il principio di scambio di Locard quando una persona, nell'ambito di un crimine, entra in contatto con un oggetto o un'altra persona, avviene sempre uno scambio di prove fisiche. Attraverso l'individuazione, la registrazione e l'esame della natura e dell'ampiezza di questo scambio, Locard osservò che era possibile ipotizzare particolari comportamenti (della vittima e dell'assassino) avvenuti durante l'omicidio. Gli scienziati forensi moderni (medici, biologi, chimici, ingegneri, psicologi ecc. che effettuano ricerche i cui risultati possono essere utili nell'ambito delle investigazioni criminali) hanno poi affinato le tecniche di individuazione di eventuali "scambi" e sono sempre più spesso in grado di ipotizzare le azioni che li hanno generati, e quindi i possibili colpevoli. Sul corpo della vittima rimangono sovente delle tracce che possono inchiodare l'assassino alle sue responsabilità. Peli e brandelli di pelle, tracce ematiche, liquidi biologici, fibre, impronte latenti rappresentano una sorta di "firma" non voluta lasciata dall'assassino sul corpo della vittima che, anche da morta, può in tal senso contribuire a smascherare il colpevole.

Il corpo prezioso
Ma non sempre per gli assassini il corpo è qualcosa di scomodo, da cui fuggire. Per molti serial killer sessuali il corpo è invece qualcosa di prezioso. Lo psicopatico a volte dopo l'omicidio indugia con esso, cerca in esso la conferma del possesso. Le operazioni sul corpo (anche post-mortem) rappresentano spesso il culmine della fase di eccitazione provata dal killer, il momento in cui il killer trionfa, domina, denigra un altro essere umano, il momento culmine in cui sono raggiunti gli obiettivi che il criminale si prefiggeva al momento di commettere il crimine: potere, dominio, orgasmo, soddisfazione, rilassamento dalla tensione, denigrazione dei suoi simili, vendetta. È forse anche il momento, l'unico, in cui questi soggetti possono guardare in faccia i propri demoni senza paura. Dopo l'omicidio la fase di eccitazione svanisce molto presto infatti, facendo scivolare il killer in una nuova fase depressiva. Per ritardare questo momento e preservare la fantasia, quasi tutti i killer sono soliti prendere degli oggetti, cui attribuiscono valore totemico, che serviranno a prolungare il loro sentimento di potere e trionfo. Per tale motivo alcuni killer con movente sessuale rubano oggetti appartenenti alle vittime o oggetti che si trovavano sulla scena del crimine.

Per lo stesso motivo, in alcuni casi il killer preferisce asportare una parte del corpo della vittima e portarlo via con sé, in modo da preservare quanto più possibile il senso di trionfo. In questa fase la vittima è trasformata da creatura simbolica a simbolico trofeo, un trofeo che l'omicida spera possa trasmettergli per lungo tempo quel senso di potere e trionfo provato al momento dell'omicidio. Alcuni serial killer addirittura assistono alla scoperta del corpo della loro vittima confondendosi tra i curiosi per prolungare il loro rapporto con la vittima e con l'azione omicida stessa.

Il cadavere come messaggio per i vivi
Alcuni serial killer sessuali lasciano la vittima sul luogo del delitto senza preoccuparsi di rimuoverla, altri la prelevano e la abbandonano in un luogo diverso, altri la nascondono, altri ancora la espongono dove sarà facilmente ritrovata. Per alcuni il processo fantastico che muove l'azione criminale comprende anche questa fase, e dunque ci si trova di fronte a corpi ricomposti in pose bizzarre, degradanti, insolite, con una scena del crimine altamente eroticizzata. Tale azione serve all'assassino per regalarsi ulteriori fantasie anche quando la vittima non è più in grado, dibattendosi o implorando, di riconoscere la supremazia del killer, del suo frustrato carnefice. Anche negli omicidi di mafia il corpo della vittima assume valenza comunicativa, un monito per i vivi che possono leggere, attraverso quel cadavere, la potenza dell'organizzazione criminale e l'esito di ogni tentativo di ribellione. Il corpo diviene allora una locandina di terrore, un media di complesse simbologie e rituali. Nella sua bocca potranno essere inseriti dei sassi che indicheranno così la sua "soffiata" alla Polizia o il suo pene reciso che indicherà una relazione sessuale con una donna "proibita" (magari la donna di un altro mafioso), i soldi disseminati intorno ad esso segnaleranno un tentativo di frode ai danni dell'organizzazione, mentre la distruzione della faccia (con un colpo di lupara ravvicinata) raffigurerà un tentativo di opporsi al potere del boss.

Il corpo della vittima e il criminologo
Le informazioni fornite dal rapporto anatomo-patologico (tecnica di uccisione, tipo di arma usata, segni di contenzione e legature eccetera) offrono degli elementi importanti al criminologo per stabilire la dinamica (nell'autore e nella vittima) ipotizzabile durante l'azione criminale. Importante è ad esempio la natura e localizzazione delle lesioni che "raccontano" la fase esecutiva dell'omicidio. Alcune informazioni sulle lesioni che hanno provocato la morte della vittima possono suggerire ipotesi sul comportamento e sulla personalità dell'aggressore. Assai importanti sono anche i segni di difesa riscontrati sul cadavere, che vanno distinti da quelli che hanno provocato la morte. I segni di difesa sono indicati prevalentemente da segni di lotta (es. brandelli di cute sotto le unghie, ematomi, abrasioni, vestiti strappati) oppure da ferite da difesa. Lo studio di questo tipo di segni fornisce informazioni sul comportamento dell'aggressore, che ha evidentemente deciso di portare a termine l'atto anche di fronte alla "complicazione" di una vittima attiva che cerca di opporsi. Le ferite da difesa possono ad esempio indicare che l'azione è reiterata, che è presumibile un'assenza di compassione, che il livello di aggressività non diminuisce durante l'azione. La localizzazione delle ferite da difesa può anche suggerirci il tipo di comportamento emotivo della vittima. I segni di lotta possono infatti segnalare un'attività da parte della vittima che può andare da un minimo di reattività fino ad un atteggiamento "precipitante" (potrebbe aver aggredito l'omicida provocandone o incrementandone la violenza). Il corpo rappresenta insomma per il criminologo una traccia su cui leggere un evento delittuoso passato.

Riferimenti bibliografici

Bevel, T., Crime Scene Reconstruction, "Journal of Forensic Identification", Vol. 41, No. 4, 1991, pp. 248-54.

Department Of Justice, Office Of Justice Programs, National Institute Of Justice, Technical Working Group On Crime Scene Investigation Crime Scene Investigation: A Guide For Law Enforcement: Research Report, January 2000

Geberth, V., Practical Homicide Investigation, Elsevier: NY, 1983.

Gross, H., Criminal Investigation, (London: Sweet & Maxwell Ltd., 1924)

Lee, H.C., Crime Scene Investigation, Central Police University Press: Taiwan, 1994.

Articolo tratto da: Golem - L'indispensabile


 
MOTORE DI RICERCA

AREA UTENTI
Di cosa soffriamo
Orientamenti
Scegliere lo psicoterapeuta
Diritti e doveri
Indirizzi utili
 

RUBRICHE
Chiedi all'esperto
Approfondimenti
Studi e ricerche
Spazio editoriale aperto
Cronaca ragionata
Interviste
Psicologia e arte
News
Recensioni
Dall'Europa e dal mondo
 

SCIENZE UMANE

SALUTE

VARIE

REGISTRO

LINK

FORUM

MOTORI DI RICERCA

Credit | Note legali | La tua privacy | Contattaci Copyright © 2003-2019 Psicoterapia.it - Tutti i diritti riservati